«Il friendship breakup può essere più doloroso della fine di una relazione sentimentale», mi spiega la mia 17enne Clotilde dopo giorni con il magone. La traduzione dall’inglese significa «rottura di un’amicizia». Sono consapevole che lo stato d’animo di Clotilde esprime, ne Le parole dei figli, il pensiero di un’intera generazione. Ma lo ammetto: all’inizio ho difficoltà a capirne il motivo, anche perché nella mia esperienza questi due piani non sono mai stati messi davvero sullo stesso livello.
Per trovare una risposta, metto in fila nella mia mente una serie di Parole dei figli. C’è il bonding time, il «tempo di legame» che gli adolescenti dedicano nella vita quotidiana a rafforzare un rapporto; e ci sono le girls’ night, ovvero le serate in pigiama tra amiche scandite da complicità, risate, prese in giro reciproche e nuove confidenze, momenti che hanno quasi un valore rituale. Poi troviamo le situationship, che sono rapporti dove una, o entrambe le parti, sanno che non andranno da nessuna parte e vengono vissuti all’insegna del momento; e c’è la hookup culture, che indica gli incontri sessuali senza impegno. Messe a confronto, queste parole ci dicono come per la Gen Z l’amicizia sia un valore assoluto, mentre i rapporti sentimentali vengano spesso visti come a tempo.
La conferma arriva dal podcast Rendez-vous da me delle sorelle Matilde ed Eleonora Caressa, rispettivamente 23 e 21 anni, figlie dei giornalisti tv Fabio Caressa e Benedetta Parodi: «Il friendship breakup può fare anche più male della fine di un amore, perché un fidanzato lo vedo, almeno a questa età, come una cosa passeggera, mentre le amicizie possono essere per sempre». Per la fine di una relazione ci possono essere segnali che la preannunciano, mentre la rottura con un amico può essere inaspettata. I Gen Z la vivono come un paradosso: sono gli amici che aiutano a superare un breakup sentimentale, quindi viverne uno con loro sembra impossibile. Ecco il motivo per cui spesso continuano a rimuginarci sopra, a chiedersi il perché, cosa quella persona stia facendo e se sarà possibile recuperarla.
Appurato che il friendship breakup è un disastro emotivo, c’è da capire che cosa possa scatenarlo. È un modo anche per comprendere che cosa la Gen Z consideri come red flag, ovvero i segnali d’allarme che fanno vedere un comportamento come tossico. Matilde ed Eleonora Caressa ne mettono nel mirino tre. Il primo è usare le fragilità per colpire: accade quando uno confida una propria debolezza e l’altro la usa per metterlo in imbarazzo. Il secondo è sminuire in continuazione: di fronte a un successo l’amico trova sempre il modo per ridimensionarlo. Il terzo è il timore del giudizio: a forza di sentirsi giudicati si finisce per evitare certi argomenti e dopo un po’ il peso sulle spalle diventa insopportabile. I motivi, in ogni caso, possono essere i più svariati: l’amico che si mette con la tua ex, non ti confida che si è fidanzato, ti lascia ubriaco e torna a casa, oppure pubblica una foto insieme in cui lei è venuta bene mentre tu ti vedi male.
Dopo una rottura è possibile tornare amici? Matilde: «Quando ho perso un’amicizia ero devastata, non pensavo che avrei mai ripreso alcun tipo di rapporto. Poi, piano piano, in modo spontaneo: smetto di odiarti, smetto di farmi male, un po’ di indifferenza, poi un po’ di calore. E adesso di nuovo amiche». Eleonora: «Con le mie amiche parliamo spesso dei paletti: quali sono le cose imperdonabili per voi? Ce le diciamo, sono chiare. Se tu infrangi uno di quei paletti, non si torna indietro».
Insomma, la Gen Z non sembra apprezzare – evviva! – i frenemies, ovvero gli amici-nemici: persone con cui si mantiene un’apparenza cordiale, ma infarcita di rivalità o risentimento. «Fra tutti gli sbatti che abbiamo, se pure il tuo amico deve essere un motivo di difficoltà, veramente siamo finiti», sintetizzano le sorelle Caressa. «E quindi è più sano, a volte, un friendship breakup che trascinare un’amicizia».
Perché, ribadiamolo ancora una volta, la vera amicizia è sacrosanta e dunque assoluta. E, allora, forse per i Gen Z anche le più belle storie d’amore nascono innanzitutto come un’amicizia, per trasformarsi nel tempo, dopo avere costruito le fondamenta di un legame di fiducia.