Da uno studio condotto lo scorso anno dal Laboratorio di Ingegneria dello Sviluppo Schürch (LISS) emergono diverse potenzialità della valle che andrebbero a beneficio delle persone della terza e quarta età come pure delle generazioni più giovani
Cosa significa oggi vivere da anziani in una valle periferica come la Calanca? Quali sono le prospettive per questa fascia della popolazione e in realtà per il futuro dell’intera valle? Da uno studio condotto lo scorso anno dal Laboratorio di Ingegneria dello Sviluppo Schürch (LISS) emergono diverse potenzialità che finora non sono però riuscite a operare in sinergia per produrre risultati a beneficio delle persone della terza e quarta età come pure delle generazioni più giovani che, attratte dal patrimonio naturalistico della valle, hanno deciso di stabilirsi in Calanca svolgendo attività produttive legate a questa risorsa. Lo studio condotto da LISS – fondato e diretto da Dieter Schürch, psicologo e ricercatore – offre un’analisi della situazione attuale dalla quale i Comuni intendono partire per costruire nuove dinamiche sociali già sperimentate dal Laboratorio in altre regioni periferiche.
La Val Calanca è composta da cinque Comuni: Calanca (frutto di un’aggregazione guidata da Arvigo), Buseno, Castaneda, Rossa e Santa Maria in Calanca per un totale di circa 850 abitanti. Lo studio, al quale hanno aderito tutti i Comuni, è partito con una serie di interviste a oltre 120 persone di cui 77 anziane (45 donne, 22 uomini) che vivono sole nella misura del 41%. I loro racconti testimoniano di un presente che tutto sommato li soddisfa, mentre sono preoccupate per il futuro. Raccontano di sentirsi bene e utili, potendo contare su relazioni solide, oltre a manifestare un forte legame con il territorio. «Le relazioni sociali sono un aspetto essenziale del benessere della persona anziana – precisa il direttore di LISS – come afferma anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella sua definizione di benessere nell’anzianità . Il modello integrativo che abbiamo elaborato e mostrato ad autorità e popolazione vede la persona anziana al centro di un cerchio che ha sulla sua circonferenza elementi costitutivi dell’integrazione del singolo nella società . Questi elementi sono i luoghi simbolici e d’incontro sociale, la scuola, i negozi multifunzionali, le testimonianze storiche, gli spazi per la formazione, le zone contemplative, i punti per incontri ludici e i servizi di assistenza».
Da rilevare, a proposito di quest’ultimo ambito, il ruolo di Spitex ACAM Moesa (Associazione per la cura e l’assistenza a domicilio nel Moesano), che ha sostenuto lo studio, così come hanno fatto il Cantone dei Grigioni e l’Ente Turistico Regionale del Moesano. Tutti questi attori vedono l’interesse nel promuovere, attraverso le raccomandazioni formulate nel Rapporto intermedio di LISS dello scorso dicembre, una serie di misure e collaborazioni volte a evitare l’isolamento degli anziani e a garantire in generale una continuità alla vita della valle. Ciò in particolare a fronte di segnali che, come in altre zone decentrate, sono precursori di un progressivo abbandono delle attività dell’uomo. L’indagine, che ha preso in considerazione anche tutti gli enti e i servizi presenti, ha constatato la chiusura di ristoranti e negozi, le difficoltà legate al trasporto con collegamenti complicati, le sfide delle giovani famiglie desiderose di innovare e il problema dei letti freddi.
