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Nuova luce per il Battistero di Riva San Vitale

USI e SUPSI hanno compiuto un importante lavoro di restauro dei dipinti murali dell’edificio
/ 23/01/2023
Loris Fedele

L’Università della Svizzera italiana (USI), con la sua Accademia di architettura, e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), con il suo Dipartimento ambiente costruzioni e design, hanno contribuito a valorizzare e restituire nella sua interezza alla visione degli esperti e del grande pubblico quel piccolo gioiello che è il Battistero di Riva San Vitale.

Siamo in presenza del più antico monumento cristiano ancora eretto e conservato in Svizzera, che risale probabilmente al V secolo. Un edificio a pianta ottagonale iscritta in un quadrato, costruito con pietra del luogo in blocchetti squadrati. Quello che vediamo oggi è il frutto di diversi restauri succedutisi nel tempo, con rappezzi vari e interventi di modifica. Ma dell’originale resta ancora molto. Alcune tracce rimaste sul suolo fanno pensare che l’edificio potesse essere all’origine circondato da un deambulatorio. Entrando all’interno si nota subito, al centro, una enorme vasca circolare di pietra, ricavata da un solo blocco, di quasi due metri di diametro. È il fonte battesimale medioevale, posato dopo il decimo secolo, quando si decise di abbandonare la pratica del battesimo per immersione scegliendo altre forme. Proprio qui si rende evidente la ricchezza degli strati storici di questo battistero. Perché sotto il manufatto medioevale è ancora presente, e ben conservato, il fonte battesimale d’origine scavato nella pavimentazione, risalente al V o VI secolo. Di forma ottagonale, profondo circa 60 cm, vi si accedeva per due gradini. I battezzandi entravano dalla porta nord dell’edificio, indossando la rituale tunica bianca, e si immergevano nella vasca che aveva anche una nicchia, un lato dove il battezzando si poteva avvicinare di più, permettendo così al vescovo, che presumibilmente stava all’asciutto, di completare il rito del battesimo per immersione. Poi uscivano come persone nuove dal lato meridionale del battistero e, rivestiti i panni usuali che avevano lasciato nel deambulatorio, potevano finalmente entrare in chiesa. Quest’ultima doveva trovarsi dove c’è la chiesa attuale, che è della metà del 1700.

Come detto, l’edificio del battistero attuale porta i segni di vecchi interventi. Bisogna ricordare che attorno al 1920 l’edificio era ancora inglobato dentro altre costruzioni. A quell’epoca risalgono le prime indagini archeologiche: l’architetto Albert Naef, allora presidente della Commissione federale dei monumenti storici (CFMS), nel 1925 fece un’accurata pianta acquarellata del Battistero, nella quale appare anche il ritrovato pavimento formato da piastrelle di marmo, bianco e nero, disposte a rosette. Poi, negli anni Quaranta, si cominciò a demolire le costruzioni attorno e a intervenire sulle facciate del battistero.

La mostra dal titolo Il battistero di San Giovanni a Riva San Vitale. Storia e restauri passati e recenti che l’Accademia di architettura di Mendrisio ha presentato nei mesi scorsi (nella Sala del Torchio di Riva, un altro luogo da vedere) è stata l’occasione per valorizzare il lavoro fatto e illustrarlo al pubblico. L’ho visitata con uno dei curatori, l’architetto Marco di Nallo. A proposito del fonte battesimale mi ha ricordato la ricchezza del suo sistema idrico. La vasca aveva un sistema di scarico che serviva alla vuotatura della stessa. È stato ritrovato addirittura un rubinetto originale di piombo. Esistono due canali, uno in mattoni per la vuotatura e uno che serviva a raccogliere l’acqua che durante l’immersione dei catecumeni poteva debordare dalla vasca. È probabile che l’acqua per il rito fosse caricata con dei secchi che attingevano al vicino pozzo, che è ancora presente. Un altro aspetto interessante è quello della copertura del battistero, con la sovrapposizione di tutte le sezioni esistenti, dei lavori di restauro degli anni Cinquanta (documentati in un diario di cantiere dall’architetto Guido Borella) e con i rilievi effettuati dagli studenti. Ogni elemento confluirà, arricchito da altri contributi scientifici, in un libro di prossima pubblicazione. Ma non c’è solo l’USI. Da un paio d’anni gli allievi del Corso di laurea in conservazione e restauro della SUPSI stanno materialmente operando sulle preziosissime pitture murali che si trovano all’interno del battistero di San Giovanni. L’architetto Giacinta Jean, responsabile del sunnominato corso, ci racconta il lavoro fatto dagli studenti insieme con le assistenti Giulia Russo e Francesca Reichlin. «Dal punto di vista tecnico è uno dei cantieri più complessi che abbiamo affrontato. Perché le pitture sono molto delicate e la pellicola che le ricopre è molto tenace e difficile da eliminare. Vi potete immaginare la difficoltà di rimuovere uno strato duro da qualcosa che invece è morbido».

Nel battistero di Riva San Vitale, nelle nicchie, vi sono affreschi romanici del secolo XII: rappresentano la Natività di Cristo, l’Assunzione, il Giudizio universale, il Cristo giudice e i simboli degli evangelisti. Nell’abside una crocifissione, presumibilmente del X-XI secolo. Tutti sono arrivati a noi relativamente ben conservati. «Delle pitture romaniche solitamente possiamo vedere solo pochi frammenti», annota la professoressa Jean, «invece a Riva San Vitale abbiamo un tessuto pittorico ancora esteso e ben riconoscibile, che però ha dei problemi: quelli di conservazione, perché l’intonaco è staccato dal supporto e la pellicola pittorica tende a cadere; poi quelli di visibilità, perché le superfici sono attualmente ricoperte da un velo bianco. Dove siamo riusciti a levare queste patine e queste croste abbiamo recuperato le pitture originali, di un colore brillante, molto belle». I risultati sono evidenti.

Anche con l’antichissima Crocifissione, nell’abside, sulla quale si è intervenuti con tecniche sofisticatissime, compreso il laser, si è riusciti a non danneggiare lo strato sottostante e a restituirci un Cristo in croce, che appare raffigurato sorprendentemente con gli occhi aperti. In tutte le operazioni sul battistero si è deciso di mantenere l’intervento di restauro del pittore Mario Rossi, che è degli anni Cinquanta del secolo scorso, operando soprattutto in modo conservativo. Ma negli anni le pitture di Rossi si sono alterate. Ora si cerca di recuperare le cromìe originali. Dove le pitture e l’intervento di Rossi sono stabili ci si limita a pulire. Ma alcune sue stuccature devono essere rimosse. Non si rimuoverà tutto quanto. Prima di intervenire sui fenomeni di degrado è fondamentale capirne le cause. Sulle tecniche di restauro, sulle scelte dei prodotti consolidanti da usare, legati alle loro proprietà e alla risposta che si sta cercando, siamo stati inondati di informazioni. Così come dei test effettuati in laboratorio e sul campo: quando per esempio ci si imbatte in una malta che si decompone, e quindi non è più coesa.

Potremmo parlarne a lungo, il lavoro del restauratore anche agli occhi del profano appare affascinante e l’entusiasmo di chi opera è contagioso.