L’ultimo viaggio di Nils Vik

by azione azione
6 Maggio 2026

Ricordi di fantasmi e di incontri traghettati nei fiordi norvegesi nel libro di Frode Grytten, vincitore del Brage Prize

Il giorno in cui Nils Vik morì (Carbonio, 2025) inizia in «un tranquillo e piovoso giorno di novembre» in un isolotto della Norvegia, quando l’omonimo protagonista, barcaiolo-traghettatore per tutta l’esistenza nei fiordi, sta vivendo il «suo ultimo giorno». Malinconico, già molto in là con l’età, parla a voce alta con il fantasma della moglie Marta, morta per un ictus ormai da tempo, e scrive un biglietto alle due figlie: «Ho lasciato questa casa e non vi farò più ritorno. Prendetevi cura l’una dell’altra. Papà», prima di salire sulla sua barca insieme al cane parlante Luna, morto anche lui, che però lo accompagna in questo ultimo viaggio. Nel battello conserva gelosamente un diario di bordo nel quale ha annotato nel tempo la vita del villaggio, le lunghe nevicate, ma anche le esistenze di quelli che salivano per essere trasportati, un memoriale che mette insieme i vivi e i morti in una sorta di Spoon River scandinava.

Con Il giorno in cui Nils Vik morì, Frode Grytten costruisce una Spoon River nordica fatta di presenze che sfumano nel paesaggio tra insenature e baie

Mentre Nils viaggia, ricorda e ripercorre l’intera esistenza che incrocia quella degli altri: ha accompagnato molte coppie al matrimonio; un giovane chitarrista ribelle finito con l’automobile tra le acque del mare; la donna disperata strafatta di alcol che prima di scendere gli ha chiesto di strangolarla; è stato il confidente di Jens Hauge, un uomo solo che cercava in una città vicina la compagna della vita; ha trasportato l’eccentrica Miss Norvegia 1966, così come l’attore Edward g. Robinson di cui aveva visto al cinema Song of Norway.

Attraverso lo sguardo attento e partecipato del protagonista quella che sembrava una storia privata diventa un romanzo corale a cornice, o meglio ancora un romanzo di racconti sospesi tra la vita e la morte, i destini incrociati di donne e uomini colti nell’iperrealismo dei giorni, nelle segrete del quotidiano, e dentro l’incantevole e fiabesco paesaggio nordico che entra in sintonia con i fatti narrati.

Frode Grytten, con delicatezza e pudore, ci fa scoprire un mondo in bilico tra desiderio e rassegnazione, movimenti interiori di personaggi toccati dal daimon dell’esistenza, con i toni e la liricità della narrativa poetica. In questo libro struggente, di grande intensità, vincitore del premio norvegese Brage Prize nel 2023, molte delle persone trasportate sono ormai i fantasmi dei morti, come la signorina Alstadsaeter, l’insegnante che «sedeva nella cabina con pile di compiti da correggere», la quale gli confessa tutta la sua infelicità. Nils ricordava tutti i bambini che erano nati, le madri che aveva accompagnato a partorire, quello con il piede torto che da grande diventò un grande campione di basket, e la levatrice Kari Aga, che quando aiutava qualcuno a venire al mondo subito dopo beveva un bicchierino di cognac.

Il protagonista, come si pensa accada prima di morire, rivede in poche ore tutta la sua vita: «In quell’ultimo giorno avrebbe disteso un filo attraverso il tempo, avrebbe seguito il tempo a ritroso, avrebbe osservato dove il tempo lo avrebbe portato». Adesso navigava in mare aperto e andava incontro alla sua fine : «Io sono Nils Vik, sono un uomo con una barca. Ho attraversato il fiordo con una barca piena di volti» […] «Il mio volto è esistito, e presto non esisterà più. Perdo velocità, cammino nell’aria senza meta, divento acqua, questa grande percentuale di me che è acqua, il mio volto che tornerà a essere acqua». Poi grida al fantasma di sua moglie Marta, come un naufrago felice: «Ti aspetto, amore mio». Di lei aveva scritto sul diario di bordo: «Sei necessaria come la terra, ho bisogno di te come il pane del mattino, come il sonno della sera».