Le grandinate sono un tipico fenomeno di inizio estate, molto presente in Ticino come abbiamo visto lo scorso 9 giugno nel Mendrisiotto, spesso provocano gravi danni e sono difficili da prevedere
Misurare la grandine è un lavoro di squadra al quale la popolazione può partecipare. Il tipico fenomeno meteorologico di inizio estate, molto presente in Ticino come dimostra la grandinata dello scorso 9 giugno nel Mendrisiotto, è da un lato fonte di gravi danni e dall’altro difficile da determinare. MeteoSvizzera lavora però da alcuni anni in collaborazione con diversi partner a un progetto probabilmente unico al mondo che combina i valori forniti da radar meteorologici ad alta risoluzione con quelli di sensori automatici al suolo, ai quali si aggiungono le indicazioni di persone (tramite l’app di MeteoSvizzera) e droni. La rete di sensori, attiva dal 2018 nelle regioni del Paese più toccate dal fenomeno come appunto il Ticino meridionale, quest’anno è stata modernizzata e l’attività prolungata per altri tre anni.
Bastano pochi minuti e in un’area geografica molto circoscritta possono cadere sfere di ghiaccio più o meno grosse (da meno di un chicco di caffè a una pallina da tennis), provocando danni enormi in via principale all’agricoltura, agli edifici e ai veicoli. Come si forma la grandine all’interno di un temporale è un aspetto conosciuto (vedi blog di MeteoSvizzera del 16 aprile 2026), mentre a livello di prevenzione la situazione è più complessa, proprio perché in un singolo luogo la grandine cade solo pochi giorni all’anno e per pochi minuti. È però proprio la prevenzione che si rivela importante per limitare i danni, scegliendo ad esempio per gli edifici materiali adatti a livello di tegole, lucernari, tapparelle.
«La grandine è uno dei fenomeni meteorologici più imprevedibili», spiega Urs Germann, responsabile radar, satelliti e nowcasting dell’Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera e di recente nominato Professor of practice al Politecnico federale di Losanna (EPFL). «Lo studio di questo fenomeno si basa soprattutto sul monitoraggio (24 ore su 24, 7 giorni su 7) dei radar meteorologici che permettono di capire dove sta cadendo la grandine, come si sta sviluppando il temporale e in quale direzione si sta spostando. Le immagini dei radar – si dispone di un’immagine ogni due minuti e mezzo – sono fondamentali per la prevenzione, perché hanno permesso in vent’anni di misurazioni di elaborare una climatologia della grandine, ossia una raccolta di mappe che indicano la frequenza della grandine e la dimensione dei chicchi. Dimensione che è però il frutto di una misurazione indiretta, poiché i radar rilevano le caratteristiche delle particelle di precipitazione all’interno della nube temporalesca e non al suolo». È dunque a questo aspetto che sopperiscono i sensori automatici a terra? «Esatto – risponde l’esperto – i sensori registrano ogni chicco di grandine che colpisce la loro superficie determinandone il diametro e l’energia cinetica. Combinando questi dati con quelli dei radar meteo, possiamo disporre di misurazioni più accurate».

I sensori registrano ogni chicco di grandine che colpisce la loro superficie determinandone il diametro e l’energia cinetica
La rete dei sensori è stata installata nel 2018. «Per la prima fase del progetto fino al 2025 – precisa il nostro interlocutore – sono stati posati 80 sensori in tre regioni particolarmente colpite da questo evento. Oltre al Sottoceneri, erano interessate la zona del massiccio del Napf (fra i cantoni di Berna e Lucerna) e il Giura. La seconda fase, iniziata quest’anno, è caratterizzata da 36 sensori di nuova generazione posati nel Sottoceneri (16) e nella regione del Napf (20), risultate di maggiore rilevanza per lo studio del fenomeno». Per avviare e proseguire questo innovativo progetto MeteoSvizzera, che ne è responsabile nell’ambito della ricerca applicata per sviluppare e verificare prodotti radar della grandine, ha potuto contare su importanti partner. Urs Germann: «Collaboriamo in ambito scientifico con l’Università di Berna (Gruppo di ricerca applicata della prof.ssa Olivia Martius) e l’EPFL. L’installazione e la gestione della rete dei sensori, come pure la gestione dei dati, sono invece affidate all’azienda inNET Monitoring della Svizzera centrale, mentre l’intero progetto è finanziato dalla compagnia di assicurazioni la Mobiliare che, nell’ambito del suo impegno per la società , ha garantito un milione di franchi per la prima fase e un ulteriore mezzo milione per la seconda».
Ogni partner ha competenze, idee e interessi che arricchiscono il progetto. Per MeteoSvizzera le allerte e la prevenzione sono al centro dell’attenzione. A contribuire alla raccolta dei dati al suolo non sono unicamente i sensori automatici. Un ruolo lo svolgono infatti anche la popolazione tramite le segnalazioni nell’app e i droni.
Le prime sono una fonte meno precisa ma molto più numerosa dei sensori, afferma Urs Germann, precisando che, siccome l’evento grandine dura in media solo da 3 a 10 minuti, il sensore automatico è colpito da un numero limitato di chicchi. Le sue misurazioni sono quindi precise ma esigue.
Può invece sorprendere il numero di persone che seguono l’immagine radar sulla app di MeteoSvizzera quando piove. Si va da uno a tre milioni di utenti, potenziali segnalatori della grandine. «Questa funzionalità è stata introdotta nella app nel 2015 – precisa il rappresentante di MeteoSvizzera – e da allora abbiamo ricevuto circa 300mila messaggi, mentre i dati raccolti dai sensori dal 2018 sono 23mila. Infine il gruppo di lavoro del progetto comprende alcuni collaboratori appassionati che danno la caccia ai temporali. Se si arriva entro pochi minuti sul luogo nel quale è caduta la grandine e si dispone di un’ampia area libera omogenea tipo un campo da calcio, con i droni si possono effettuare riprese che, una volta elaborate, permettono la misurazione dei chicchi».
Spettacolare e poco prevedibile, la grandine è oggetto di misurazioni per le quali si sfruttano tutti i possibili canali di raccolta delle informazioni. Queste alimentano la ricerca che da parte sua continua a progredire. Nuovi metodi di misurazione attraverso i radar sono attualmente in fase di sviluppo nell’impegno congiunto di MeteoSvizzera e EPFL.
