Voci da una città soffocata dal turismo e dall’acqua che sale
Sotto il cielo di smalto di una mattina quasi tiepida di maggio, un piatto di tramezzini appena preparati troneggia su un tavolino all’angolo di Santa Maria Formosa accanto a due tazze di tè fumante. «Prego!», invita con un gesto Andrea V., vecchio veneziano, sedendosi al sole. «Gamberetti veri e maionese squisita, questo è uno dei pochissimi posti dove si può far ancora colazione a Venezia». Una massiccia colonna di turisti messicani sciama vociante davanti a noi. Adesivo attaccato alla maglietta della nave da crociera da cui sono scesi con numero giallo, cappellino con visiera, camminano uno appiccicato all’altro fermandosi per fotografarsi a vicenda con lo smartphone. Andrea V. parla senza guardarli: «Eccolo qua l’esercito di occupazione, sono 200 mila al giorno, tutti stipati per calli».
L’esodo dei veneziani
Il cameriere del bar, immigrato istriano che lo conosce da una vita, gli sibila passandogli accanto: «E dai, su! Se non era per i turisti non li avreste mai affittate a 300 euro al giorno a posto letto le cantine delle nonne». Andrea V. incassa sorridendo: «No caro, trent’anni fa il turismo di massa ha frenato l’esodo dei veneziani da Venezia, oggi lo sta causando: non si può vivere qui, è troppo caro tutto ed è impossibile anche andare a al supermercato, ammesso che ci arrivi al supermercato con questo pigia pigia». L’insofferenza dei residenti per l’infinita massa di visitatori che si riversa nella città vecchia quotidianamente ha i toni di un grido disperato di allarme. Non è snobismo, giurano molti veneziani. Senza regole per impedire l’assalto alle meravigliose calli, dicono loro, lo spopolamento della città dai residenti crescerà ancora. È appena stata inaugurata la Biennale di Arte e ci sono quasi 85 mila letti occupati tra laguna e terraferma. Ai quali va aggiunta la percentuale non esile degli affitti non dichiarati, migliaia e migliaia di persone che sfuggono alle statistiche. Gli abitanti di Venezia sono meno di 48 mila.
Pochi euro per entrare
Esiste in Italia una proposta di legge per riconoscere ai Comuni il diritto di stabilire il rapporto tra residenti e visitatori, riguarderebbe da vicino anche Venezia, ma è bloccata in Senato. Dice Andrea V.: «Prova a cercare in affitto un appartamento per vivere qui, ci riesci solo se sei ricchissimo. Impossibile per un insegnante, per un infermiere, per un lavoratore trovare un affitto a Venezia. Vedi i gondolieri? Non ce ne è uno che vive qui. Vengono tutti la mattina presto e poi se ne tornano di notte dalle parti di Marghera. È un gigantesco bed and breakfast Venezia. Dicevano che avrebbero regolamentato Airbnb e invece il Comune ha dato il via libera a altri 8 mila permessi. Hanno messo due anni fa la tassa d’ingresso, ma non ferma nessuno. Chi, se vuol venire a vedere il Canal grande, si fa fermare da pochi euro da pagare come ingresso in città?». È vero che le case in «normale» affitto sono introvabili, ma ci sono 3 mila appartamenti vuoti proprietà di enti pubblici.
Racconta Massimo B., marinaio di professione con imbarchi di mesi sui mercantili: «Son tornato l’altra sera e avevo voglia di farmi un giro per calli, un amico mi ha mostrato una strada che non avevo mai visto vicino alla stazione dei treni: è incredibile. Ci sono case, qualcuna anche antica, qualcuna con giardino, di proprietà del Comune, sono case popolari e sono tutte vuote. Hanno le sbarre a porte e finestre sennò la gente le occupa, dovrebbero essere ristrutturate, ma i lavori costano troppo e la ristrutturazione non viene fatta. Te lo dico io come finisce: un giorno verranno giù per l’incuria, a quel punto il Comune le vende a privati e permette il bed and breakfast con il vincolo dell’obbligo per il residente di vivere all’interno. E il residente cosa fa? Prende la residenza lì, va a vivere a Marghera e la casa l’affitta. Vedrete voi se non va così. Tanto i primi a vendere i palazzi storici per trasformarli in hotel sono Comune e Regione». I giovani dicono che la città «è un eventificio». Racconta Massimo B.: «Non c’è solo il Carnevale, la mostra del Cinema, la Biennale d’arte. C’è la Biennale di danza, la Biennale di musica, Venezia nautica, Venezia Comics… C’è un evento a settimana, uno si sovrappone all’altro e portano tutti milioni di persone in un flusso costante, e per la città insostenibile, che nessuno si preoccupa di regolamentare. Così Venezia morirà. La città è come un gigantesco barcone, un baraccone in cui si trova lavoro solo attraverso gli eventi, quindi solo lavori precari. Gli assetti industriali che avevamo li andiamo svendendo tutti all’Asia, sarà che abbiamo questo legame dai tempi di Marco Polo…».
Scompare tutto
Aggiunge masticando amaro: «Nella calle di casa mia in meno di un anno sono sparite la panetteria, il fruttivendolo e la bottega di un liutaio. Tre botteghe di fila son diventate negozi di chincaglieria con il cartello “Tutto a un euro”. Mai visto un cliente. Ne ho contati in giro per la città un centinaio di questi negozietti di paccottiglia. Non ci va dentro nessuno, ognuno dei negozi ha il registratore di cassa e non c’è mai un cliente, come faranno a pagare l’affitto? Si può ipotizzare che servano a riciclare denaro? Hanno paura tutti di andare a controllare. Si son presi le edicole, le macellerie. Io sono fortunato perché vivo a Santa Maria Formosa e miracolosamente qua una macelleria c’è. Impossibile trovarne una a Venezia. Anni fa erano scomparsi pure i supermercati, ma col turismo dei bed and breakfast sono tornati».
Venezia soffocata dai troppi turisti è soffocata anche dall’acqua che sale. Il livello del mare si alza di 5 millimetri all’anno. Lo scorso anno le paratoie del Mose sono state alzate una trentina di volte: un conto molto salato. Il 24 e 25 maggio si vota per le Comunali a Venezia. Il sindaco Luigi Brugnaro di centrodestra se ne va e la destra sostiene l’attuale assessore al turismo, Simone Venturini. Il centrosinistra candida Andrea Martella, senatore del Pd.
