Una visione condivisa per la gestione del denaro

by azione azione
10 Giugno 2026

L’Associazione Comunità Familiare ha proposto una serata informativa online intitolata "Dall’io al noi" sulla gestione dei soldi in coppia e in famiglia, una questione che mette a nudo i nostri valori, le nostre paure, le nostre priorità

Premi di cassa malati di nuovo proiettati al rialzo, affitti elevati, costo della vita in aumento, salari che non crescono. L’equilibrio di un nucleo familiare non si regge solo sulla solidità degli affetti. Ma come includere nel discorso l’altro elemento determinante: i soldi? Il tema (nessuno si senta escluso) è stato recentemente al centro di un incontro gratuito online su Zoom intitolato Famiglia e denaro – Dall’io al noi. A idearlo e condurlo, Marzia Fabbrini, mediatrice familiare del Consultorio dell’Associazione Comunità Familiare, a lei abbiamo chiesto qual è la sfida psicologica principale per un single che deve iniziare a ragionare in termini di budget condiviso con il partner. «Già solo dover intavolare quello che è il tema del denaro e della sua gestione in coppia e in famiglia può rappresentare una sfida. Non si parla solo di budget o di numeri o di come io spendo i soldi, si racconta anche qualcosa di noi: i nostri valori, le nostre paure, le nostre priorità. Passare dall’io al noi significa condividere una parte di tutto ciò, mettendole però sotto il cappello che attiene alla gestione denaro».

Non se ne parla insomma a sufficienza… «Non è proprio una cosa semplice – continua Marzia Fabbrini – perché ci si espone, in un certo qual modo, e poi richiede tempo e capacità anche di confronto. Non bisogna infatti pensare che si parla di denaro una volta ed è fatta. È qualcosa che va costruito insieme, una scelta condivisa». Come si conciliano le diverse abitudini di spesa dei partner per evitare proprio che il budget diventi un terreno di scontro? «Esistono tante soluzioni – come ho evidenziato durante il corso – e va evidenziato che ogni persona è diversa. La sfida è trovare una visione condivisa che si fondi sulla volontà reciproca di gestire il denaro e far funzionare le cose. In questo contesto è importante collaborare ad un punto di incontro. Ma se non si parla, se non ci poniamo le domande e non si esprime quello che si vuole e quali sono le proprie aspettative, diventa difficile. Il silenzio contiene insidie. Può portare ad accumulare tensioni, a non essere allineati sugli obiettivi».

Qualche consiglio pratico? «Fare domande sul proprio legame con il denaro per riuscire a capire i progetti di ognuno. Ad esempio può essere proposta una riunione di famiglia, una cena. Può avvenire anche attraverso un gioco. Penso al Monopoli o a un gioco con le carte chiamato “Ciao Cash” che sensibilizza sulla gestione del denaro e su eventi imprevisti. Ciò è molto utile anche con i bambini per familiarizzare con questo tema. Il denaro veicola valori, aspettative, emozioni e può portare anche a conflitti. Ritengo che il budget familiare – con la somma delle entrate e delle uscite – rappresenti uno strumento molto pratico, utile, di consapevolezza, sia per intavolare il discorso sia per creare una progettualità di coppia, con l’obiettivo di costruire insieme scelte condivise per una gestione più consapevole delle proprie finanze».

I soldi dovrebbero diventare un argomento di discussione in una coppia, come lo è decidere quando dare il telefonino ai figli

Il denaro è anche una forma di potere… «Esatto, non a caso si parla di potere di acquisto. Durante il webinar Dall’io al noi ho evidenziato l’importanza di prendersi il tempo di conoscersi senza giudizio, esplorando i propri reciproci valori e chiedendosi, ad esempio, “qual è stata la mia prima esperienza col denaro?”. Un aiuto per scoprire tante cose. Magari in questo momento abbiamo più uscite che entrate, come vogliamo fare? Resta il fatto che occorre capire che bisogna decidere insieme e dirsi “Noi siamo come una squadra”, come, appunto, non io, bensì noi».

«L’idea è di riproporre il webinar della collega su famiglia e denaro il prossimo autunno, magari andando ad approfondire alcuni aspetti» – dichiara dal canto suo Federica Invernizzi Gamba, direttrice del Consultorio dell’Associazione Comunità Familiare. Che aggiunge: «Noi ci occupiamo di famiglie e, nell’ambito della mediazione familiare, di famiglie che si separano, e vediamo come sia difficile chinarsi su aspetti educativi o sul progetto dei figli se mancano le risorse per i bisogni primari. Spesso ci confrontiamo con coppie dove uno dei due non ha la più pallida idea delle risorse della famiglia o dove solo uno ha sempre gestito tutto. Oppure c’è una gestione “allegra”, dove si spende più di quanto si guadagna, spesso perché non ci si è mai veramente confrontati su questi aspetti all’inizio del progetto familiare, ciò che rischia di diventare motivo di ulteriore conflitto. C’è anche il tema del potere: se la gestione dei soldi è in mano a uno solo, l’altro si trova in una posizione di inferiorità. Per questo motivo ci impegniamo soprattutto a livello di prevenzione. Il mandato dei Consultori è offrire consulenza alle coppie: se le persone cominciassero a parlare di denaro quando iniziano una relazione, avendo una gestione consapevole e condivisa, ciò fungerebbe da prevenzione».

Il denaro è la principale causa delle separazioni? «Non so se sia proprio la causa primaria, ma è uno degli elementi che porta ai conflitti. Magari uno guadagna 8 e l’altro 3, e quello che guadagna di più propone di fare metà ciascuno per ogni spesa. L’altro si chiede come sia possibile pagare per esempio le imposte in parti uguali con redditi così diversi. È un punto delicato. Oppure capita che uno non lavori e debba sottostare a quanto l’altro decide di dargli per l’economia familiare. Ognuno si porta dietro la propria storia familiare rispetto ai soldi. L’idea è proprio quella di capire come muoversi dal momento in cui si diventa una nuova unità. I soldi devono diventare un argomento di discussione, come lo è decidere quando dare il telefonino ai figli, quale scuola scegliere o se andare in vacanza al mare o in montagna. Bisogna chiedersi: abbiamo un conto unico? Due conti? Come suddividiamo le spese? È importante confrontarsi su questo. Ci sono spese essenziali come l’affitto o la cassa malati, ma poi ci sono gli extra, e anche su questo non si ha per forza la stessa opinione. Per esempio, per un fumatore le sigarette sono considerate essenziali, non un extra. Il denaro ha un significato profondo, porta con sé valori economici ma anche affettività».

La disparità di salari all’interno della coppia appare un tema centrale. «Può esserci chi guadagna e chi no, chi vuole tenere il controllo dei soldi o chi guadagna cifre diverse e deve capire come condividere le spese. Oppure c’è chi è molto “formichina” e vuole una gestione oculata, contrapposto a chi ha una relazione diversa con il denaro e preferisce vivere il momento finché ce n’è. Saper risparmiare è una grande virtù che forse si è un po’ persa. Capita che, a volte, quando le coppie vengono da noi e facciamo il calcolo insieme del reddito e del fabbisogno della famiglia, sgranano gli occhi perché non si erano resi conto di quanto spendessero realmente per l’auto, le rate o il telefonino nuovo. Mettere un piano nero su bianco aiuta a ordinare i pensieri e a fare scelte più consapevoli, evitando i “non detti” che a lungo andare diventano fonte di divergenza».