Un riuscito podcast sul celebre scrittore
Sono stato un bambino degli anni ’80 e, volente o nolente, Stephen King l’ho respirato. Se si andava a fare la spesa il «re dell’orrore» te lo ritrovavi lì, sempre presente, anche sugli sparuti scaffali di libri nei supermercati: Carrie, L’ombra dello scorpione, Uscita per l’inferno, Pet Sematary, It… erano questi i già famosissimi titoli che svettavano sulle copertine delle edizioni dell’epoca. Eppure, personalmente, King è un autore – credo assolutamente geniale – che ho letto molto poco: una raccolta di racconti e un breve romanzo. Perciò la sua eco mi è arrivata più attraverso l’impatto della sua opera sulla cultura popolare che non da una conoscenza effettiva.
Come tantissimi, mi sono rispecchiato nei ragazzini protagonisti di quel meraviglioso classico cinematografico che è la trasposizione del racconto Il corpo: parliamo ovviamente di Stand by Me, il film di Rob Reiner del 1986. Per settimane ho temuto di imbattermi in un palloncino rosso mentre ritornavo da scuola verso casa, tanto il mio paese mi ricordava la violenta desolazione di Derry, la cittadina immaginaria in cui è ambientato It, forse il più grande romanzo dello scrittore portato per la prima volta sugli schermi da Tommy Lee Wallace nel 1990. Per non parlare dei racconti del mio vicino di casa, con cui condividevo la classe alle elementari e che già allora mi raccontava di Misery e de Il gioco di Gerald. E poi Dylan Dog, Le spiacevoli notti di Zio Tibia, Notte Horror e così via.
Probabilmente non sono l’unico custode di ricordi come questi, diversamente dai tantissimi altri che, da buoni fans sfegatati, conoscono alla perfezione la monumentale produzione di King in ogni suo dettaglio. Ma per chi, come me, volesse avvicinarsi veramente alle creazioni del grande autore statunitense, Mondadori offre oggi uno strumento figlio dei nostri tempi: Kinghiana, Un podcast su Stephen King scritto e condotto da Jacopo Cirillo e Giulio D’Antona i cui episodi, da maggio scorso, escono ogni primo martedì del mese e si possono facilmente ascoltare online su diverse piattaforme, a cominciare da Spotify (tra l’altro, si ricorda che è recente anche la pubblicazione di Holly, l’ultimo romanzo di King edito in lingua italiana da Sperling & Kupfer).
I due autori, entrambi scrittori e sceneggiatori, sono, naturalmente, due super-esperti in materia e, ad ogni puntata, eleggono a protagonista uno specifico titolo – Stagioni diverse, 22/11/63, Dr. Sleep… – del quale discutono pubblicamente. A volte partecipa anche un ospite esterno, come nel caso di Misery, ad esempio, in cui era presente la scrittrice e sceneggiatrice Paola Barbato. Quindi niente di più che un gruppetto di persone che parla di King come se fosse a casa propria.
Oggi, che siamo abituati a proposte la cui fruizione è costantemente stimolata attraverso cambi di registro e variazioni, questo formato potrebbe sembrare poco accattivante: nessun estratto-lettura dai libri, nessun contributo esterno in forma di intervista o altro, nessuna trasposizione in forma di mini-sceneggiato radiofonico, nessuna citazione audio-cinematografica. Solo, lo ripeto, degli appassionati che riflettono su ciò che gli piace – non senza senso dell’umorismo, ovviamente – interrogandosi sul perché gli piace.
Ebbene, dopo un primo attimo di perplessità Kinghiana cattura l’ascolto e non lo molla più. E questo proprio in virtù del suo formato elementare, credo. Quante volte, da amanti di una data cosa, ciò che più desideriamo è semplicemente condividere il nostro piacere con qualcuno? La maggior parte immagino. Ecco cosa fa Kinghiana: ci invita alla lettura (o alla rilettura, per chi è già un «kinghiano laureato») attraverso la soddisfazione di una pratica ludica della parola: insomma, grazie a una bella chiacchierata. E, francamente, riuscire in una simile impresa in un’epoca in cui tutto tende al troppo, non è poco. Anzi, direi che è il giusto.
Stephen King nel ritratto di Ledwina Costantini.
