Accogliere la diversità nella vita quotidiana

by azione azione
13 Maggio 2026

La Fondazione Don Guanella compie 100 anni, per festeggiare invita la popolazione a un weekend di porte aperte e al Festival dell’incontro che promuove la cultura dell’inclusione

Celebrare il centenario per guardare avanti, arricchendo l’accoglienza della diversità con la valorizzazione sul territorio della sua bellezza. È con questa visione che la Fondazione Don Guanella di Riva San Vitale festeggia un secolo di impegno a fianco di giovani e adulti. Un cammino iniziato per rispondere alle fragilità legate alla disabilità e che oggi abbraccia anche le nuove forme di disagio sociale. L’iniziativa promossa in occasione di questa ricorrenza – il Festival dell’incontro – vuole essere un’occasione per promuovere in tutto il Ticino la cultura dell’inclusione, mettendo al centro la persona e le sue potenzialità. A fine maggio è inoltre previsto un weekend di porte aperte. Il progetto riflette il nuovo corso imboccato dall’ente due anni or sono con la nomina a unico direttore dei molteplici servizi di Simone Maritan. Lo abbiamo incontrato negli altrettanto secolari spazi del parco e dello storico edificio della Fondazione.

A Riva San Vitale la Fondazione Don Guanella è un villaggio nel villaggio. Nella grande proprietà, un tempo conosciuta come Istituto Canisio, sono sorti negli anni diversi servizi per rispondere in modo mirato alle esigenze di presa a carico in sintonia con i bisogni della società. Oggi si contano una decina di edifici che ospitano abitazioni, aule, laboratori, un teatro e impianti sportivi. L’essenziale sono però le persone che compongono questa realtà ben inserita nel tessuto locale e arricchita da diverse unità esterne. Queste ultime comprendono due grandi centri a Mendrisio, oltre a dieci appartamenti gestiti a Mendrisio, Chiasso e Balerna. «Accogliamo 110 ragazze e ragazzi di cui si occupano 170 collaboratori», spiega Simone Maritan, primo direttore laico nei cento anni di storia ticinese della Fondazione Don Guanella. L’ente di ispirazione cattolica è parte dell’omonima Opera, attiva in tutto il mondo e organizzata in province e delegazioni. La Fondazione svizzera fa parte, con Italia e Israele, della Provincia San Luigi Guanella. Torniamo a Riva San Vitale, dove le competenze e l’entusiasmo del direttore sono alla base della nuova strategia secondo la quale, come recita il motto della Fondazione, «nessuna persona deve essere lasciata indietro nel cammino della vita».

Questo principio generale – afferma Simone Martitan – si declina in «un approccio professionale e nel contempo familiare che valorizza l’individuo, considera la persona come unica e si concentra sulle sue potenzialità invece che sui suoi limiti». In concreto l’attività si suddivide in cinque settori affidati ad altrettanti responsbili che si occupano dei minorenni, degli adulti, delle unità esterne e dei progetti Arco e Archetto. Precisa il direttore: «La comunità socioterapeutica Arco dedicata agli adolescenti ha preso avvio nel 2013 e l’anno scorso abbiamo aperto la nuova sede appositamente costruita. Da questa esperienza nel 2021 è nato Archetto, una comunità psicoeducativa concepita per un’utenza più giovane, di età compresa fra gli 8 a i 14 anni. Oltre agli aspetti psicologici e sociali, è garantito l’accompagnamento scolastico pensato però in modo da consideare i bisogni specifici dei singoli utenti. Grazie a classi ridotte e a progetti educativi individualizzati, la Scuola Speciale permette di accogliere i bisogni specifici di ogni allieva e di ogni allievo. Come si può notare dalla progressiva espansione dei servizi offerti dalla Fondazione, quest’ultima si è sempre messa in ascolto del territorio, accogliendo con creatività e competenza le sfide emergenti. Se fino ad alcuni decenni fa le problematiche da affrontare erano prettamente legate a diverse forme di disabilità, in tempi recenti è stato necessario un cambio di paradigma per poter prendere in considerazione il disagio sociale e il bisogno di protezione dei più piccoli, collaborando con gli enti preposti sul territorio».

I diversi laboratori per gli ospiti valorizzano il lavoro come esperienza educativa e formativa.

