La voce femminile dell’intelligenza artificiale

by azione azione
13 Maggio 2026

Potentissime, Mira Murati ovvero la leader che guida l’innovazione tra visione creativa e consapevolezza dei limiti della tecnologia

Quando parla, Mira Murati (nella foto) è più concentrata che enfatica: il suo sguardo assorto non vaga mai alla ricerca di approvazione, né si sforza di convincere. Ha infatti già convinto, e da tempo, con la forza delle idee e della sua intelligenza, come dimostra il successo della sua start-up, Thinking Machines Lab (TML), progetto nato dopo l’uscita di Murati da OpenAI, società di cui è stata Chief Technology Officer e poi, brevemente, amministratrice delegata durante la meteorica uscita di scena di Sam Altman. Prima ancora di avere un prodotto, la sua TML ha raccolto 2 miliardi di dollari, poi saliti a 12, resistendo alla corte di Mark Zuckerberg e di Meta che aveva messo sul piatto – notizia smentita ma insistente – un miliardo di dollari per assumere Murati e la sua squadra. Quando lei ha detto di no, il corteggiamento si è fatto attacco a tutto campo: lei si era portata dietro talenti della diaspora di OpenAI e Meta ha iniziato a fare colloqui di lavoro e offerte più che seducenti alle menti migliori del settore, fino a quando non è riuscita a strappare il co-fondatore Andrew Tulloch, ingolosito con un pacchetto economico da 1,5 miliardi di dollari.

Murati è una delle pochissime donne nel mondo dell’intelligenza artificiale (l’altra è Daniela Amodei di Anthropic). Ha 37 anni e un percorso professionale insolito per la Silicon Valley: è un’ingegnera che ha lavorato sia nel settore aerospaziale sia in quello dell’automobile, contribuendo anche allo sviluppo della Tesla Model X. Ha quindi un taglio più pratico, più attento alle applicazioni, e una particolarità: nei suoi discorsi non manca mai un riferimento alla questione etica e alla necessità che i Governi, invece di guardare all’intelligenza artificiale come all’invasione degli unni, assumano persone in grado di capirne le evoluzioni e mettere a punto le salvaguardie per fare in modo che le conseguenze negative vengano arginate, il fattore umano tenuto presente. «Il rischio zero non esiste», dice Murati nelle interviste mentre sembra che nella testa le passino immagini di quello che potrebbe essere, o quello che sarà, strappandole un sorriso. Per lei l’IA deve essere uno «strumento al servizio dell’umanità e non del profitto» e questo rende meno vertiginoso il discorso per un pubblico che, al di fuori della Silicon Valley, si chiede perché investire in una possibile minaccia autoindotta per il futuro dell’umanità. Mentre alcuni suoi colleghi potrebbero sembrare ragazzini lasciati troppo a lungo da soli nella stanza dei giocattoli, lei ha qualcosa che genera fiducia, e lo sa.

È nata in Albania nel 1988, studia in Canada e negli Stati Uniti

Di una discrezione assoluta, di lei si sa che è nata in Albania, a Vlora, nel 1988, in una famiglia di insegnanti in cui lo studio e la curiosità intellettuale venivano stimolati in continuazione. La piccola Mira, nata Ermira, mostra doti fulminanti in matematica, partecipa alle Olimpiadi, vince di tutto e, soprattutto, a 16 anni ottiene una borsa di studio per andare a studiare in Canada. Poi si laurea contemporaneamente in Ingegneria al Dartmouth College e in matematica al Colby College, negli Stati Uniti, e dopo una breve esperienza in Goldman Sachs inizia la sua scalata: Zodiac Aerospace, Tesla, Leap Motion, una società che si occupa di realtà aumentata, e infine Open AI, dove entra nel 2018 facendo una carriera rapidissima.

Si sa che nel 2025 si è sposata in Toscana, anche se non si conosce l’identità del marito. Ha raccontato scherzando che sua madre aveva chiesto a ChatGPT quando la figlia avrebbe finalmente trovato un uomo… Mentre molti dei potenti della Silicon Valley curano in modo quasi ossessivo la propria immagine – t‑shirt minimaliste, aria da studenti fuori sede di lusso, tutto pur di non sembrare adulti responsabili – Murati non ha bisogno di costruirsi un personaggio. Le basta essere molto curata, anche perché giovane lo è davvero, e non deve inventarsi un ruolo per farsi notare.

«Fortune» l’ha inserita tra le 50 donne più influenti al mondo

La sua carriera e il suo modo di lavorare sono impressionanti da ogni punto di vista, e lo sarebbero anche se non facesse parte del ristretto gruppo di donne che lavorano nell’intelligenza artificiale come ingegnere, programmatrici o scienziate. «Fortune» l’ha inserita tra le 50 donne più influenti al mondo e, da quando ha fondato Thinking Machines Lab – con un’enfasi sulla collaborazione tra esseri umani e IA – il suo nome è diventato uno di quelli da seguire per capire dove stia andando il futuro. Nei suoi discorsi, invita a pensare a come l’IA possa aiutarci, liberando la nostra creatività. «La società può e deve plasmarla», dice Murati, che prevede un mondo in cui tutto quello che faremo sarà ibrido, una collaborazione proficua, con interi settori cambiati e altri che vedranno nuovi orizzonti, nuove aperture. Bisogna solo stare attenti alle «allucinazioni», spiega nelle interviste con una chiarezza che non è mai pedagogica: IA si comporta come un umano, se è in difficoltà si inventa le cose «e non dice mai non lo so». Questa è la nuova realtà, e Mira ne ha le chiavi.