La Germania e il prezzo dell’imprevedibilità americana

by azione azione
20 Maggio 2026

Friedrich Merz ha scelto il momento peggiore per attaccare Donald Trump, o forse ha scelto il momento giusto per dire quello che pensava. Fatto sta che le conseguenze della critica che il cancelliere tedesco ha rivolto al presidente americano – ha usato un termine pesante, «umiliazione» dell’America in Iran – stanno ricadendo brutali sull’intera architettura della sicurezza tedesca ed europea: il ritiro di cinquemila soldati americani dalla Germania e la cancellazione del dispiegamento di armi a lungo raggio della Nato non sono incidenti di percorso. Atlantista di lungo corso, Merz ha costruito la sua identità politica attorno alla convinzione che la Germania dovesse fare la sua parte all’interno dell’Alleanza atlantica: oltre 750 miliardi di euro impegnati per le forze armate tedesche, la promessa di raggiungere i nuovi obiettivi di spesa della Nato con anticipo rispetto alla tabella di marcia, e il sorpasso su Washington come principale fornitore di aiuti militari all’Ucraina. Il problema è che il cancelliere tedesco ha sottovalutato il fatto che Trump ragiona per lealtà, umori, reazioni immediate e con la ritorsione. Così nemmeno 24 ore dopo le critiche di Merz, Washington ha parlato di ritiro delle truppe dalla Germania e di sospensione delle forniture di armi, cosa che ha colto Berlino impreparata.

La questione dei Tomahawk è in questo senso emblematica. La Germania aveva presentato già nel luglio del 2024 una richiesta formale di acquisto dei missili cruise americani insieme ai loro lanciatori terrestri Typhon, ma non aveva avuto risposta. Poi era arrivata la notizia del dispiegamento di armi a lungo raggio in Germania, concordato sotto la presidenza Biden come risposta ai missili Iskander a capacità nucleare che Putin ha piazzato nell’exclave di Kaliningrad, portando Berlino nel raggio d’azione russo. Questo dispiegamento avrebbe colmato, almeno in parte, il vuoto lasciato dall’assenza di sistemi europei a lungo raggio. Ora che sembra tutto saltato, inizia il pellegrinaggio a Washington, con la possibilità di pagare più di quanto previsto per ingraziarsi il presidente Usa più attento ai soldi che alle alleanze. Ma anche fissare gli appuntamenti è laborioso, i rapporti sono tesi e l’istinto di rappresaglia dei trumpiani è ben noto. In più c’è un ostacolo che i soldi non possono risolvere: la guerra contro l’Iran ha svuotato le scorte Usa di missili. Lo ha ammesso lo stesso Merz, con una franchezza insolita per un capo di Governo: gli americani «al momento non ne hanno abbastanza nemmeno per sé». È anche per questo che la crisi appare tanto seria.

La razionalità è svanita

La Germania ha investito e aumentato il proprio peso nell’alleanza nella convinzione che gli Stati Uniti sarebbero rimasti un partner affidabile, che gli impegni della Nato avrebbero retto, che i rapporti transatlantici avessero una logica minima di reciprocità. Berlino ha continuato a comportarsi come se l’imprevedibilità americana avesse un limite, come se ci fosse un punto oltre il quale la razionalità strategica avrebbe prevalso sulle reazioni personali di Trump. Ma non è andata così, e ora la Germania si ritrova con la minaccia russa che non si è attenuata e con un’America che ha appena dimostrato di essere disposta a punire un alleato – uno dei più fedeli e generosi dell’alleanza – per una critica politica. Sul fronte interno, poi, Merz non ha nulla per stare allegro: deve gestire una coalizione con i socialdemocratici invero litigiosa, la continua ascesa dell’estrema destra dell’AfD e un’opinione pubblica che è diventata insofferente a un cancelliere che si è venduto come solido e non lo è, e che potrebbe aver sbagliato il calcolo con gli Stati Uniti.

C’è anche un riflesso europeo. Non esistono nel nostro Continente, oggi, sistemi terrestri a lungo raggio disponibili per colmare il vuoto lasciato dall’assenza americana. Il Regno Unito ha i Tomahawk, ma lanciati da sottomarini. La Francia ha schierato sui propri sottomarini un missile cruise di produzione nazionale con una gittata di mille chilometri. I Paesi Bassi aspettano le loro consegne di Tomahawk, con ritardi. L’Europa ha di fatto trascorso gli ultimi trent’anni a disarmarsi e ora si trova a fare i conti con un contesto strategico radicalmente cambiato, in cui il fattore trumpiano sta deformando ogni cosa, soprattutto la certezza di una difesa comune.