Metti una notte sotto le stelle… anzi dieci

by azione azione
24 Giugno 2026

Il direttore e musicista Nolan Quinn ci racconta come sarà il suo festival, in scena dal 25 giugno al 4 luglio

Ascona, già in tempi cosiddetti normali, traspira con naturalezza un’atmosfera di placida internazionalità, in un contesto dalla bellezza indiscutibile, che negli anni ha fatto da sfondo a movimenti culturali e politici. Quando ad Ascona entra in scena il jazz, però, l’aria si fa ancora più internazionale e frizzante, grazie alle note musicali che si rincorrono tra i vicoli e alle voci che si sentono salire ora qua e scendere ora là. Il borgo adagiato sul Lago Maggiore, infatti, si trasforma in palcoscenico diffuso in cui a farla da padrone per dieci giorni sono i ritmi condivisi, le ore piccole a danzare, la scoperta di nuovi talenti, la gioia di ritrovarsi anno dopo anno, e questo ormai per la quarantaduesima volta.

Il jazz di New Orleans resta il leitmotiv della 42esima edizione della rassegna, che però si apre anche ad altri generi ed esperienze

Per ritornare puntuale, sopravvivendo ai cambiamenti di gusto della gente, all’alternarsi generazionale e a quanto di nuovo è andato aggiungendosi sulla scena culturale ticinese, un festival deve avere dalla sua una combinazione di elementi tale da renderlo unico nel suo genere. Caratteristica che contraddistingue JazzAscona sin dai suoi esordi, quando ancora si chiamava New Orleans Music (erano gli anni Settanta) e si svolgeva nel Luganese. Il jazz di New Orleans (città con cui Ascona è gemellata) ancora oggi offre un inconfondibile fil rouge alla kermesse, che però non teme le aperture e i nuovi orizzonti, sempre nel segno della riconoscibilità.

Nolan Quinn, direttore del Festival (Gioele Pozzi)

Proprio per scoprire il DNA di questa unicità abbiamo incontrato Nolan Quinn, il carismatico e versatile trombettista (vincitore dello Swiss Jazz Award nel 2022), ticinese, svizzero tedesco e statunitense, che dirige JazzAscona dal 2025.

Nolan Quinn, l’anno scorso ha ripreso un festival che aveva già una tradizione e sue modalità di funzionamento. Prendere il posto di qualcuno è bello, ma è anche una sfida, perché occorre trovare un equilibrio tra la tradizione e la voglia di mettere in atto le proprie visioni. Come vive questa situazione?
È una sfida, senza dubbio. Da nuovo arrivato, per prima cosa occorre tastare il polso della situazione, capire quello che è stato, ma in funzione di quello che si vuole diventare o presentare in futuro. Io mi sono ritrovato con la doppia funzione di direttore operativo e di direttore artistico. Avevo già partecipato al festival in precedenza, prima di prenderne il timone nel 2024, quindi avevo avuto modo di vedere il lavoro e le responsabilità.

Cosa la allettava della posizione di direttore di JazzAscona?
Grazie al suo volume di concerti, peraltro gratuiti, è un festival unico nel suo genere. Il programma di JazzAscona è locale e al contempo internazionale, quindi, variegato. È un festival relativamente lungo – dura dieci giorni – e costituisce una piattaforma unica, dove si instaura all’istante un rapporto tra gli artisti invitati e il pubblico presente. Vi sono poi le jam session, che rappresentano un magnifico punto di ritrovo, in cui persone provenienti da tutto il mondo ma che non si conoscono a priori, suonano insieme. Se un artista viene invitato al Festival, sa che non farà un solo grande concerto, ma che si fermerà per qualche giorno, proponendo più spettacoli, e questo permette ogni volta di creare un’atmosfera di intimità.

