«Lido», la sdraio del ginnasta

by azione azione
15 Luglio 2026

Firmata e prodotta dal fabbro locarnese Battista Giudici negli anni Trenta, è un classico del design elvetico in collezione al Vitra Museum

Da una ricognizione in rete alla ricerca di una sdraio è emersa improvvisamente la «Lido», flessuosa chaise longue in metallo e tela rossa, inequivocabilmente databile attorno agli anni Trenta del Novecento. Prima sorpresa: il modello è stato disegnato e prodotto per il Lido di Locarno. Seconda sorpresa: il designer è un fabbro locarnese. Terza sorpresa: il fabbro locarnese è stato una star della ginnastica artistica, membro dello squadrone svizzero alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928. Ce n’era abbastanza per volerne sapere di più!

Rituffandomi in rete ho scoperto che la «Lido» firmata da Battista Giudici è un classico del design elvetico. Fa bella mostra di sé in due edizioni originali (1936 e 1946) nella collezione del Vitra Design Museum ed è ancora in produzione: riproposta in doppia versione (attualizzata e vintage) da Wohnbedarf, storico punto di riferimento zurighese per l’architettura e l’arredamento. Sfogliando il prestigioso catalogo colpisce il nome di Battista Giudici, proprio lì, tra i famosi Max Bill e Alvar Aalto, giganti del design del Novecento.

L’artigiano sportivo

Eppure, a metà degli anni Venti, anche lo sconosciuto artigiano locarnese era stato famoso. Seppure in tutt’altro ambito (quello sportivo) e a livello nazionale: a soli 22 anni, infatti, era già celebrato dal trisettimanale zurighese «Sport». La foto in prima pagina sull’edizione del 7 settembre 1925 se l’era guadagnata con un magistrale esercizio agli anelli, che gli era valso il titolo di campione svizzero di ginnastica artistica.

In quella fine estate del 1925 Locarno è in fibrillazione per i preparativi della Conferenza sulla Pace, che avrebbe acceso i riflettori internazionali sulla cittadina in riva al Verbano. Ma il bisettimanale locale «Il Cittadino», che si apprestava straordinariamente a trasformarsi in quotidiano nei giorni della Conferenza, non manca di dilungarsi sull’ambitissimo successo e i relativi festeggiamenti tributati al campione, persino in ambito militare (il giovane ginnasta era impegnato proprio in quei giorni nel corso di ripetizione). «Il brillante risultato conseguito dal nostro Giudici Battista – annotava il giornale locale – è tanto più significativo quando si sa ch’egli ha distanziato di circa tre punti i due atleti classificati II e III dietro di lui e che sono gli olimpionici svizzeri (a Parigi nel 1924, ndr.) Rebetez di La Chaux de Fonds e Miez di Töss. Lo “Sport” di Zurigo, il giornale meglio quotato in materia di critica sportiva, porta in prima pagina la fotografia del nostro campione mentre esegue la cosiddetta “croce”, uno degli esercizi più difficili agli anelli, e pubblica che la superiorità del lavoro eseguito dal meraviglioso atleta con sorprendente sicurezza ed eleganza ha destato in tutti i presenti grande ammirazione.(…) Sul campo militare di Bellinzona, nel mentre le unità Ticinesi attendevano il desiato “rompere i ranghi” per essere licenziati dal recente corso di ripetizione, il Comandante del Battaglione 95 maggiore Bolzani ha felicitato – davanti le 4 compagnie del Battaglione – il bravo nostro soldato ginnasta, rivolgendogli vive parole di complimento per l’ambito titolo che seppe conquistare a tutto onore del nostro Ticino».

Le Olimpiadi del 1928

Di competizione in competizione, anno dopo anno, è un crescendo di affermazioni dell’atleta Giudici Battista, che nel 1928 conquista nientemeno che la selezione per le Olimpiadi. «Amsterdam – titola “Il Cittadino” all’inizio di agosto nell’imminenza delle competizioni ginniche – ove tutti gli sguardi degli sportivi sono rivolti, ospita ormai il nostro bravo Giudici Battista. Auguriamoci che la dea fortuna lo assista all’ultima selezione che colà avrà luogo il giorno prima dei concorsi, permettendogli così il ben meritato e ambito onore di lavorare per i nostri colori nazionali».

