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La perla della Malesia, aggressiva tigre asiatica

Georgetown, il nucleo storico di Penang, vanta la più intatta Chinatown del Sud-est asiatico
/ 10/06/2024
Marco Moretti, testo e foto

Per secoli è stato il luogo dei pirati dello stretto di Malacca narrati da Emilio Salgari. Oggi è la Silicon Valley del Sud-est asiatico leader nella produzione di semiconduttori con decine di industrie hi-tech. Ma Penang Island è soprattutto il luogo dove la Cina è andata a letto con la Malesia generando la cultura Peranakan, figlia dei mercanti cinesi che nel Settecento e Ottocento sposarono donne malesi in un sincretismo affettivo e commerciale tra le due civiltà.

Più che a Malacca e a Singapore, i frutti di questo sodalizio sono evidenti a Georgetown, il nucleo storico di Penang, che vanta la più intatta Chinatown del Sud-est asiatico percorsa da colorati risciò e le dimore dei più ricchi mercanti d’Oriente, a testimonianza dell’apogeo Peranakan. Preziose ed eclettiche architetture che vanno a nozze con quelle neoclassiche dell’ex capitale della Malesia britannica.

Georgetown fu fondata nel 1786 dalla Compagnia delle Indie Orientali e di quell’epoca conserva le vestigia, in un puzzle urbanistico con le casette cinesi che si mescolano agli edifici neo-palladiani e ai grattacieli del boom economico. Perché Penang non dà spazio al languido folclorismo. Qui la povertà non dà spettacolo. L’esotismo si coniuga con standard di vita e servizi da primo mondo. È la perla della Malesia, aggressiva tigre asiatica. Destinazione di prim’ordine, è al quarto posto tra i luoghi da vedere al mondo in una classifica di Lonely Planet, nonché patrimonio Unesco.

Chinatown presenta tre diverse realtà. Le vie bordate di antichi edifici, animate da golosi night market che invadono le strade di colori, odori e sapori, e percorse da risciò che trasportano i turisti cinesi in un’operazione nostalgia alla ricerca di radici introvabili in Cina. Come Lebuh Acheh con sedi e templi taoisti dei più importanti clan che formarono la città; e Lebuh Armenian che, punteggiata da boutique, caffè, ristoranti e musicisti di strada, si affolla la sera.

Qui si trovano i più famosi murales dell’artista lituano Ernest Zacharevic, dipinti una decina di anni fa ispirandosi alla vita di strada di Georgetown. I suoi murales colorano anche i jetty, cioè i sei villaggi su palafitte abitate dalla popolazione meno abbiente: sono diventati un’attrazione, soprattutto il centrale Chew Jetty, annunciato da una pagoda, che prima del tramonto si trasforma in un mercato.

Le ricche dimore

Poi ci sono le dimore di due ricchissimi mercanti cantonesi aperte al pubblico. La Peranakan Mansion, edificio eclettico strabordante di arredi, era la magione di Chung Keng Kwee (1821-1901), magnate, politico e filantropo arricchitosi grazie alle innovazioni minerarie che introdusse per lo sfruttamento dei giacimenti di stagno nella regione del Perak. Chung Keng Kwee prevalse nelle dispute tra i vari clan e divenne molto popolare a Georgetown con opere e donazioni per l’istruzione e a sostegno degli indigenti.

La Blue Mansion fu invece costruita nel 1880 da Cheong Fatt Tze (1840-1916), il mercante cinese più ricco della Malesia. Nato in una famiglia povera del Guangdong (Cina), migrò in Sud-est asiatico in cerca di fortuna. Aprì un negozio a Batavia (l’attuale Giacarta) e da lì sviluppò un proficuo commercio di tè, caffè e gomma tra Indie Olandesi (Indonesia) e Impero Britannico che lo trasformò nel mercante di maggiore successo. Soprannominato il Rockfeller asiatico, accumulò una fortuna che, in valuta attuale, ammonterebbe a molti miliardi di dollari. Oltre che mercante e imprenditore, Cheong Fatt Tze fu politico, diplomatico e Console cinese nella Singapore britannica. La Blue Mansion, in parte trasformata in albergo, fu il set del film Indochine del regista Régis Wargnier interpretato da Catherine Deneuve, premio Oscar 1993.

La Blue Mansion è vicina al distretto coloniale. Sul Waterfront ci sono i resti di Fort Cornwallis, dove nel 1786 sbarcò il capitano Francis Light: sono la prima testimonianza britannica in Malesia. Nei pressi si erge la Victoria Clock Tower, fatta costruire in stile moresco nel 1897 da Cheah Chen Eok, un altro ricco mercante cinese, per il giubileo di diamante della regina inglese. Di fronte al Fort è lo State Assembly Building. Tra mare e verde pubblico troneggiano i monumentali Town Hall e City Hall. Lebuh Light è dominata dalla Corte Suprema. E più avanti Saint George è la più antica (1818) chiesa anglicana del Sudest Asiatico. Poco oltre ci sono la Cattedrale cattolica dell’Assunzione. E l’Eastern & Oriental Hotel, costruito nel 1884 dai fratelli armeni Sarkies che più tardi edificarono il Raffles a Singapore e lo Strand a Rangoon: i tre grand’hotel d’Oriente. In 140 anni l’E&O è stato frequentato da scrittori, attori e teste coronate: da re Carlo III a Rudyard Kipling, Hermann Hesse e Charlie Chaplin. Il piano terra della parte storica con arredi originali è aperto ai visitatori come se fosse un museo.

Al dominio britannico si deve il caleidoscopio etnico di Penang. Un tollerante melting pot di cinesi, malesi e indiani. Di taoisti, musulmani, indù e cristiani: dalle pagode di Chinatown alla Masjid Kapitan Keling, dalle chiese coloniali allo Sri Mariamman Temple in stile Tamil con una variopinta torre votiva. La sera è il momento migliore per passeggiare a Little India – concentrata nelle vie attorno a Lebuh Pasar, dove si scopre la cultura indù tra santuari, profumo di curry, sari, sete, musica e film di Bollywood.

Penang Island è anche natura

Con i bus urbani si possono raggiungere Penang Hill e il Penang National Park. La prima ospita i Botanical Gardens, 30 ettari con cascate, aiuole che spaziano dagli ambienti tropicali ai desertici e serre per orchidee, palmizi e bromelie. Vicino al Penang National Park, a mezz’ora da Georgetown, c’è Entopia, una grande voliera con 200 specie floreali tra cui volano 15mila farfalle di 50 varietà.

Il parco è una macchia di foresta pluviale popolata da 150 specie di uccelli, percorsa da sentieri e costeggiata da spiagge. Come la bianca Kerachut Beach formata da frammenti di quarzo su cui si vedono tracce di tartarughe, varani e lontre. Alle sue spalle c’è un lago meromittico: con circolazione solo superficiale. La si raggiunge in barca dall’ingresso del parco passando davanti a Crocodile Rock, scoglio a forma di rettile utile nell’antichità ai pirati per individuare l’isola.