Character development

by azione azione
27 Maggio 2026

Character development è una de Le parole dei figli che più di ogni altra racconta come gli adolescenti guardano alla propria crescita. Letteralmente significa «sviluppo del personaggio». I Gen Z prendono in prestito il termine dai corsi di scrittura creativa. E dobbiamo proprio partire da qui per capire come lo utilizzano e cosa ci dice di loro.

MasterClass – la piattaforma online dove professionisti di primo piano insegnano il proprio mestiere – lo definisce come il processo di costruzione di personaggi di fantasia a cui vengono dati un nome, un aspetto fisico, tratti caratteriali, una storia personale. Che sia un romanzo, un film o una serie tv viene poi costruito il character arc (arco di cambiamento), cioè l’evoluzione del personaggio attraverso le sfide che affronta. Nell’arco di cambiamento positivo il personaggio migliora. Un esempio è Ebenezer Scrooge nel Canto di Natale di Charles Dickens (1843). Scrooge è un ricco vecchio avaro consumato dall’avidità, che disprezza il Natale e chiunque gli chieda qualcosa. Nella notte della vigilia tre spiriti lo costringono a fare i conti con il proprio passato, il presente e il futuro che lo aspetta. Come scrive MasterClass: «Nel corso della storia cambia il punto di vista e diventa una persona benevola e caritatevole».

Nell’arco di cambiamento negativo il personaggio diventa cattivo o si corrompe. Il primo esempio è Michael Corleone ne Il Padrino, romanzo di Mario Puzo (1969), poi trilogia cinematografica di Francis Ford Coppola con Al Pacino. Michael è il figlio minore del boss Vito Corleone: eroe di guerra, una fidanzata, un futuro lontano dalla criminalità. MasterClass: «Alla fine della storia il suo percorso segue un arco narrativo negativo e lo porta a diventare il capo della famiglia criminale, consumato dal bisogno di potere e controllo». Il secondo esempio è Walter White in Breaking Bad, serie creata da Vince Gilligan (AMC, 2008-2013). Walter è un professore di chimica di mezza età, malato di cancro, che decide di produrre metanfetamina per lasciare soldi alla famiglia. MasterClass: «Alla fine della serie Walter tradisce la sua morale e diventa un signore della droga di successo, a scapito della sua felicità e del benessere della sua famiglia».

Nell’arco di redenzione il personaggio parte dal male e conquista il bene. Un esempio è Zuko in Avatar: La leggenda di Aang, serie animata americana (Nickelodeon, 2005-2008). Aang, 12 anni, è l’Avatar: l’unico essere capace di dominare tutti e quattro gli elementi – fuoco, acqua, aria e terra – con il compito di mantenere la pace nel mondo. Il cattivo è Zuko, 13 anni, principe della Nazione del Fuoco. Suo padre Ozai lo esilia dopo che Zuko si è opposto pubblicamente a un piano che avrebbe mandato a morire centinaia di soldati inesperti. Per punirlo gli brucia il volto lasciandogli una cicatrice permanente e lo caccia di casa. Potrà tornare solo se catturerà l’Avatar – ed è per questo che insegue Aang. Nel corso delle tre stagioni Zuko smette di essere il nemico e diventa alleato di Aang. La rivista di critica «The Dot and Line» lo definisce «il miglior arco di redenzione mai scritto per la televisione».

Nel linguaggio dei Gen Z l’espressione character development viene usata in modo più vicino proprio al character arc: il momento in cui una difficoltà cambia il personaggio. Quando succede qualcosa di spiacevole – una figuraccia, una delusione, una giornata storta – gli adolescenti commentano spesso con un «vabbè, character development». Lo possono dire tra sé e sé oppure a un amico. Dietro c’è la consapevolezza che le difficoltà fanno parte della trama della vita. La «sfiga» del momento viene affrontata con un atteggiamento di sfida e con la capacità di vedere il lato positivo dei momenti difficili. Senza rinunciare a un po’ di ironia, la stessa con cui affrontano gli ostacoli. Il desiderio è impegnarsi a superare le difficoltà della vita e imparare dalle sconfitte, con la speranza di diventare la versione migliore di se stessi. Clotilde mi spiega: «Come l’autore conduce il personaggio attraverso le sfide quotidiane, noi portiamo noi stessi attraverso le nostre, per diventare “personaggi completi”». È questo, in fondo, che significa crescere.