L’esempio di altri Cantoni mostra che sviluppo edilizio e tutela del verde possono convivere. Il Ticino saprà seguire la stessa strada?
Sedersi all’ombra di un albero e godersi un poco di frescura, magari riuscendo ad ascoltare i suoni della natura che trovano rifugio tra le sue fronde. Di questi tempi in cui la canicola è tornata per la terza volta protagonista dell’estate, è sicuramente un ristoro apprezzato da tutti, che spesso si rivela però ancora un desiderio irrealizzabile in molti spazi urbani. L’attualità in queste settimane ci ha riportato nuovamente a riflettere sulla tutela del verde nelle città ticinesi. La petizione online «Tuteliamo gli alberi ad alto fusto nel Canton Ticino» (che chiede che le decisioni di abbattimento vengano discusse con la popolazione o con i suoi rappresentanti) ha raccolto oltre duemila sottoscrizioni. Settecento cittadine e cittadini hanno firmato il testo per bloccare l’abbattimento di quattro grandi alberi su un terreno privato a Viganello, dove al posto di una villa sarà costruita una palazzina di cinque piani.
Una sensibilitĂ giustificata, quella per il destino degli alberi nello spazio urbano. Le piante sono infatti in grado di ridurre le temperature, di immagazzinare anidride carbonica e creare ossigeno, di trattenere le polveri fini e di ridurre i rumori. Inoltre danno rifugio a molte specie viventi e identificano e caratterizzano il paesaggio con la loro maestosa presenza che ci accompagna nei decenni.
In Ticino manca un sistema efficace di protezione
Per tutto questo la loro protezione nelle nostre città è una priorità nazionale. L’ottavo obiettivo del «Concetto Paesaggio Svizzero» (approvato dal Consiglio federale nel 2020) impone di «densificare (le costruzioni) nel rispetto della qualità » e di «garantire spazi verdi nei paesaggi urbani». Temi centrali in una Svizzera che cresce e dove in 30 anni (1985-2018) la superficie d’insediamento è aumentata di circa un terzo in tutto il Paese. Proprio per frenare l’avanzata del cemento, nel 2013 il Popolo ha accettato la nuova legge sulla pianificazione del territorio, che si prefigge di lottare contro il consumo eccessivo del suolo. Da allora la situazione si è in parte stabilizzata. Nei centri e negli agglomerati si costruisce in modo più denso (la superficie costruita procapite è in diminuzione), ma questo mette potenzialmente ancora più sotto pressione il verde e la biodiversità , come dimostra il caso di Viganello. Tuttavia, conciliare le esigenze di una popolazione che cresce con la tutela e la promozione del verde non è impossibile, anzi. Qualche mese fa rappresentanti di Confederazione, Cantoni, Comuni assieme a membri di associazioni professionali e di specialisti si sono riuniti per discutere questa problematica. Ne è emerso che un fattore importante per la riuscita dei progetti è quello di pianificare e progettare prima le zone verdi e poi quelle costruite. Essenziale è inoltre, ha spiegato Glen Fischer di Città verde Berna, avere un regolamento innovativo sulla protezione degli alberi e fare sensibilizzazione fra la popolazione sul loro ruolo centrale.
Quello che manca in Ticino è proprio un sistema efficace di protezione, come ammetteva il Consiglio di Stato nel 2022 nella sua presa di posizione su un atto parlamentare promosso da Nicola Schönenberger: «I Comuni (…) hanno facoltà di inserire nei propri piani regolatori gli alberi degni di protezione. Lo strumento dell’allegato al Piano regolatore (PR) è complesso, costoso e statico e pochi Comuni ticinesi hanno finora inventariato gli alberi da proteggere a livello locale». Lo ha dimostrato recentemente il caso di Savosa. Dopo una discussione pubblica sull’abbattimento di un grande pino che troneggia da oltre settanta anni sul Rovello, il Comune ha deciso di aggiornare il suo Piano del paesaggio che risaliva a 22 anni prima. Un lavoro oneroso, uno studio specialistico ha dovuto fare il censimento di tutti gli alberi presenti sul territorio comunale, identificare quelli degni di protezione e sviluppare delle schede per ogni pianta. Si è poi dovuto procedere all’allestimento di una modifica del piano regolatore. Quattro anni fa, il Consiglio di Stato concludeva dunque così il suo messaggio: «(Il Governo) sostiene il principio che ci si doti di una base legale adeguata affinché i Comuni possano garantire una migliore protezione degli alberi situati fuori dal bosco. Il Consiglio di Stato ritiene praticabile la definizione di criteri qualitativi ai quali dovrà riferirsi l’autorità locale competente».
Compensazioni finanziarie per l’abbattimento di piante
Poi però non se ne fece nulla, per la maggioranza del Parlamento cantonale i Comuni avevano già i mezzi per intervenire e non si volle introdurre il principio di sottoporre ad autorizzazione ogni abbattimento. Fabio Schnellmann, correlatore di maggioranza, la definì un’iniziativa autogol: «Accettando questo atto parlamentare correremmo il concreto rischio che più nessuno sul proprio piccolo terreno privato metterà a dimora nuove piante, anche un semplice pesco o un piccolo susino, per evitare che eventualmente in futuro gli sia negata l’autorizzazione a tagliarlo».
Il passo è stato compiuto invece in altri Cantoni. Il Canton Vaud, spesso preso a modello, ha una delle leggi più restrittive: qui infatti è stata introdotta una protezione generalizzata del patrimonio arboreo. Ogni abbattimento deve quindi essere sottoposto ad autorizzazione. Una bozza di regolamento elaborata dai servizi cantonali per semplificare l’applicazione della legge da parte dei comuni vodesi propone di proteggere tutti gli alberi il cui fusto abbia una circonferenza di almeno 40 centimetri. Le nuove regole non hanno certo fatto l’unanimità , molti progetti di sviluppo immobiliare sono stati bloccati, poiché non tutelavano gli alberi presenti sulla parcella o non compensavano a sufficienza il loro abbattimento. Un progetto, per esempio, è stato bloccato a Montreux: voleva tagliare 30 alberi e piantarne 34 sopra a un garage sotterraneo. Il tribunale ha sancito che la fattibilità della compensazione su un tale terreno non era garantita. Hanno fatto anche molto discutere le compensazioni finanziarie per l’abbattimento di alcune grandi piante. Per un pino silvestre di 15 metri d’altezza sono stati pagati trentamila franchi, settantamila per il taglio di una quercia di 3 metri di circonferenza. Nell’ottobre dello scorso anno (a due anni dall’introduzione delle nuove regole), proprietari, promotori immobiliari, costruttori, autorità si sono incontrati per fare il punto. La conclusione è stata che è necessario un cambio d’approccio per far approvare i progetti: elaborare dossier completi, curare nel dettaglio le compensazioni e aprire da subito il dialogo con le autorità . Il presidente della Federazione padronale vodese, Stéphan Krebs, ha però rassicurato tutti: alla fine si è sempre trovata una soluzione.
Dal canto suo l’urbanista Elise Riedo ha ricordato a proprietari e promotori che si può guardare agli alberi anche come un atout e non solo come un problema: «La presenza di un grande e bell’albero su una parcella può anche essere un fattore che stimolerà gli acquirenti». La legge vodese è stata accettata praticamente all’unanimità nell’agosto del 2022, sul finire di una delle estati torride alle quali ci stiamo abituando. Chissà che la terza canicola del 2026 non smuova le cose anche in Ticino.
