Da oltre cinquant’anni a Collinasca, in Valle Rovana, si produce carta per artisti, pittori e appassionati; il 5-6 settembre è prevista una giornata di porte aperte
La visita al piccolo museo della carta di Mele, in Liguria (vedi Azione 9 del 25 febbraio 2026), ha stimolato la curiosità nei confronti di una manifattura che nel passato in Svizzera è stata un’attività particolarmente fiorente. La produzione della carta era un processo tipicamente artigianale, basato sull’uso dell’energia idrica e oggi, come leggiamo sul sito di Svizzera turismo, a Basilea esiste un mulino della carta «a metà tra il museo e l’officina di produzione, con punti d’interazione per i visitatori, dimostrazioni e laboratori, ma pure la possibilità di creare carta con le proprie mani».
Dalla segheria alla cartiera
La Svizzera propone altri luoghi correlati alla carta, a volte inseriti in contesti più ampi o legati alla storia locale. Uno si trova nella Svizzera italiana, nel cuore della Vallemaggia, in valle Rovana, a Collinasca. È qui che incontriamo François Lafranca, artigiano e artista (vedasi riquadro) che ci accompagna in una visita della sua cartiera, da lui ideata e installata oltre cinquant’anni fa negli edifici in precedenza occupati da una segheria. Ogni anno le porte si aprono ai visitatori per due giornate di festa, mentre su richiesta vengono organizzate pure visite guidate per scolaresche o gruppi. In questi momenti si può capire, osservare e anche provare a fabbricare la carta in quella che una volta era un fiorente centro di produzione, tuttora attivo, anche se a ritmi più ridotti.
Il grande battitore olandese è una macchina sviluppata nei Paesi Bassi nel 1680 per produrre la pasta di carta a partire dalla cellulosa contenente fibre vegetali: lino e cotone nel caso della manifattura Cartalafranca
A Collinasca si arriva salendo la valle verso Bosco Gurin o Campo Vallemaggia, il piccolo nucleo si trova tra Linescio e Cerentino, sulla vecchia via che univa i due borghi. Oggi la nuova strada fa il «giro largo», lasciando quindi la frazione in una calma ancor più apprezzabile. Solamente il rumore del fiume, il Rovana di Bosco (che poi unendosi al Rovana di Campo va a confluire nel Rovana) fa da sottofondo. Ed è proprio lungo il corso d’acqua, a circa 790 metri di altitudine, che troviamo la manifattura Cartalafranca, una struttura distribuita su diversi piani della vecchia segheria.
I macchinari sono molti, sia per la produzione della carta, sia per il lavoro di tipografia o editoria. A colpire è la lora antichità, ma anche la loro robustezza e imponenza. Oggi è soprattutto nei mesi estivi, quando la carta asciuga meglio, che le varie attrezzature vengono attivate per produrre della carta, destinata principalmente all’uso proprio, ma anche per artisti o appassionati che la richiedono: «Abbiamo ancora diverso materiale in scorta, principalmente i formati più grandi – racconta François, mostrandoci abbondanti pile di carta – ma almeno una volta all’anno, per le “porte aperte”, avviamo il tutto».
Lo «spappolatore»
La prossima occasione sarà il 5-6 settembre e si potrà visitare l’intera manifattura in funzione e, solo la domenica mattina, i bambini potranno produrre il loro foglio di carta. Si potrà vedere all’opera il grande battitore olandese (anche detto «spappolatore»), una macchina sviluppata nei Paesi Bassi nel 1680 per produrre la pasta di carta a partire dalla cellulosa contenente fibre vegetali (lino e cotone nel caso di Lafranca). Proprio come ha imparato a fare François, che ha costruito da solo la vasca per la sua «olandese»: «Non c’erano molte informazioni ai tempi, sono stato a visitare due manifatture (a Basilea e in Francia) e mi sono adoperato per assemblare le attrezzature necessarie, spesso adattando altri macchinari», racconta. Il modello grande (ce n’è anche uno più piccolo), può lavorare fino a trenta chilogrammi di materia secca, che qui vengono ammollati, triturati e impastati con l’aggiunta del 90% di acqua e, di seguito, di una colla speciale con resine naturali.
Nel passaggio successivo, come documentato pure da alcune fotografie in bianco e nero appese alle pareti, l’impasto viene trasferito nelle ampie vasche, dove gli artigiani formano i fogli di carta immergendo ed estraendo il telaio. Telai che sono di diverse dimensioni, in modo da dare la forma voluta al foglio che, nell’atelier di Collinasca, può essere molto particolare, artistico. Un’operazione apparentemente facile, ma che richiede manualità ed esperienza, assimilate non solo da François, ma anche dai famigliari, da alcuni amici oppure, in passato, da studenti che nel periodo di produzione raggiungevano la Valle Rovana: «Sollevando il telaio – spiega François mostrandoci un’immagine di qualche anno fa – l’acqua in esubero scola e le fibre si fermano sulla rete metallica creando il foglio, il quale viene poi trasferito sotto una pressa con un panno di feltro a fungere da assorbente». Premendo lentamente per una quindicina di minuti s’elimina così l’acqua in eccesso e i fogli di carta sono pronti per l’asciugatura, che avviene appendendoli nel sottotetto, un locale ben areato che, in caso di necessità, è pure dotato di un sistema di ventilazione.
L’offerta didattica
Questi passaggi sono pure parte dell’offerta didattica che Lafranca, assieme alla moglie Franziska, propone alle scolaresche durante le visite. Anche domenica 6 settembre al mattino, i bambini e i ragazzi possono osservare da vicino i macchinari ma soprattutto, in che modo potranno produrre un loro foglio di carta che, quando essiccato, potranno portarsi a casa o sarà loro inviato per posta. I fogli rimangono infatti stesi qualche giorno e, una volta asciutti vengono impilati: «La carta s’appiattirà con il tempo, senza alcuna pressione meccanica, in modo che conservi la bellezza della sua struttura naturale. Solo una piccola parte, per esempio per alcuni tipi di carta, viene laminata», specifica François. Un’altra particolarità della sua produzione sta nell’utilizzo di pigmenti naturali, ottenuti macinando pietre locali da lui raccolte (nei suoi viaggi o direttamente nelle valli Bavona e Maggia), che donano alla carta di Collinasca colori e consistenze unici e particolari.


