Bentornato Sole. Benvenuta ombra

by azione azione
3 Giugno 2026

Viva il sole! Lo dico da ticinese, cioè da verace «terrone» della Svizzera. Anche se, un paio di settimane fa, quando Giove pluvio ha deciso di togliere il disturbo per lasciar campo libero ai primi bollori stagionali, mi sono chiesto fino a quando sarebbe durata l’euforia per l’irruzione dell’estate in una primavera piuttosto freddina.

Fino a quando, cioè, si sarebbe protratta la gioia fisica del sole in faccia e delle serate a grigliare in canottiera, prima di essere assaliti dall’insofferenza per il caldo boia che probabilmente ci attanaglierà per il resto dell’estate.

Non è solo un problema di sudate e affanni personali. È una faccenda dannatamente seria che riguarda prima di tutto le grandi città, intimorite dalla prospettiva che l’accensione in massa dei condizionatori metta la rete elettrica sotto pressione, faccia impennare i prezzi dell’elettricità e aumenti il rischio di blackout.

A New York, per dire (notizia che ho scoperto ascoltando il podcast Ossigeno di Seietrenta), in diversi appartamenti stanno testando una batteria delle dimensioni di un forno a microonde che si collega al condizionatore a finestra e alla presa elettrica. Si carica di notte e alimenta il condizionatore nelle ore di picco, di solito tra primo pomeriggio e sera. Col doppio vantaggio di ridurre lo stress per la rete elettrica cittadina nei momenti critici, e di permettere agli umani di restare al fresco anche nelle ore più torride.

Checché ne dicano i feroci negazionisti del surriscaldamento climatico, d’estate le città soffrono, anzi soffriggono, neanche fossero saune a cielo aperto. E visto che, complici le guerre, i consumi energetici sono sempre più cari, occorre ingegnarsi. Imitando, per esempio, i volontari che nel 2008 si erano presentati a Portland (Oregon, Usa) con pale e picconi per distruggere marciapiedi, parcheggi, cortili e altre superfici in cemento o asfalto inutile, e creare al loro posto giardini, orti urbani e terreni permeabili all’acqua. Erano i precursori di un movimento che si è poi esteso al resto del mondo col nome di depaving, che in italiano ha generato il neologismo piuttosto burocratese di «depavimentazione».

Quest’anno, per dire, Genova è diventata la prima città italiana a inserire il depaving nel proprio piano urbanistico, prevedendo incentivi economici per quei privati che scelgono di rimuovere asfalto e cemento dai propri spazi, sostituendoli con aiuole, prati, piante o giardini. In cambio degli sgravi sugli oneri di urbanizzazione, i medesimi cittadini si impegnano però a prendersi cura di quelle aree per i dieci anni successivi.

La Svizzera ha fatto suo il concetto di depaving nel campo della deimpermeabilizzazione e delle «città spugna», concetto promosso dall’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque, attraverso strategie che riducono superfici impermeabili e favoriscono l’infiltrazione dell’acqua, tramite verde urbano, suoli naturali e pavimentazioni permeabili. In Ticino segnaliamo il Parco Casarico, nuovo quartiere vicino al laghetto di Muzzano che ha vinto il Premio Binding per la biodiversità nel 2022. E Vivai Diffusi, il progetto di Licia Lamanuzzi per rendere gli spazi urbani più vivibili attraverso la natura.

Insomma, viva il sole, sì: ma senza farci cuocere come uova in cereghino sull’asfalto che abbiamo steso noi stessi. La via d’uscita non è solo accendere condizionatori, ma anche spegnere un po’ di quel manto bollente che fa salire la temperatura dalla suola delle scarpe. Meno cemento, più ombra, e scopriremo che il fresco non è un lusso, ma una scelta.