Dietro alla fede, una precisa agenda politica

by azione azione
13 Ottobre 2025

Viaggio nel cristianesimo trumpiano, un movimento che unisce patriottismo, tradizionalismo e religione, trasformando il pulpito in un’estensione della campagna elettorale

È una domenica mattina a Washington, nel cuore dello U Street Corridor, un tempo epicentro della cultura afroamericana e oggi quartiere di locali, teatri e nuova vitalità urbana. Nel Lincoln Theatre, storico tempio del jazz, non si entra per un concerto ma per il servizio della Passion City Church, una delle circa 800 chiese della capitale. La band sul palco intona melodie trascinanti, la platea canta a occhi chiusi, con le mani alzate verso il cielo. L’atmosfera è insieme festosa e intensa, sospesa tra musica e preghiera.

Per la destra americana, il nuovo fervore che attraversa le chiese nonè solo un fatto di fede: è una battaglia culturale John e sua moglie Pam, texani trapiantati da cinque anni a Washington per lavoro, sono seduti nelle balconate. «Negli ultimi mesi la chiesa è più piena – raccontano – ma soprattutto la gente ascolta davvero il messaggio». Non sono solo titoli o statistiche, per la coppia il «revival» è una realtà: sono panche occupate, occhi lucidi, un fervore che attraversa le congregazioni da un capo all’altro del Paese. Dopo l’assassinio di Charlie Kirk (l’attivista Maga e podcaster ultraconservatore ucciso in un college dello Utah a settembre) la destra religiosa americana parla di risveglio spirituale. E, a giudicare da questa celebrazione, non sembra mera retorica. Quando il pastore sale sul palco, la musica si abbassa. Lui si inginocchia e con voce rotta dall’emozione invoca Dio perché guarisca la Nazione e la benedica. Dalle prime file al fondo della sala, molti lo seguono: decine di persone in ginocchio. Per anni, i sociologi della religione hanno raccontato un’America che perdeva la fede. I numeri lo confermavano: ogni anno la percentuale dei cristiani praticanti si restringeva, le chiese si svuotavano, i ministri si affannavano a cercare anime. Poi, quasi all’improvviso, la curva ha smesso di scendere. In molte comunità si è visto un ritorno dei fedeli.

Inversione di tendenza

I segnali di un’inversione di tendenza si erano già intravisti lo scorso anno. Secondo i dati di Circana BookScan, nel 2024 le vendite di Bibbie sono aumentate del 22%. E questa volta a tornare alle Scritture e a riempire le chiese non sono gli anziani, ma i giovani. Il rapporto State of the Bible USA 2024 conferma che oltre un quinto della «Generazione Z» ha iniziato a leggere più spesso i testi sacri. Quella che per anni era stata etichettata come la «generazione meno religiosa» sembra oggi più introspettiva, alla ricerca di un credo più profondo, in un Paese percepito come relativista. Ma non solo; contro ogni previsione, sono soprattutto gli uomini a guidare questo ritorno: la frequenza è oggi più alta tra i ragazzi che tra le ragazze. Per la destra americana, il nuovo fervore che attraversa le chiese non è solo un fatto di fede: è una battaglia culturale, la dimostrazione che la religione può tornare a definire l’identità stessa della Nazione. E Donald Trump, pur non essendo un credente da manuale, ne è diventato il simbolo politico. Alla Casa Bianca si è circondato di quelli che chiama i suoi «meravigliosi cristiani»: uomini e donne che oggi siedono ai vertici di Ministeri e Agenzie federali. Ma si è anche lasciato ispirare da personaggi come Paula White, telepredicatrice carismatica e sua consigliera spirituale, portavoce del controverso cosiddetto Vangelo della prosperità, una dottrina controversa che lega il benessere economico alla benedizione di Dio.

Il cristianesimo trumpiano è una fede politica, un movimento che fonde patriottismo e religione, trasformando il pulpito in un’estensione della campagna elettorale. Le sue radici affondano nel progetto ideologico noto come Project 2025, il piano redatto in campagna elettorale dalla Heritage Foundation, un think tank conservatore, per preparare il ritorno di Trump al potere. Nel loro manifesto si delinea un’America teocratica, governata da valori conservatori: aborto bannato, diritti LGBTQ+ ridotti al silenzio, via dai programmi scolastici tutto ciò che sa di «woke progressista» (dal razzismo, al cambiamento climatico all’evoluzione) e confini chiusi.

Una storica chiesa nera

Una visione del Vangelo e della spiritualità che molti credenti respingono. Tra loro c’è John Cox, pastore della Vermont Avenue Baptist Church, a pochi isolati dal Lincoln Theatre. La sua è una delle chiese nere più storiche di Washington: fondata alla fine dell’Ottocento, è stata per decenni un faro per la comunità afroamericana e un pilastro del movimento per i diritti civili. In questo stesso tempio, Martin Luther King Jr. salì più volte sul pulpito per predicare giustizia, uguaglianza e libertà. «C’è sempre stato chi ha usato il nome di Dio per giustificare azioni lontane dal suo insegnamento. Gesù, la parola Dio e la Bibbia esercitano un potere profondo, e chi ambisce al potere terreno spesso cerca di appropriarsene», ci dice il reverendo. «Così, anche figure politiche, e persino presidenti, finiscono per brandire la Bibbia non come simbolo di fede, ma come strumento di autorità».

Cox, da anni in prima linea nelle battaglie per la giustizia sociale, guarda con preoccupazione alla retorica di questo «risveglio». Teme che dietro il linguaggio religioso si nasconda qualcosa di molto diverso dalla spiritualità autentica. «Quando si negano cibo o cure mediche a chi ne ha bisogno – spiega – o si sostiene che gli immigrati irregolari non meritano assistenza sanitaria, in realtà si sta dicendo: non mi importa delle persone, voglio decidere io chi ha diritto a qualcosa e chi no». Poi aggiunge: «Questo è l’opposto dello spirito di Cristo, che non restringe l’accesso, ma lo allarga. Nelle Scritture, Gesù accoglie le donne accusate di adulterio, i malati, gli esclusi dal tempio. È l’esatto contrario di ciò che la destra radicale predica oggi, ovvero un’agenda politica mascherata da Vangelo».

Il pastore, con tono deciso ma velato di amarezza, asserisce: «Negli ultimi tempi ho sentito sempre più persone discutere di religione attorno alla figura di Charlie Kirk. Dopo la sua morte, molti hanno cercato di legare Dio alle sue parole. Ma se si ascoltano davvero i suoi discorsi e li si confronta con quelli di Cristo, la differenza è netta: Gesù non esclude, non umilia, non fa sentire nessuno indegno». E aggiunge: «Viviamo in un tempo in cui tanti vogliono soltanto proclamare la propria opinione, sentirsi parte di una fazione. Così ho visto la morte di Kirk trasformarsi in strumento politico: usata per raccogliere fondi, cercare consenso, spingere la gente a votare in un certo modo». È questo il pericolo della religione trumpiana: «Non è fede. È manipolazione. E in tutto questo non c’è né amore, né Dio».