Manifesti e pittura a Casa Rusca
Non c’è locarnese (scusateci l’iperbole) che non abbia visto almeno una volta un’opera di Daniele Buzzi: basti pensare al manifesto rosseggiante con la Madonna del sasso sullo sfondo, e le foglie di due palme in ombra infilate sul lato destro del dipinto (v. foto). Indubbio il suo approccio postimpressionista: ritenuto il fondatore della cartellonistica d’arte ticinese, nelle sue opere, di fatto, il paesaggio si condensa in forme leggibili e immediate, mentre nella pittura si spinge ancora un po’ più in là , usando linee ancora più semplificate, colori smorzati, non vibranti. Parliamo di grafica svizzera del primo Novecento, per la quale Buzzi determinò in modo decisivo la definizione di un immaginario visivo legato al nostro territorio.
Ebbene, a Locarno, negli spazi di Casa Rusca, una nuova esposizione (Daniele Buzzi. Dipinti e manifesti) ripercorre la figura di questo artista nato a Locarno nel 1890 e scomparso nel 1974. La mostra riunisce un insieme ampio di lavori, tra cui anche materiali raramente visibili. Il percorso affronta i diversi ambiti della sua attività : non solo la produzione grafica, per cui è noto a livello nazionale, ma per l’appunto anche i dipinti, le incisioni e i lavori su carta che ospitano paesaggi, figure e nature morte.
Nel mentre è stato pubblicato anche il catalogo (Dadò Editore). Il libro amplia i contenuti dell’esposizione con nuovi contributi critici e a una ricognizione documentaria aggiornata. Oltre ai saggi dei curatori, include interventi di studiosi e specialisti, tra cui Bettina Richter e Bastien Cheseaux, e presenta un repertorio delle opere organizzato per nuclei tematici, utile a seguire l’evoluzione dell’artista.
