St. Moritz: dal 20 al 23 agosto, la rassegna engadinese del cinema
Mentre sul Verbano si accendono gli schermi della 79esima edizione del Locarno Film Festival, più a est l’Engadina si prepara a esplorare un territorio diverso, quello in cui il cinema incontra l’arte e l’immagine segue il ritmo della musica. Dal 20 al 23 agosto lo St. Moritz Art Film Festival torna infatti per la quinta volta con If Music, un programma di proiezioni, videoarte, incontri e installazioni. Festival che ha anche un legame diretto con il Ticino grazie a Diana Segantini, che cura la gestione della manifestazione engadinese, e vive tra Lugano e Maloja. Per sei anni è stata inoltre responsabile del settore Arte e Cultura della RSI, occupandosi in quel periodo anche di produzioni cinematografiche e documentaristiche. Un ponte tra Ticino e Grigioni per quattro giornate costruite attorno a un interrogativo: quanto un film può essere anche musica?
Ospite d’onore sarà Peter Greenaway, cineasta britannico che alla narrazione tradizionale ha sempre preferito costruzioni visive rigorose, nutrite dalla pittura, sua prima formazione, così come dall’architettura, dalla letteratura e dalla musica. La mattinata conclusiva di domenica gli sarà dedicata con The Greenaway Alphabet, il ritratto firmato da Saskia Boddeke, un incontro con Diana Segantini e la proiezione di The Draughtsman’s Contract, uscito in italiano come I misteri del giardino di Compton House.
La musica attraversa il programma anche in forme meno immediate. In La Bouche, Camilo Restrepo intreccia il dramma di un padre diviso fra dolore e vendetta dopo l’uccisione della figlia alle performance del percussionista guineano Mohamed Bangoura; il regista colombiano è noto anche al pubblico di Locarno, dove ha conquistato due Pardi d’argento. Anna Franceschini entra nel Pianola Museum di Amsterdam affidandosi a due lunghi movimenti di macchina; Diego Marcon, con La Gola, mette in scena due pupazzi iperrealistici. Tra le prime nazionali, anche Two People Exchanging Saliva di Natalie Musteata e Alexandre Singh, con Zar Amir Ebrahimi, candidato agli Oscar 2026 nella categoria del miglior cortometraggio.
