Allo Spazio d’Arte ai Frati le opere più recenti di Simonetta Martini; nel Porticato della Biblioteca, Renzo Ferrari
Artista colta e curiosa, Simonetta Martini ha portato avanti la sua ricerca con grande coerenza a partire dagli anni Ottanta, sviluppando una pittura narrativa intrisa di rimandi a epoche e culture differenti. Avvalendosi della forza espressiva della figurazione, nelle sue tele ha racchiuso le suggestioni provenienti dai linguaggi del passato e della contemporaneità che ha trovato più affini al proprio sentire, rielaborandoli in maniera personale e distintiva.
Le opere di questa lunga stagione richiamano mondi arcaici e misteriosi in cui si ritrovano la ieraticità dello stile bizantino, la solidità della pittura medievale, la preziosità dell’arte etnica, l’atmosfera sospesa della Metafisica e, ancora, tanti riferimenti a singoli maestri che hanno influenzato in maniera importante l’artista ticinese, come Giotto, Masaccio, Friedrich, Matisse, Gauguin, Carrà e Hopper.
Affidandosi a un tessuto cromatico ora estremamente delicato, ora dai contrasti più accesi, Martini ha dato vita a un universo denso e stratificato in cui tutto pare immerso in una dimensione atemporale. Un universo enigmatico popolato da figure umane dalla marcata presenza plastica che, con movenze quasi solenni, interagiscono con una natura mitica e rassicurante.
Nel segno della continua sperimentazione e del corroborante superamento dei risultati conquistati che caratterizzano l’indagine di ogni valido artista, Martini ha dato negli ultimi anni una svolta significativa alla propria ricerca, intraprendendo un cammino che ha cambiato profondamente la sua cifra stilistica. Complici di questo mutamento sono stati la preparazione di una grande opera per una «porta» dei Trasparenti processionali di Mendrisio nel 2018 e l’isolamento pandemico della primavera del 2020, esperienza molto forte, quest’ultima, che ha permesso all’artista di instaurare un legame intenso, quasi simbiotico, con la natura circostante la sua abitazione di Curio.
A pochi passi dalla sua dimora, Martini ha scoperto così un mondo fatto di sentieri, alberi, rocce e sorgenti di cui si è sentita parte integrante e di cui ha restituito la potenza silenziosa e il dinamismo nascosto in una serie di disegni di grande spontaneità.
A questi due episodi fondamentali si aggiunge l’avvicinamento di Martini alla pittura orientale antica, stimolato dalla lettura dei testi dell’artista e poeta cinese Shitao. Per lei, da sempre spinta dal desiderio di nutrire la propria arte di letteratura, l’incontro con le teorie sulla genesi di tutte le forme pittoriche da un unico tratto di pennello e sulla spontaneità del gesto del dipingere (il «metodo senza metodo») è fonte di inedite riflessioni che la conducono ad affrancarsi dai condizionamenti dell’atto creativo e ad abbracciare una visione del fare pittura sorretta dall’istintività.
Non è un caso, dunque, che il titolo della mostra dedicata a Martini, allestita nello Spazio d’Arte ai Frati di Lugano e curata da Simone Soldini, abbia come titolo una citazione dal Libro dei Mutamenti: «Propizio è attraversare la grande acqua», un invito a coltivare tempra e attesa lasciandosi guidare dallo spirito della vita mediante l’essenza della natura.
I racconti pittorici dei decenni passati lasciano ora il posto a immagini dall’aspetto instabile che diventano tracce primordiali cariche di significati profondi. Queste opere dell’artista, il cui tema principale è l’acqua, sono composizioni che prendono vita nel fluire del colore dal pennello intriso di liquido alla superficie della tela. Lo scorrere spontaneo del pigmento diluito sino al limite crea così nuove spazialità e schemi decorativi liberi da ogni restrizione figurativa.
Frutto di una gestazione lenta che procede per sottrazione al fine di eliminare il superfluo, questi dipinti trovano da sé la loro fisionomia sotto lo sguardo dell’artista, decretando la propria conclusione solo quando ogni riferimento alla realtà diviene unicamente intuibile. Nessuna lettura imposta, nessuna narrazione, solo segni mutevoli che evocano un principio e una fine attraverso la trasformazione.
Nel porticato della Biblioteca Salita dei Frati, i lavori del pittore Renzo Ferrari ci catapultano invece nell’inquietudine di una contemporaneità segnata da vicende sempre più drammatiche. Per l’artista di Cadro il confronto con il presente è fondamentale: egli osserva, documenta, critica e testimonia con tenacia gli accadimenti che scandiscono la nostra quotidianità, portandoci a riflettere su quanto ci troviamo ormai pericolosamente vicini al «momento critico». Le opere esposte, acquarelli e piccoli oli su tavola realizzati tra il 2024 e il 2025, raccontano senza filtri il dissennato procedere umano tra conflitti bellici, lotte di potere e soprusi al pianeta.
Nei lavori di Ferrari, il caos del mondo che ci circonda si incarna in immagini visionarie dalla tavolozza cromatica accesa in cui si muovono figure angosciate e angoscianti, vittime e carnefici. Figure che ci guardano dritto negli occhi e che, nella loro definizione approssimativa ma al contempo vigorosa, trasmettono l’urgenza del risveglio delle nostre coscienze.