La Val Calanca può però contare su alcuni punti di forza. Li presenta il ricercatore: «A livello individuale abbiamo incontrato molti giovani anziani che hanno manifestato disponibilità per offrire un aiuto a chi è in difficoltà . Al momento vi sono soluzioni in questo senso ma non sono strutturate. Fra le nostre dieci raccomandazioni figura la costituzione, in collaborazione con Spitex, di un gruppo di facilitatori della comunicazione intergenerazionale. Si tratta di volontari (anche anziani) appositamente formati per operare nei vari centri della valle quali punti di riferimento e di ascolto. La proposta si basa su quanto realizzato in Ticino, in particolare nel progetto di Monte (frazione di Castel San Pietro), con i tutor di comunità ». Fra le altre risorse di cui dispone la Val Calanca figura il patrimonio paesaggistico preservato con il Parco Val Calanca quale mezzo per valorizzare e rendere attrattiva la zona anche sul piano turistico. In questo caso si punta a un turismo di qualità , rispettoso dell’ambiente, che necessita comunque di un territorio vivo. Da quest’ultimo provengono prodotti che non hanno problemi di smercio fuori dal contesto locale e quindi da considerare interessanti dal punto di vista economico. In un’ottica sociale attira l’attenzione il successo degli eventi organizzati in diverse località , il cui richiamo supera i confini regionali con la presenza di persone di tutte le età .
Va inoltre menzionata, quale caratteristica della popolazione della Val Calanca, la marcata presenza di persone di origine svizzero tedesca. Spiega Dieter Schürch: «Sono persone giunte per lo più negli anni Sessanta come componenti di giovani famiglie alla ricerca di una vita in sintonia con la natura. Negli anni hanno promosso il recupero di testimonianze e tradizioni. Ora, diventate anziane, faticano a immaginare un futuro sereno in special modo nella quotidianità ». A questi abitanti e a un’intera valle si può ridare speranza per il futuro unendo le forze e con un accompagnamento specialistico quale è quello di LISS. Un primo passo in questa direzione è stato compiuto lo scorso 6 marzo durante un incontro fra gli autori dello studio e i rappresentanti dei cinque Comuni, incontro che – riferisce il nostro interlocutore – «ha dato avvio a un processo di consolidamento della volontà politica in favore della realizzazione del progetto sulla base del Rapporto intermedio. Per informare la popolazione si è deciso di inviare a tutti i fuochi la presa di posizione sul Rapporto dello Spitex ACAM Moesa, un’iniziativa che sta contribuendo in modo significativo al processo di cambiamento anche perché il servizio è molto apprezzato dalla popolazione».
Nel concreto, il Laboratorio di Ingengeria dello Sviluppo Schürch propone una decina di raccomandazioni. Fra le principali, oltre alla già citata formazione di volontari per fungere da punto di riferimento, figura la concezione di luoghi d’incontro multifunzionali da accompagnare nel loro sviluppo. I microprogetti innovativi esistenti, in grado di favorire la presenza e la partecipazione di nuove famiglie, vanno pure sostenuti facendoli conoscere all’interno ma anche all’esterno della valle per fungere da stimolo. Avendo constatato situazioni di fragilità poco visibili, il Laboratorio consiglia di prolungare i colloqui esplorativi alla base dello studio per meglio circoscrivere queste problematiche, mentre di fronte alla rapida evoluzione tecnologica, si suggerisce di prevedere momenti di incontro per favorire l’accesso al mondo digitale. Un ulteriore aspetto che aiuterebbe in particolare la popolazione anziana è il coordinamento delle attività offerte dalle diverse associazioni. Riguardo al patrimonio naturalistico si avanza l’idea di consolidare il ponte fra l’attività del Parco Calanca e la locale realtà socio-culturale, come pure di valorizzare l’immagine di Braggio quale ambiente rigenerativo.
In sintesi queste raccomandazioni tendono a una maggiore comunicazione e a un miglior coordinamento fra i diversi enti operanti nella valle. L’obiettivo è di valorizzare tutte le risorse, abitanti compresi, per migliorare l’ambiente di vita della popolazione con un’attenzione particolare per quella anziana. Le proposte hanno il vantaggio di basarsi su interventi di proporzioni contenute facilmente attuabili e di partire dal basso, dall’ascolto dei diretti interessati.
