La Svizzera da 10 milioni spacca il Paese

by azione azione
3 Giugno 2026

Il 14 giugno si decide sull’iniziativa che mette in gioco demografia, mercato del lavoro e rapporti con Bruxelles

Occorre frenare la crescita demografica del nostro Paese? A chiederlo è l’iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)», al voto il 14 giugno, che vuole ridurre l’immigrazione per limitare l’aumento della popolazione «garantendo la qualità di vita». Per i fautori le conseguenze socio-economiche, finanziarie e ambientali del sovraffollamento sono visibili. Se l’iniziativa fosse accolta, le prime misure potrebbero scattare già tra alcuni anni. Gli oppositori – tra i quali Consiglio federale e Parlamento – ritengono l’iniziativa dannosa per l’economia, il benessere e la sicurezza interna. Temono anche l’aggravamento della penuria di manodopera, il deterioramento delle relazioni con l’Ue e il rischio di ripercussioni sugli accordi bilaterali, a partire da quello sulla libera circolazione delle persone.

Favorevoli e contrari hanno speso 15,5 milioni di franchi 

Chi la spunterà? I pronostici sono molto serrati, seppur con un leggero vantaggio per l’iniziativa. In quello che viene considerato il tema in votazione più importante e sentito della legislatura, sostenitori e oppositori hanno investito ben 15,5 milioni di franchi (a favore del sì, l’UDC ne ha messi sul piatto 6,4, mentre i difensori del no, con Economiesuisse in testa, ne hanno sborsati 9). Per il Controllo federale delle finanze si tratta di un primato da quando partiti e comitati sono obbligati, dall’ottobre 2022, a dichiarare i finanziamenti delle loro campagne se superano i 50’000 franchi.

L’iniziativa in votazione vuole limitare a 10 milioni, entro il 2050, la popolazione residente permanente in Svizzera. Dall’inizio del secolo scorso è aumentata costantemente, salendo da 3,3 a 9,1 milioni alla fine del 2025. Dopo l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, il 1° giugno 2002, la popolazione è cresciuta di circa 1,7 milioni di abitanti. L’80% di questo aumento è dovuto all’immigrazione, in particolare dagli Stati dell’Ue/AELS. Gli autori dell’iniziativa vogliono modificare l’articolo 73 della Costituzione sullo sviluppo sostenibile della popolazione, convinti che una limitazione dell’immigrazione permetterebbe di salvaguardare le risorse naturali.

Ma che cosa prevede questo progetto? Nel caso in cui, prima del 2050, la popolazione superasse i 9,5 milioni, Governo e Parlamento dovranno intervenire, in particolare nei settori dell’asilo e del ricongiungimento familiare. Inoltre le persone ammesse a titolo provvisorio non potranno più ottenere un permesso di dimora o di domicilio, né usufruire di altri diritti di permanenza. Non avranno la possibilità di acquisire la cittadinanza svizzera. Se tutte queste misure non dovessero bastare, Berna dovrebbe disdire i trattati internazionali ed eventualmente rinegoziarli. Tra questi figurano l’Accordo con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone (che dovrebbe essere denunciato dopo due anni dal primo superamento del limite di 10 milioni), la Convenzione europea sui diritti dell’uomo o quella di Ginevra sui rifugiati.

Per i sostenitori dell’iniziativa (l’UDC con l’appoggio dell’Unione democratica federale, della Lega dei Ticinesi, del Mouvement Citoyens Genevois e del movimento anti-Ue Pro Svizzera) l’«immigrazione incontrollata è la fonte di numerosi mali: infrastrutture e sistema sanitario al limite, traffico congestionato, carenza di alloggi, affitti più elevati, crescita dei costi e perdita di spazi verdi. La qualità di vita scende, ma il suo costo aumenta. La stragrande maggioranza della popolazione non trae alcun beneficio dall’immigrazione». L’UDC ricorda che la saracinesca non verrà del tutto abbassata: fino al 2050 potranno ancora arrivare 40 mila persone all’anno.

Gli autori del testo mirano in particolare a denunciare l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea, dopo che nel 2008 si era registrato un picco demografico (circa un terzo degli stranieri stabilitisi in Svizzera in quegli anni proveniva dagli Stati Ue/AELS). È la terza volta che l’UDC cerca di minare questo accordo. Sebbene la sua iniziativa «Contro l’immigrazione di massa» fosse stata accolta nel 2014 dal 50,3% dei votanti, la sua applicazione era però stata edulcorata dalle Camere per non compromettere gli accordi bilaterali. «Oggi non ci troveremmo in queste condizioni se l’iniziativa fosse stata attuata correttamente», ha dichiarato la consigliera nazionale Céline Amaudruz (UDC/GE). La seconda iniziativa UDC «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)», che chiedeva senza mezzi termini di affossare l’Accordo sulla libera circolazione, venne respinta nel 2020 dal 61,7% dei votanti.

Senza medici e infermieri?

Contro questo terzo tentativo dell’UDC si sono schierati il Governo, la maggioranza parlamentare e dei partiti, le organizzazioni economiche e i sindacati. Senza immigrazione sufficiente – sottolineano Cantoni, Città e Comuni – alla Svizzera, entro il 2035, potrebbero mancare svariate centinaia di migliaia di lavoratori giovani a tempo pieno, visto che anche in futuro le imprese svizzere e le strutture pubbliche come ospedali e case di cura dipenderanno dalla manodopera straniera. Senza una libera immigrazione resteremo dunque senza medici e infermieri? Il consigliere degli Stati Marco Chiesa (UDC/TI) osserva che «il 40% dei nostri medici e un terzo del personale sanitario non ha il passaporto svizzero. Eppure, la mancanza di personale peggiora. Ciò significa che il sistema attuale non funziona, nonostante un’immigrazione di 100 mila persone all’anno».

Riducendo l’immigrazione – sottolineano gli oppositori – meno persone parteciperebbero al finanziamento dell’AVS, quando l’invecchiamento della popolazione aumenta. Per il presidente della Conferenza dei governi cantonali, consigliere di Stato argoviese Markus Dieth, porre un limite fisso alla popolazione non risolverà i problemi del rincaro degli affitti, dell’affollamento dei trasporti pubblici e delle carceri o della cementificazione, ma ne introdurrà di nuovi. Secondo gli oppositori, le domande d’asilo aumenteranno: infatti, i richiedenti respinti dai Paesi dello spazio di Schengen/Dublino, se non ne facessimo più parte, potrebbero inoltrare una nuova domanda in Svizzera. I controlli alle frontiere dovrebbero essere intensificati e ci sarebbero ripercussioni per la sicurezza interna, rendendo più difficile la lotta alla criminalità e al terrorismo. In sostanza, l’iniziativa crea problemi e non fornisce soluzioni, affermano coloro che la respingono. Spetta ora al cittadino l’arduo compito di soppesare le affermazioni di favorevoli e contrari.