Cara Silvia,
sono nonna di un ragazzo di 14 anni, Edoardo, un bambino particolarmente atteso e amato. A scuola non ha mai avuto problemi: è stato sempre il più bravo della classe e gli insegnanti non avevano che elogi per lui.
Dato che i genitori lavorano e sono fuori tutti i giorni, sino alla fine delle Medie me ne sono occupata io. Lo seguivo nei compiti, andavamo insieme in libreria, non mancavamo un film per la sua età e gli ho fatto conoscere tutti i monumenti della nostra città. Era curioso di tutto e faceva mille domande.
Ora è al liceo e, giustamente, mi sono fatta da parte. Ma è da quando se ne occupano i genitori che sono sorti problemi. Mia figlia è sempre stata impegnata nella carriera e, nel tempo libero, se ne occupava il padre, un uomo simpatico, allegro, giocherellone. Faceva il cavalluccio mettendosi il figlio sulla schiena, saltavano sul letto, giocavano a nascondino, mangiavano gelati e biscotti a volontà. Era un rapporto tenero e spensierato che a tutti noi faceva sorridere. Ora Edoardo non accetta più le premure del padre. È distaccato, irritabile, maleducato. Qualche giorno fa lo ha spinto via in malo modo, poco ci mancava che lo picchiasse! Siamo disperati: che cosa è accaduto? Possibile che in così poco tempo sia cambiato tanto? / Giovanna
Cara Giovanna,
è accaduto che Edoardo è cresciuto e rifiuta il ruolo di bambino perfetto che gli avete cucito addosso. In età evolutiva quello che andava bene ieri non va bene domani. L’adolescenza è una stagione di trasformazioni rapide e profonde: il corpo cambia, i pensieri si fanno più complessi, il bisogno di autonomia diventa urgente. Il ragazzo comincia a interrogarsi su chi è e su chi vuole diventare, e per farlo deve anche prendere le distanze dalle immagini che gli adulti avevano costruito per lui. Non è tanto Edoardo, ma il padre e, di conseguenza, la famiglia che deve cambiare.
In adolescenza i figli non hanno bisogno di un padre amicone (gli amici se li scelgono da soli), ma di un padre responsabile, che li comprenda e li aiuti a diventare adulti, anche accettando qualche incomprensione o qualche momento di distanza. Probabilmente ci siete passati anche lei e suo marito, per cui è molto utile rievocare la vostra esperienza, rivivere gli stati d’animo che avete provato allora. Questo coinvolgimento rende i rapporti con i figli meno doverosi e più autentici, meno formali e più comprensivi. Ho sentito tanti padri affermare con orgoglio: «Sono il miglior amico di mio figlio», ma non ho mai sentito un adolescente dire: «Sono il miglior amico di mio padre». Questo perché tra genitori e figli non serve una falsa uguaglianza, ma una relazione chiara, in cui ciascuno riconosca il proprio ruolo. Occorre che entrambi riconoscano la reciprocità dei ruoli nella differenza.
Ciò non impedisce che padre e figlio facciano delle cose insieme. Mentre la relazione tra donne si basa tipicamente sul dire, sul dialogo, quella tra gli uomini si basa molto di più sul fare: fare le cose assieme e condividere ciò che ne deriva. Può essere uno sport, un lavoro manuale, una passeggiata, una passione comune. Sono momenti in cui si costruisce complicità senza bisogno di troppe parole. Ma è importante che vi sia sempre un rispetto della verticalità delle posizioni.
Edoardo, forse senza neanche poterlo ammettere a se stesso, si attende dal padre una guida che gli indichi come affrontare le scelte che la vita gli pone. Sono qui essenziali un’attenzione non invadente e, soprattutto, l’esempio quotidiano: il modo di parlare, di rispettare gli altri, di affrontare le difficoltà. I ragazzi osservano molto più di quanto ascoltino.
In questo difficile cambiamento la madre non può restare a guardare. Occorre un gioco di squadra tra i genitori, una collaborazione che renda il clima familiare più stabile e rassicurante. E neppure tu, cara nonna, devi sentirti esclusa: il tuo affetto e la tua discreta presenza possono continuare a essere un punto di riferimento prezioso, purché rispettino la nuova autonomia del ragazzo.
A indicare la rotta da seguire sin dall’infanzia dei figli vi suggerisco un libro corredato da racconti autobiografici e da suggerimenti concreti, un libro gradevole da leggere e da condividere: Il papà peluche non serve a nulla (BUR). Lo scrive Daniele Novara, tra i pedagogisti più noti, un educatore che unisce una vasta esperienza a una profonda competenza. Auguri a tutti.