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La politica della motosega

/ 27/11/2023
Carlo Silini

Forse siamo troppo svizzeri per capire come sia possibile che un Paese metta deliberatamente alla guida delle proprie sorti un tizio che fino all’altro ieri nei comizi brandiva una motosega, oggetto che nel nostro immaginario – a parte l’uso ortodosso dei boscaioli – assurge a simbolo della brutalità sanguinolenta di certi film cult dell’orrore, tipo Non aprite quella porta.

Eppure, qualche giorno fa, gli argentini – che al mondo hanno regalato anche la verve bonaria e parrocchiale di Papa Francesco e l’educatissimo genio balistico di Lionel Messi – la porta l’hanno addirittura spalancata a Javier Gerardo Milei, l’anarcocapitalista eletto dal 55,69% dei votanti che promette la dollarizzazione dell’economia, la chiusura (anzi «l’incendio» parafrasando Milei stesso) della Banca centrale e la privatizzazione della scuola e della sanità.

Non è certo la voglia di un cambiamento radicale da parte dell’elettorato a stupirci. L’Argentina è stata per buona parte del secolo scorso uno dei Paesi più ricchi del mondo ma, complici i fallimenti di un peronismo retrogrado, è sprofondata dentro una crisi sempre più cupa. Alla vigilia del voto per le presidenziali, l’inflazione era al 142% e, stando alle agenzie di rating, il debito pubblico era valutato CCC, in pratica disastroso. Detto più chiaramente, secondo gli economisti oltre il 40% degli argentini oggi vive al di sotto della soglia di povertà e chi può (giovani e classi medie) prende baracca e burattini e cerca fortuna altrove. Un’America alla rovescia, insomma, se pensiamo che nei lontani anni in cui la fame la pativamo qui, nelle nostre valli, l’Argentina era stata una delle mete privilegiate per l’emigrazione dei ticinesi.

Non sappiamo se, una volta insediato al potere, Milei si sfilerà il mascherone caricaturale che ha esibito in campagna elettorale e si farà più cauto e pragmatico, come spesso accade quando si devono sbrogliare le matasse in prima persona e non si può più sparare a zero contro il Governo dai banchi dell’opposizione. Sarà anche «pazzo», come viene soprannominato, ma non è un nuovo Caligola che, secondo la leggenda, voleva nominare console il proprio cavallo. E sarebbe ingenuo identificarlo con l’immagine spiazzante che vuol dare di sé. Ignoriamo, infatti, se a prevalere sarà l’anima del «loco» (il pazzo, appunto) o quella del realista costretto a operare con prudenza, per esempio andandoci piano con uno smantellamento brusco degli aiuti sociali a una popolazione così malmessa.

Seguiremo lo sviluppo della situazione dal nostro più pacato osservatorio, che comunque non è privo di personaggi fuori dalle righe. Basti pensare, anche solo nel piccolo Ticino, alla figura carismatica e irriducibile agli schemi del politicamente corretto che fu Giuliano Bignasca, il leghista che, eletto al Consiglio nazionale si era presentato a Berna impugnando un piccone (correvano gli anni Novanta). Per certi uomini pubblici lo sberleffo e l’insulto sono potenti armi retoriche che si rivelano calamite di consenso. Non dimentichiamo che in Italia un comico come Beppe Grillo è riuscito a creare un movimento che in poco tempo avrebbe preso in mano il Governo, scendendo in piazza al grido rabbioso del «Vaffa…».

Insomma, in un qualche modo, quello di Milei è un profilo politico di successo piuttosto tipico dei brutti tempi che corrono. Come Trump, per esempio, assomma un ego smisurato alla capacità di bucare il video (i neo potenti vengono sempre più spesso dal mondo dello spettacolo o dei talk show). Ha una certa predisposizione al complottismo (ritiene il cambiamento climatico «un’invenzione del socialismo»), ma in quanto fondamentalmente anarchico (almeno fino a oggi) può in apparenza aderire a posizioni «progressiste» per ragioni tutte sue. Rispetto al tema dell’identità di genere che aveva scatenato l’indignazione e il disprezzo del «vicino di casa» brasiliano, l’ex presidente Bolsonaro, ad esempio, dice che «se vuoi identificarti come un giaguaro sei libero di farlo, purché tu non chieda soldi allo Stato e non imponga la tua visione a qualcun altro». Le sue idee possono sembrare ruvidamente chiare, ma non vuol dire che siano sempre coerenti. Complicato, per esempio, capire come possa dirsi favorevole al matrimonio civile per tutti ed essere nello stesso tempo contrario all’«ideologia gender», oppure battersi contro il globalismo pur presentandosi come smaccatamente liberista. Misteri a cui solo lui potrà rispondere, con o senza motosega.