La Fondazione Marguerite Arp omaggia i lasciti di privati che hanno arricchito la sua collezione negli ultimi dieci anni
Che Jean Arp e Marguerite Hagenbach siano stati una coppia molto generosa lo dimostrano le tante occasioni in cui hanno donato con entusiasmo le loro opere d’arte. Per il grande maestro francese e per la raffinata collezionista svizzera, diventata la seconda moglie dell’artista nel 1959, era un modo per esprimere stima e vicinanza agli amici e alle istituzioni a cui erano particolarmente legati, nel segno di una condivisione dell’arte grazie alla quale l’opera stessa si caricava di significati affettivi, relazionali e culturali.
Questi gesti, testimonianza viva dei rapporti che hanno segnato il loro cammino, hanno trovato la massima espressione nell’importante lascito che i due coniugi hanno destinato nel 1965 alla Città di Locarno, gettando le basi per la creazione della Pinacoteca comunale di Casa Rusca e rendendo così fruibili al pubblico molti capolavori del Novecento.
Non stupisce, dunque, che alle tante donazioni di Arp e Hagenbach abbiano fatto eco, a distanza di decenni, quelle a favore della Fondazione Marguerite Arp, istituita nel 1988 presso Ronco dei Fiori a Solduno: come in un vero e proprio circolo virtuoso, la magnanimità avviata dalla coppia è stata ricambiata dai destinatari dei loro omaggi artistici, che hanno deciso di dare nuova linfa all’idea di comunione dell’arte, devolvendoli alla collezione a cui appartenevano inizialmente.
I lasciti degli ultimi dieci anni, in particolare, sono il fulcro della mostra allestita nella luminosa sala dell’edificio adibito a spazio espositivo, dove la grande vetrata che pare inglobare il rigoglioso giardino esterno diffonde una soffice luce capace di avvolgere le opere radunate per l’occasione. L’intento della rassegna è infatti quello di valorizzare le donazioni recenti che hanno integrato i nuclei già presenti, offrendo l’opportunità di far scoprire non solo la bellezza di lavori sinora mai proposti al pubblico, ma anche la vicenda umana che si nasconde dietro di essi, la loro storia invisibile.
Sono quattro gli artisti coinvolti nella mostra, uniti da un forte legame di stima e di amicizia: Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, Marcelle Cahn e Alberto Magnelli. In stretto dialogo l’una con l’altra, le loro opere ne narrano la storia artistica e personale, supportate anche dai tanti preziosi materiali d’archivio esposti.
Marcelle Cahn, pittrice di cui la Fondazione di Solduno possiede il più importante gruppo di lavori della Svizzera, è stata una figura molto apprezzata da Jean Arp per la sua ricerca nell’ambito dell’astrattismo geometrico, come documentato dalla corrispondenza in rassegna. I due, entrambi originari di Strasburgo, si erano conosciuti nel 1929 a Parigi nel contesto del collettivo «Cercle et Carré», continuando poi a mantenersi in contatto nel segno di un’ammirazione reciproca. In mostra, oltre ai «tableau relief» degli anni Cinquanta, sono esposti alcuni collage, donati nel 2023, realizzati negli anni Sessanta e Settanta, periodo in cui l’artista, sola e in difficoltà economica, utilizzava per i suoi lavori i materiali poveri che aveva sottomano, come etichette da quaderno, scatole di medicinali e biglietti dei mezzi di trasporto. Molto interessanti sono anche le litografie che accompagnano il ciclo di poesie di Arp Blatt um Feder um Blatt.
Di Jean Arp sono presenti alcuni disegni acquarellati, confluiti di recente nella collezione, che appartengono alle serie di lavori sul tema della «poupée» e che dialogano con tre sculture dallo stesso soggetto, tra cui Poupée borgne (Bambola con un occhio solo), del 1963, un bronzo che l’artista aveva ironicamente regalato al suo oculista. Importante, poi, la Constellation degli anni Trenta, lascito del 2022 che va a colmare una lacuna all’interno del gruppo di rilievi di Arp nella raccolta della Fondazione.
Testimonianza della versatilità e della creatività dirompente di Sophie Taeuber-Arp, personalità di spicco delle avanguardie del XX secolo, sono alcune gouache donate nel 2023, frammenti raffiguranti singoli motivi che l’artista conservava e utilizzava come fonte d’ispirazione per comporre i suoi lavori. Queste piccole preziose opere sono state difatti messe in relazione a uno splendido arazzo realizzato nel 1925, un capolavoro di arte tessile dal ritmo vivace e dai contrasti cromatici ben bilanciati.
A introdurre l’ultimo artista in mostra è l’Album Grasse, un insieme di dieci litografie frutto della profonda consonanza d’intenti tra Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, Sonia Delaunay e Alberto Magnelli nel periodo della loro permanenza nella cittadina francese durante la Seconda guerra mondiale, un momento di indeterminatezza e inquietudine che questi artisti hanno saputo affrontare grazie al supporto reciproco.
Ecco quindi la sezione dedicata ad Alberto Magnelli, pittore toscano che è stato amico fraterno di Jean Arp, come documentano bene le lettere e i disegni esposti in rassegna. Una piccola ma esaustiva selezione di suoi lavori ne ripercorre il cammino artistico: dal disegno degli anni Venti, recentemente entrato nella raccolta, al guazzo su cartone con il tipico soggetto delle «pietre»; da alcuni collage degli anni Quaranta e Cinquanta alla tela Rythmes définies, La Ferrage. Quest’ultima, unico prestito della mostra, appartiene proprio alla Collezione Città di Locarno devoluta nel 1965 da Arp e chiude emblematicamente l’esposizione incarnando il grande valore di una donazione, gesto che sostiene e arricchisce il mondo dell’arte.
