Fino a che punto il coprifuoco è un concetto attuale nei nuclei famigliari contemporanei? Un tempo, per gli adolescenti era il muro invalicabile eretto dai genitori per separare il lecito dall’illecito. Andavi al compleanno dell’amico/a ma dovevi tassativamente rientrare a casa entro le 22 (famiglie severe), le 23 (aperte), 24 e oltre (permissive, con sfumature di sciaguratezza e giudizi morali feroci delle altre famiglie). Anche sul regime orario televisivo si misuravano i tassi di libertà reale: fino al TG delle 20 in settimana e film di prima serata il sabato. Poi si spegneva tutto e buonanotte, fine delle discussioni.
Su cosa possono concentrarsi oggi le restrizioni, se la televisione la maggior parte dei ragazzi la segue distrattamente perché ha qualcosa di meglio da vedere (dal suo punto di vista) sul telefonino? Sul telefonino, ovviamente. Alcune famiglie impongono di lasciarlo sul tavolo quando si mangia, come le pistole all’entrata dei saloon nei western di venerata memoria.
Ora che la scuola è finita e inizia il selvaggio mondo di mezzo del tempo libero obbligatorio fino a settembre, in molte famiglie scoppieranno battaglie epocali, generazione contro generazione, per dare un argine all’uso sconsiderato di smartphone, PC e affini.
Hai voglia di portarli in piscina o di organizzare merende tra giochi in giardino: l’estate 2026 rischia di diventare un gigantesco esperimento sociologico con un dilemma irrisolvibile per gli adulti di casa: cosa fanno gli adolescenti quando non scrollano, cliccano, condividono, postano? Cosa puoi proporre al loro posto? E cosa puoi davvero limitare?
Di fronte allo sgomento delle economie domestiche, lo Stato prova a metterci una pezza e qualche regola. Una su tutte: niente social. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato il divieto dei social media per i giovani fino a 16 anni. Anche nel resto del mondo, Svizzera e Ticino compresi, se ne discute, con proposte di modelli più o meno radicali. Quello australiano è il più netto: accesso precluso sotto i 16 anni di età, piattaforme social obbligate a impedirlo e a cancellare gli account fuorilegge, con sanzioni fino a 50 milioni di dollari per i trasgressori. Altri innalzano la soglia ai 18 anni o la abbassano a 15. C’è chi studia limitazioni tecniche allo scroll infinito o a certi contenuti (Regno Unito), chi vincola l’uso al consenso dei genitori (Germania) e chi prevede che l’account di un minore sia collegato a un tutore legale (Brasile), mentre la Cina studia blocchi per fasce orarie: rieccolo il vecchio coprifuoco.
Ognuno cerca la toppa a un buco che, però, non si è creato da solo. Negli ultimi dieci anni abbiamo costruito un mondo dove il «tempo libero» corrisponde a quello riempito da uno schermo che ti intrattiene anche, e soprattutto, quando non glielo chiedi. Siamo stati noi adulti a regalare questo mondo «incantato» agli adolescenti e, infatti, i primi dipendenti dal telefonino sono spesso i loro genitori, sempre attaccati all’ultimo reel e distratti dal cinguettio ininterrotto di notifiche inutili. E poi predicano digiuni digitali.