Il turismo è un affare di famiglia

by azione azione
25 Marzo 2026

Se l’algoritmo sa tutto di noi e decide cosa dovremmo fare, allora, per quanto riguarda i viaggi, la famiglia è il nostro primo algoritmo: trasmette da una generazione all’altra cosa consideriamo normale, sicuro, comodo e desiderabile quando siamo lontano da casa. Oggi questa dinamica viene spesso riassunta con un nuovo termine, inheritourism, cioè l’idea che preferenze e abitudini di viaggio si tramandano e si ereditano. Per esempio, in uscita dall’inverno, alcune famiglie cercano una pausa dal freddo nei mari caldi: relax e riposo assoluto. Per altre la settimana bianca e lo sci sono irrinunciabili, in una prospettiva più dinamica e sportiva. E si continua così, generazione dopo generazione.

In un sondaggio legato alle tendenze del 2026, commissionato dalla grande catena di alberghi Hilton e realizzato intervistando quattordicimila adulti in quattrodici Paesi, il 73% dei viaggiatori ritiene che i genitori abbiano influenzato il loro stile di viaggio, il 66% la scelta degli alloggi e circa il 60% la familiarità con programmi fedeltà o con certi brand. L’influenza familiare agisce su piani diversi. Si interiorizza un repertorio («come si è sempre fatto»), insieme a un’idea di comfort che spesso diventa lo standard di riferimento. Ma si «eredita» anche un modo di pagare e pianificare: risparmiare a lungo per il viaggio importante, oppure destreggiarsi tra punti, miglia e carte.

Durante l’infanzia e l’adolescenza molti genitori portano i propri figli a visitare i luoghi più conosciuti, soprattutto in Europa: le grandi capitali, i leggendari musei, i parchi naturali e così via. È una parte importante della formazione della nuova generazione, che oltretutto si integra perfettamente con i programmi scolastici; giunti alla maggiore età, i giovani possono esplorare, da soli o con gli amici, mete fuori rotta e stili di viaggio alternativi. Naturalmente questo vale soprattutto, anche se non esclusivamente, per il ceto medio; chi cresce in famiglie con minori risorse economiche o con una minore consuetudine ai viaggi culturali dovrà spesso colmare più tardi questo divario di esperienze.

In alcuni passaggi cruciali della storia però i figli si contrappongono ai genitori, invece di seguirne le orme, e questo è avvenuto anche nel campo dei viaggi. Per esempio negli anni Sessanta del secolo scorso, proprio quando il benessere del boom economico promuoveva il turismo di massa, molti giovani hippie presero la via dell’Oriente, intraprendendo viaggi lunghi, con un budget ridotto, poco programmati e in netta rottura con i modelli familiari. Una generazione dopo, dal 1972, il viaggio con Interrail dopo l’esame di maturità aveva motivazioni simili.

Poi, però, qualcosa è nuovamente cambiato. Oggi molti giovani – per esempio i miei studenti all’università – non hanno problemi a viaggiare con la propria famiglia d’origine. Anzi, una delle tendenze più visibili è proprio il turismo di famiglia multigenerazionale: viaggi che coinvolgono nonni, genitori e figli (e talvolta zii o cugini). Subito dopo la pandemia erano viaggi dettati dalla volontà di ritrovarsi e stare di nuovo assieme. Poi l’abitudine è rimasta per i vantaggi pratici – minori costi, facilità organizzativa – e al tempo stesso per motivazioni più elevate: tempo di qualità condiviso, costruire insieme memorie familiari, trasmettere il proprio stile di viaggio ai più piccoli.

La famiglia allargata condivide alcune esperienze al completo – cene, escursioni, musei – mentre si divide per altre: spa per adulti, mini-club per bambini ecc. Interessante anche la componente decisionale: i nonni sono spesso sponsor, i genitori organizzatori, e i figli, secondo ricerche recenti, hanno un peso sorprendente nella scelta della destinazione (la cosiddetta kidfluence).

I viaggi sono una parte importante della nostra vita ed è importante costruire un percorso di crescita sano, consapevole, dove ereditiamo abitudini, gusti e paure dalla famiglia d’origine, ma possiamo anche rielaborarli, correggerli, superarli. Siamo la nostra famiglia d’origine e al tempo stesso siamo qualcosa di unico, originale, irripetibile. Nello spazio tra queste due dimensioni si gioca il nostro destino; e non solo nel viaggio.