Ogni bambino che nasce è un atto di fiducia

by azione azione
10 Giugno 2026

Gentile signora,
sono una bisnonna di 82 anni e mi permetto di rivolgermi a lei per farmi consigliare quale risposta dovrei dare a una mia conoscente di 60 anni che ha un figlio e una figlia adulti. Più di una volta mi sono sentita dire che lei è ben contenta di non avere nipoti (credo l’abbia detto anche ai figli!) con questo mondo che sta andando in sfacelo. Io le ho risposto dandole la mia opinione: se il mondo sta andando a rotoli – per colpa dell’essere umano – non posso comunque accettare il suo profondo pessimismo, la sua negatività. Mi fa piacere che una delle mie nipoti abbia avuto quella piccola dose d’incoscienza (che secondo me c’è sempre voluta) e il coraggio (o la gioia?) di diventare mamma. È chiaro che il mondo sta vivendo una vera e propria rottura e nessuno sa cosa ci porterà. Ma deve essere questo un motivo per arrenderci e vedere con certezza un futuro assolutamente nero? Lei cose ne pensa? Grazie per la sua disponibilità, cordialmente, P.

Gentile P.,
la domanda che lei pone è importante perché riguarda non solo il futuro del mondo, ma anche il modo con cui lo guardiamo. Da un punto di vista psicologico, che è diverso dall’analisi politica, economica o sociale, nel nostro sguardo sul domani entra sempre una componente caratteriale e affettiva. Alcune persone tendono a percepire maggiormente i rischi e le minacce; altre riescono a riconoscere, accanto alle difficoltà, anche le possibilità di cambiamento e di crescita. Si tratta di differenti modi di elaborare l’incertezza. Quando attraversiamo periodi di trasformazione profonda, come quello che stiamo vivendo, è naturale sentirsi inquieti, tanto che le visioni negative sul futuro possono risultare, per così dire, contagiose. Freud, in un testo classico come Psicologia delle masse e analisi dell’Io, mostra come i sentimenti possano diffondersi e diventare condivisi. Ognuno trova conferma delle proprie emozioni in quelle degli altri. Il disagio personale può così trasformarsi in un sentire comune. Anche il pessimismo può assumere questa forma e da esperienza soggettiva diventare un clima emotivo collettivo, fino ad apparire come una verità evidente e indiscutibile. Ma il fatto che un’opinione sia largamente condivisa non significa che descriva la realtà nella sua interezza.

È vero che il nostro tempo presenta sfide considerevoli. I cambiamenti climatici, le guerre, le tensioni internazionali, l’avvento della Intelligenza artificiale suscitano interrogativi che nessuno può ignorare. Guardare al futuro con una certa fiducia non significa minimizzare questi problemi, ma credere che possano essere affrontati, e magari persino trasformati in opportunità.

La conoscenza del passato può aiutarci a collocare meglio il presente. Appartengo a una generazione che ha conosciuto le persecuzioni razziali, la guerra, la povertà del dopoguerra, la lunga e difficile ricostruzione, gli anni segnati dalla violenza politica. Nessuno di questi passaggi è stato semplice. Eppure non ricordo che fossero accompagnati da un sentimento così diffuso di impotenza e di sfiducia come quello che spesso percepiamo oggi. Forse perché allora le difficoltà erano evidenti, ma altrettanto evidente la necessità d’impegnarsi per superarle.

Il pessimismo è un sentimento e, come tutti i sentimenti, non può essere semplicemente smentito con argomenti razionali. Va ascoltato e compreso. Tuttavia è utile ricordare che rischia di indebolire la nostra capacità di agire, di partecipare, di prenderci cura del mondo che abitiamo. Quando il futuro viene immaginato soltanto come una minaccia, diventa difficile investire energie nella sua costruzione. Pertanto le suggerisco di rispondere all’amica dicendole che una cosa è vedere i problemi, un’altra dichiarare una resa preventiva.

Ogni bambino che nasce porta con sé qualcosa che non esisteva prima: una possibilità nuova, imprevedibile, irriducibile a ogni previsione. I nascituri non arrivano in un mondo già concluso ma contribuiscono a trasformarlo. In questo senso, ogni nascita rappresenta un atto di fiducia nella continuità della vita e nella capacità umana di rinnovarsi. È una fiducia che non elimina i problemi, ma che ci aiuta a non rinunciare in anticipo alle possibilità del futuro. Grazie per avermi permesso di condividere con i lettori una questione che tutti ci riguarda.