Questa evoluzione richiede anche una costante cura del profilo e della formazione dei collaboratori. «Per garantire una presa a carico adeguata, con obiettivo finale il reinserimento in famiglia e nella società, è indipensabile che il personale sia preparato e motivato». Oltre a focalizzare l’attenzione sui singoli ospiti, di cui conosce nome e storia, Simone Maritan ha quindi già avviato diversi progetti a favore dei collaboratori. «Un esempio è rappresentato dal programma peer support (supporto fra pari) per il quale sono stati formati quindici collaboratori in grado di fungere da primo punto di riferimento in caso di burnout o di una grave sollecitazione di un/a collega durante lo svolgimento del proprio lavoro».

Sempre più spesso i collaboratori sono chiamati a lavorare con gli ospiti in progetti che li portano all’esterno dei muri della Fondazione, esperienza molto arricchente per tutti, ma che deve fronteggiare un numero maggiore di situazioni impreviste e a volte complesse. Il direttore illustra la questione citando il mercato ortofrutticolo. «Disponiamo di una serra, dove già si svolgeva la vendita al pubblico. Ora però, con gli ospiti del settore adulti siamo presenti in settimana anche ai mercati di Mendrisio e Chiasso e il sabato mattina coinvolgiamo in questa attività i ragazzi del Ciliegio». Il Foyer Il Ciliegio si inserisce nel più ampio ventaglio di risposte che la Fondazione dedica al Settore Adulti, offrendo ai giovani maggiorenni percorsi personalizzati in base allo loro esigenze e alle prospettive per il loro futuro. L’offerta è articolata e flessibile: comprende il foyer residenziale e appartamenti protetti per chi sperimenta una prima autonomia. Il concetto di base è quello di accompagnare le persone in un percorso di crescita globale con un progressivo rafforzamento delle capacità di affrontare le responsabilità lavorative e l’indipendenza abitativa. Per i minorenni, oltre ai gruppi abitativi e alla Scuola Speciale, è attiva la Preformazione Professionale che, attraverso la didattica e diversi laboratori, si occupa di accompagnare ragazze e ragazze dai 14 ai 18 anni, per costruire il loro progetto di vita.

Il pubblico è invitato a rendersi conto dell’articolata vita che anima la Fondazione Don Guanella in occasione delle porte aperte previste nei giorni 30 e 31 maggio. Sabato 30 saranno organizzate diverse attività e domenica 31 è previsto un pranzo per l’intera comunità al termine della Messa celebrata per l’occasione nel chiostro. L’occasione di maggior rilievo per conoscere l’impegno della Fondazione a favore dei giovani con difficoltà è però rappresentato quest’anno dal Festival dell’incontro che si terrà in ottobre. Simone Maritan: «Desideriamo celebrare il centenario offrendo la possibilità a persone, famiglie, professionisti e istituzioni di sperimentare e comprendere la bellezza della diversità in modo diretto. L’esperienza condivisa – dall’arte allo sport, dalla musica all’ascolto di testimonianze – permette di creare empatia e consapevolezza in modo più efficace di un convegno tradizionale. Porteremo l’inclusione negli spazi pubblici (piazze, teatri, palazzetti, scuole) sull’arco di tre giornate. La giornata inaugurale dell’8 ottobre sarà dedicata ai più piccoli con uno spettacolo sul tema della diversità. È inoltre in calendario il momento ufficiale con la presentazione della mostra e del libro (curato da Luigi Maffezzoli) sui cento anni della Fondazione Don Guanella. Seguirà il 9 ottobre la giornata di formazione e confronto con i professionisti per riflettere sui valori dell’inclusione e infine sabato 10 prevarrà lo spirito festoso dedicato a famiglie e bambini sempre con l’intento di far scoprire La bellezza della diversità che è il titolo del Festival». Con questo festival, conclude il direttore, la Fondazione intende guardare più al futuro che al passato, coinvolgendo il maggior numero possibile di partner sul territorio in modo che le giornate di ottobre siano solo la prima edizione di un festival da riproporre negli anni a venire in altri luoghi del cantone per mettere in luce, celebrandola, la diversità.

Attraverso il Festival dell’Incontro la Fondazione Don Guanella celebra il suo centenario facendosi portavoce di un chiaro messaggio: l’accoglienza non abita solo nelle strutture, ma anche nella vita quotidiana. La comunità è invitata a condividere spazi e momenti ordinari affinché l’incontro non sia solo un evento, bensì un legame autentico e spontaneo, capace di nascere con naturalezza proprio fuori dalla porta di casa.