Immagino abbiate ottimi feedback.
Sì, eccome, tanto che mi risulta piuttosto facile convincere un artista a partecipare a JazzAscona, da un lato grazie alla bellissima cartolina che è questo borgo, dall’altro perché le voci in questi quarantadue anni sono girate, e il lavoro che hanno fatto i miei predecessori è stato eccellente. Godiamo di un’ottima reputazione. Abbiamo anche un pubblico affezionato che consegna un feedback ravvicinato, e non solo agli organizzatori, ma anche fuori dai palchi, ad esempio agli esercenti e alla hotellerie di Ascona.

Parla di un pubblico fedele, ma del pubblico va assicurata anche la continuità, che funziona solo con un ricambio. Ci sono anche generazioni più giovani?
Anzitutto credo che il jazz sia un genere di musica che spesso si scopre e si impara ad apprezzare con il passare degli anni, per questo forse il nostro pubblico non è così giovane. Noi però crediamo nei giovani, ed è per questo che è stata creata l’iniziativa Groovin’ Up: collaboriamo con diversi istituti, come ad esempio la Scuola di musica moderna o la SUPSI. Quest’anno siamo usciti dal Ticino e abbiamo coinvolto istituti d’Oltralpe, come la Luzerner Hochschule o il College of Music di Parigi.

Parteciperanno inoltre l’università di Tulane di New Orleans e l’università di Baton Rouge. In tutto abbiamo otto progetti dedicati ai musicisti più giovani. Grazie a Groovin’ Up i giovani avranno modo di esibirsi con dei musicisti di lungo corso e fare network. Il due luglio ospiteremo la cerimonia di premiazione dello Swiss Jazz Award 2026, attribuito alla pianista Manon Mullener: questa giovane artista tre anni fa era nostra ospite nell’ambito di Groovin’ Up, una bella carriera!

Da ultimo, ma non per importanza, nonostante il perno della rassegna sia il jazz tradizionale, negli ultimi anni abbiamo cominciato a diversificare, sperimentando formule dove suoniamo generi più moderni, come il funk o il rhythm&blues.

Sta a me come direttore artistico dare il giusto peso al giusto palco e calibrare il tutto.

Cosa vuole dire, per un musicista come lei, gettarsi per dieci giorni nella musica altrui?
Mi devo dare dei limiti, quindi cerco di non dilungarmi troppo negli aperitivi… la mia grande fortuna è che amo il «lavoro di testa», quello che chiamo «l’excel», ossia il coordinamento, la programmazione, i calcoli, ecc. Ovviamente mi guarderei tutti i concerti in programma, ma sono costretto a sceglierne due o tre al giorno. Per il resto del tempo mi dedico alla logistica, facendo le vasche sul lungolago per vedere che tutto funzioni, poi rinchiuso in ufficio a fare lavoro amministrativo! In questo l’esperienza fatta come assicuratore prima di iniziare gli studi in musica mi ha aiutato molto.

Uno sguardo al programma 2026 di JazzAscona pone davanti all’imbarazzo della scelta. Ciò nonostante, vuole segnalare qualche appuntamento per chi arriva per la prima volta?
Non è bello dovere scegliere… ma segnalerei anzitutto la dozzina di band da New Orleans, il vero cuore del festival. Ritorneranno i cantanti Philip Manuel e Adonis Rose, ospiteremo il trombonista Glen David Andrews, volto ormai noto qui, e Vincen García dalla Spagna. Consiglio di vedere Sean Ardoin con lo zydeko, una musica creola di New Orleans.Durante l’anno cerco di fare un po’ di talent scout per individuare i musicisti di domani, che invito poi ad Ascona: fra questi segnalo il chitarrista tedesco Thorsten Goods. Non mancherà il tradizionale concerto gospel nella Chiesa di Santa Maria del collegio Papio, che quest’anno vedrà protagonista Emma Nissen, astro nascente del jazz pop. Infine, per la gioia di numerosi fan, tornerà l’amata Nicolle Rochelle. Per tutti gli altri musicisti, e sono tanti e bravi, invito a consultare il programma dettagliato sul nostro sito.