Il fascino discreto dell’anonimato

by azione azione
24 Giugno 2026

Da Masked Marvel nel 1929 a TonyPitony nel 2026 passando per i Daft Punk, la lunga storia dell’artista mascherato

È bastata un’esibizione dal vivo diffusa dal canale YouTube della radio KEXP di Seattle a trasformare un bizzarro duo in una sensazione musicale internazionale. Si potrebbe dire che i canadesi del Quebec francofono Angine de Poitrine, completamente sconosciuti fino a tre mesi fa, oggi per gli appassionati di musica rock non hanno bisogno di presentazioni.

Con un lessico iniziatico si sono auto-definiti una band di «Mantra-Rock Dada-Pitagorico-Cubista», riferendosi sia al loro rock strumentale ipnotico basato su tempi dispari, loop e melodie sghembe, sia all’utilizzo di chitarre microtonali (strutturate su semitoni come nella musica folk medio-orientale), ma anche facendo riferimento ai loro costumi scenici che ricordano dei Pierrot piovuti dallo spazio e alla loro surreale lingua inventata con cui concedono interviste indecifrabili e dialogano sul palco. Come accade spesso per i fenomeni nel mondo del pop o del rock, sono arrivati nel posto giusto al momento giusto con la giusta proposta artistica.

«Abbiamo bisogno di opere forti, diritte, precise e incomprese una volta per tutte» recitava il Manifesto Dadaista di Tristan Tzara del 1918. Sono parole che oggi risuonano con rinnovato vigore. In un’epoca di stagnazione creativa, di inflazione di canzoni elaborate con l’IA e di nuovi artisti che puntano più al narcisismo social che ai contenuti, gli Angine de Poitrine sfidano le convenzioni con musica azzardata, contagiosa, autentica e genuinamente originale.

L’incognito fa parte del loro fascino. Completamente mascherati, costumi a pois, nasi smisurati, pelle dipinta; si conoscono solo con i nomi d’arte, Klec de Poitrine, androgino chitarrista e bassista dalla parrucca dorata, e Khn de Poitrine, robotico batterista dalla testa oblunga. Ma pur nella loro spericolata originalità, il duo canadese nella scelta dell’anonimato ha illustri e numerosi predecessori.

Oggi, in ambito artistico, ma non solo, sembra più difficile che mai riuscire a mantenere anonima la propria identità

L’artista mascherato nacque come frutto di uno dei primi esempi di marketing da parte di un’etichetta discografica. Nel novembre 1929, la Paramount promosse un singolo del bluesman Charley Patton presentandolo come Masked Marvel, la meraviglia mascherata. Il gioco era far indovinare chi fosse l’interprete offrendo come premio un altro disco a scelta. L’esperimento non fu ripetuto e fa pensare che non ebbe fortuna. Come fallì agli albori dell’era del rock’n’roll il singolo Love Me del cantante dell’Alabama Jerry Lott che cercò senza fortuna di creare il personaggio The Phantom.

Maschere e trucchi divennero più abiti di scena che scelte di clandestinità, tra i pionieri il rocker inglese Arthur Brown che anticipò, alla fine degli anni Sessanta, i travestimenti di Alice Cooper, David Bowie e Peter Gabriel dei Genesis. Negli anni Settanta i Kiss si presentarono come «il più grande spettacolo sulla terra». Divennero rockstar di prima grandezza senza rivelare i propri volti. Al culmine della loro popolarità, il bassista della band, Gene Simmons, noto come The Demon, riuscì addirittura, in abiti civili, a raggiungere il palco di un loro concerto passando dall’ingresso principale senza essere riconosciuto dal pubblico che era venuto per vederlo suonare. Quando nel 1983 decisero di presentarsi senza trucco, iniziò il loro declino.

In quegli anni un altro musicista anonimo e mascherato, Orion, aveva fatto credere di essere un redivivo Elvis Presley, alimentando una suggestiva teoria del complotto. Gli americani Residents, avanguardisti tra musica e arti visive, iniziarono la loro carriera nel 1972, riuscendo a mantenere il mistero sulla loro reale identità.

Da quell’epoca, periodicamente, riemerge il fascino dell’artista in incognito. Innumerevoli gli esempi nella scena metal, tra i più noti gli Slipknot, band di otto elementi nata nel ’95 i cui membri dai travestimenti horror hanno rivelato i loro nomi solo dieci anni più tardi. Un artista assai simile come estetica e stile agli Angine de Poitrine è Buckethead, californiano virtuoso della chitarra elettrica dalla discografia sconfinata che ha militato brevemente nei Guns N’ Roses. Anche se il suo nome autentico ormai è trapelato (Brian Patrick Carroll), non si è mai tolto né la maschera né il cappello, fatto con un cestino per il pollo fritto. Non sorprende che due metal band di oggi amate dal pubblico giovane, gli Sleep Token e i Ghost si celino sotto maschere e pseudonimi.

Nella musica dance, i francesi Daft Punk hanno scelto di presentarsi come robot, il Dj canadese Deadmau5 come un inquietante Mickey Mouse alieno facendo infuriare la Disney. Anche la musica italiana ha i suoi artisti sotto mentite spoglie. Quasi come il misconosciuto Orion-Elvis, Anonimo Italiano negli anni Novanta era un clone camuffato di Claudio Baglioni.

Va riconosciuto ai Tre Allegri Ragazzi Morti, sulle scene dal ’93, di aver lanciato l’idea della band-fumetto ben prima dei britannici Gorillaz. Sono stati capaci di mantenere la propria identità celata, nonostante il grande successo, sia la rapper milanese Myss Keta che il cantante e produttore napoletano Liberato, così come il nuovo fenomeno del momento, il dissacrante TonyPitony. Maschera da Elvis e testi goliardici, è diventato star del web ed è approdato a Sanremo.

Mantenersi davvero anonimi oggi è la vera impresa. In ambiti diversi da quello musicale, gli scoop giornalistici hanno svelato il segreto. Un’indagine de «Il Sole 24 Ore» indicò in Domenico Starnone o nella moglie Anita Raja gli autori dei libri di Elena Ferrante. La coppia ha più volte smentito, ma una serie di coincidenze e di tracce documentali proverebbero il contrario. Di recente è caduto il mistero su altri due personaggi.

La Reuters ha individuato in Robin Gunningham, un graffitista di Bristol, la persona dietro le opere dell’artista di strada Bansky. Il «New York Times» ha posto fine all’enigmatica nascita dei Bitcoin, attribuita per anni all’inesistente giapponese Satoshi Nakamoto, ma imputabile invece all’informatico britannico Adam Back.

Prima o poi cadrà l’anonimato del duo Angine de Poitrine (e in rete già circolano dei video rivelatori), ma nell’ambito dell’arte mascherarsi, più che il desiderio di preservare la propria privacy, significa cercare di scardinare le regole della fama e di dare al pubblico qualcosa di inaspettato.

Come ha spiegato il fondatore dei Daft Punk, Guy-Manuel de Homem-Christo, nome noto ma volto coperto da un casco: «Non siamo fotomodelli e non sarebbe piacevole mostrare le nostre facce. I robot sono invece eccitanti per il pubblico».