Cara Silvia,
sono mamma di una ragazza di 16 anni. Mia figlia Mirella è sempre stata tranquilla, affettuosa e allegra anche se di indole riflessiva e pacata. Molto sportiva, sembra trovarsi bene con le sue compagne di squadra e il passaggio alle scuole superiori dopo le medie è stato «indolore», i risultati sono buoni. Eppure ultimamente è molto chiusa in se stessa, sembra sempre triste, parla pochissimo, controlla molto il cibo che mangia. Ha anche diminuito le uscite con le amiche. Capisco che l’adolescenza sia un’età dolorosa, ma come mamma non riesco a non preoccuparmi. Mi ricordo che alla sua età non parlavo con mia mamma e non avrei gradito una sua intromissione ma ora mi chiedo: è meglio parlarle apertamente, incoraggiarla ad aprirsi o lascarle i suoi spazi di silenzio? E fin dove la tristezza è «normale»? Grazie per i consigli, Maria
Cara Maria,
la tua lettera giunge quanto mai opportuna in quanto negli ultimi tempi l’interesse di stampa e social si è concentrato sul malessere degli adolescenti maschi che manifestano il loro disagio con gesti eclatanti: aggressioni, minacce, pornografia. Le coetanee invece, molto più discrete tendono, come tua figlia, a chiudersi in se stesse, sulla propria identità, sul proprio corpo. L’isolamento favorisce stati d’animo crepuscolari, che, pur essendo dolorosi, sembrano non chiedere comprensione. Ma siamo esseri sociali e nessuno basta a se stesso.
Come osservi il rischio per Mirella è di cedere alle lusinghe dell’anoressia che promette un corpo perfetto, idealizzato, posto sotto controllo: una «bolla di luce», come lo definisce un’anoressica in terapia. I primi sintomi sono l’interesse ossessivo rivolto all’alimentazione, al contenuto e alla dose del cibo. Ma, come sempre, il miglior rimedio è la prevenzione che inizia con la comprensione. Tua figlia sta affrontando il compito più difficile dell’adolescenza: delineare la propria identità e, sottraendosi alle proiezioni e alle attese dei genitori, divenire se stessa. Paradossalmente l’impresa è particolarmente difficile quando la madre è una figura positiva, attenta e amorevole. Per separarsi occorre infatti mobilitare energie aggressive che possono colpevolizzare chi le prova. Eppure per crescere è necessario tagliare il «cordone ombelicale psichico» che collega ogni figlio ai propri genitori.
Per favorire questo processo, mi chiedi: «È meglio parlare a mia figlia apertamente o lasciarle i suoi spazi di silenzio?». Purtroppo non esistono ricette in merito. Il dialogo si può attendere ma non pretendere. Ciò che conta è comunicare a Mirella la tua disponibilità all’ascolto, anche creando momenti d’intimità come una gita, un acquisto particolare, uno spettacolo condiviso. È giusto e opportuno che tu ripensi alla tua giovinezza perché solo così si possono capire le difficoltà e le possibilità di crescere.
Un tempo la società aiutava ragazze e ragazzi a costruire la propria personalità con riti di passaggio. Alle sedicenni si permetteva per la prima volta di indossare calze velate, scarpe col tacchetto e uscire al cinema con le amiche. Ora, a parte le classi scolastiche, i riti di passaggio non esistono più e ognuna deve tracciare la strada e raggiungere la meta da sola. Non è facile in quanto spesso subentrano frustrazioni che acutizzano le normali crisi adolescenziali. Una delle più penose è la rottura del rapporto con l’amica del cuore o con il gruppo di amiche. L’esperienza fa soffrire in quanto induce uno stato d’animo di solitudine e di abbandono. Mentre i maschi rispondono alla domanda «chi sono io?» attraverso forme di competizione dotate di regole, le dinamiche dell’identità femminile sono pulsionali, profonde, oscure. Spesso non lasciano ferite visibili, ma lividi dell’anima. Solo con la maturità noi donne impariamo ad essere amiche solidali.
Tornando a Mirella, invece di spingerla ad affrontare il presente, prospettale le possibilità che la vita potrà offrirle. Mi dici che è brava a scuola, una condizione che promuove scelte lavorative, soprattutto se gli insegnanti forniscono motivazioni personalizzate. Cerca infine di non preoccuparti troppo: lo scopo di certi atteggiamenti catastrofici delle figlie è di riversare sulla madre le emozioni negative perché dimostri, con la sua disponibilità, che sono vivibili e condivisibili. Infine vedrai che, col procedere dell’età evolutiva, l’ombra che rattrista le ragazze in fiore svanisce da sola, come la nebbia al sole.