Per poter seguire (quasi in diretta) i risultati della squadra elvetica provenienti dall’Olanda era stato persino organizzato un servizio speciale d’informazione al Ristorante della Posta!

Nella Locarno sportiva in attesa di buone novelle, il telegrafo batte la notizia del trionfo olimpico della squadra svizzera e la straordinaria quantità di ori e argenti collezionata dai ginnasti elvetici in campo individuale. Purtroppo, però, fra i nomi dei campioni olimpici non figurava quello di Giudici: la dea fortuna non aveva assistito l’atleta locarnese, costretto al forfait a causa di una forte angina. Al rientro da Amsterdam i festeggiamenti della sua città non gli mancano (con profusione di fiori alla stazione), ma il campione lascia le competizioni.

In un’epoca ancora lontana dal professionismo sportivo, dopo tanti sacrifici, la delusione per la sfortunata esclusione dall’oro olimpico deve essere stata bruciante. Certo, avrebbe potuto monetizzare la fama dedicandosi all’insegnamento della ginnastica, come fecero altri compagni della squadra vittoriosa ad Amsterdam. Alla palestra scolastica, invece, il giovane fabbro preferisce l’officina di famiglia, come mi racconta il figlio Luciano, avvocato, già procuratore pubblico sopracenerino, consigliere nazionale e presidente del Festival del Film di Locarno. Forse anche perché in quegli anni di boom edilizio le commesse per i metacostruttori non mancano. Sulle rive del Verbano si investe sul turismo salutistico-mondano a lago: idro ed elioterapia di giorno, grandi balli in terrazza la sera.

Locarno e il business balneare

Il business balneare si allarga. Grazie ai loisirs, con i costumi alla moda, le bibite rinfrescanti, i gelati. Ma grazie anche a un rinnovato gusto architettonico, che alle tradizionali cabine in legno preferisce ormai la modernità del cemento e del metallo.

Nel 1930, cavalcando l’onda, la Società degli albergatori, con i comuni di Locarno e Muralto, punta su un nuovo Bagno Spiaggia. Lo schizzo dell’edificio mostra le linee essenziali ispirate al Bauhaus (nello stile dell’albergo del Monte Verità, portato a termine nel 1929 dall’architetto tedesco Emil Fahrenkamp, su commissione del barone von der Heyd) e fra le ditte che si sono aggiudicate gli appalti spiccano soprattutto quelle di «ferri e metalli», ma anche produttori e rivenditori di «ombrelloni e grandi parasoli», «mobili da giardino e da veranda», «sedie a sdraio snodate di tutti i tipi».

Il nuovissimo stabilimento pubblicizzato nel 1931 sui giornali svizzeri e tedeschi con il motto «Sonne und See», si estende su una superficie di 30 mila metri quadrati di spiaggia e offre alla clientela sport acquatici, ristorante e dancing. Ma non basta. Anno dopo anno il Bagno Spiaggia si allarga e si arricchisce di nuove comodità.

Nel 1932 è la volta di tre grandi tendoni per ombreggiare la terrazza. Alla richiesta d’offerta dell’amministrazione del Bagno Spiaggia risponde l’Officina Costruzioni in Ferro Giudici Luigi, proponendo una struttura complessa in «acciaio speciale» al prezzo di fr. 580. L’offerta è firmata del figlio del titolare, Giudici Battista.

La documentazione conservata all’Archivio comunale di Locarno non ci dice se i Giudici si siano poi aggiudicati la commessa, ma sicuramente i tubolari d’acciaio «speciale» preludono al fortunato modello delle sdraio intitolate al Lido locarnese. Un acciaio così resistente che rimane, dopo 90 anni, un punto forte della scheda di prodotto sul catalogo di Wohnbedarf, con la semplicità, la leggerezza e la funzionalità del suo disegno sinuoso.

Oggi le classiche chaises longues disegnate da Battista Giudici, prodotte e brevettate con il fratello Gino, non si trovano più sulla spiaggia degli stabilimenti balneari locarnesi per cui erano nate. Basta però salire al Monte Verità per ritrovarle nel loro contesto naturale anni Trenta, schierate sul prato davanti alla terrazza dell’Hotel Bauhaus, accanto alla grande ruota di Jean Arp.