Cosa succedeva quando sono nata/nato?

by azione azione
13 Maggio 2026

Una rubrica per lettrici e lettori di «Azione»: scoprite gli eventi legati alla data del vostro compleanno, qui e nel mondo

«Sono nata il 4 ottobre 1980, nel Locarnese. I miei genitori, svizzero tedeschi e innamorati delle montagne, mi trascinavano su e giù per i sentieri mentre io pensavo solo ai panini nello zaino. Dell’infanzia ricordo poco: forse perché, mentre il mondo là fuori faceva rumore, io inseguivo marmotte immaginarie. Ditemi qualcosa voi!».

Queste le parole di Charlotte, fedele lettrice del nostro settimanale, da cui è nata l’idea di una nuova rubrica: un piccolo viaggio nel tempo per persone curiose, un modo originale per riscoprire cosa accadeva nelle settimane della propria nascita. Per farlo prenderemo ispirazione dalle pagine delle edizioni passate di «Azione», che esiste dall’8 aprile 1938. Partiamo subito da quella del 2 ottobre 1980. Ci cattura subito «Il petrolio – spettacolo» di Piero Selva. L’articolo parla della guerra tra l’Iraq di Saddam Hussein e l’Iran post Rivoluzione islamica. Vi leggiamo una frase che potrebbe essere stata scritta l’altro ieri: «Dice un quotidiano italiano, “La Repubblica” (…): “il vero pericolo del conflitto è il blocco dello Stretto di Hormuz”. Il vero pericolo di una guerra, sembrerebbe logico, è che diventi sempre più sanguinosa, che faccia sempre più vittime. Il giornalista invece commette una specie di lapsus rivelatore. Il blocco dello stretto di Hormuz, definito dai cronisti con il linguaggio voluttuoso e vampiresco “la vena giugulare del petrolio verso l’Occidente”, viene presentato effettivamente per quello che “vale”. È il luogo da cui passa il petrolio che alimenta tutte le Nazioni industrializzate. La guerra ha questo “valore” e non un altro». E così – scrive l’autore – quel flagello diventa immagine tecnica: cose, beni, pozzi che vengono distrutti. E chissenefrega del dolore e della disperazione umana. Noi «abbiamo bisogno del petrolio, lo vogliamo a ogni costo, non vogliamo e non siamo in grado di modificare i nostri consumi, la nostra “civiltà”». Chi muore, muore. L’importante è che ci lascino libera la «vena giugulare».

Elezioni e manifesti volgari

Sulla stessa edizione anche un articolo sulle elezioni tedesche del 5 ottobre, che vedono confrontarsi per la Cancelleria Strauss (CDU/CSU) e Schmidt (SPD), e mette in evidenza il fenomeno della propaganda eccessiva – modellata sul modello americano – con tanto di manifesti volgari poi vietati e simboli di partito stampati «sulla biancheria intima venduta negli innumerevoli sex shop delle grandi città».

Poi si parla di droga in Ticino (scusaci Charlotte, gli argomenti non sono certo leggeri): ecco un servizio a cura di Carla Baroni e Luciana Caglio, allora redattrice responsabile del nostro settimanale. In particolare viene presentata una novità: il primo centro di accoglienza ad hoc in arrivo a Lugano. «Una specie di pronto soccorso a disposizione dei drogati bisognosi di assistenza materiale, psicologica e umana». Il problema è capire dove aprirlo: gli abitanti dei quartieri centrali non ne vogliono sapere, ne va della loro «tranquillità» e dell’immagine turistica della città. Ma le giornaliste fanno notare: «i giovani drogati (…) esistono comunque. Visibili o invisibili, appartengono alla nostra realtà e su questa realtà influiscono. Anche in questo caso, la politica dello struzzo non servirebbe a niente».

Leggiamo anche di diabete «malattia della nostra epoca» e dell’Assicurazione contro la disoccupazione: «la legge è pronta ma non garba a tutti». Curiosità: alla fine di agosto 1980, in Svizzera, i disoccupati erano 4’683, ovvero «lo 0,2% della popolazione attiva». Saltiamo poi all’edizione del 9 ottobre 1980: «Il Consiglio nazionale tornerà a dibattere lo spinoso problema dell’aborto». Due proposte erano già state bocciate, narra un articolo: nel 1977 (non punibilità se praticato nelle prime 12 settimane) e nel 1978 (in presenza di un’indicazione medica, per malformazioni del feto, se la gravidanza è frutto di una violenza o per stato di angustia della gestante). Si dovrà attendere il 2002 affinché l’interruzione volontaria di gravidanza entro le prime 12 settimane sia legalizzata.

Le donne in montagna

Concludiamo con una nota positiva dal titolo «Sesto grado e femminismo», recensione del libro Donne in cordata di Cicely Williams, alpinista inglese e socia del Club Alpino Svizzero femminile: una «mirabolante storia delle imprese compiute dalle donne in montagna in tutto il mondo». Saggio che contiene anche la voce di Silvia Metzeltin-Buscaini, luganese che vive in Italia, ricercatrice e alpinista di rilievo, che descrive le difficoltà delle donne – la società le vuole solo «mogli e madri, esemplari se possibile» – in un ambiente prettamente maschile. L’autore Franco Villa ricorda che solo da quell’anno le donne possono diventare socie del Club Alpino Svizzero, e che in Italia il veto all’ammissione femminile nel Club Alpino Accademico è caduto appena due anni prima.

Charlotte è stata la prima. Chi vuole essere la prossima storia? Scrivi a info@azione.ch con intestazione «Il mio compleanno»: raccontaci un dettaglio di te e noi ti restituiremo un frammento del tuo mondo.