Motori d’epoca contro il tempo

by azione azione
20 Maggio 2026

Nunzia ed Ermanno sono due sognatori pragmatici, aperti alle suggestioni più fantasiose, ma anche implacabilmente determinati nel realizzarle. Per esempio qualche anno fa un amico raccontò loro una strana storia: nel lontano 1937, e poi ancora nel 1946, sulle strade di Campione d’Italia avevano corso piloti leggendari, tra cui Tazio Nuvolari. Il Circuito di Campione, con i suoi 1116 metri – poco più di un chilometro – era stato definito il «più piccolo del mondo»: due tornanti, quattro curve veloci, due brevi rettilinei, un tunnel. Dopo quel colloquio casuale i due hanno avuto un solo pensiero: riportare in vita il lillipuziano circuito. Ci sono riusciti lo scorso anno e ai primi di settembre 2026 le auto d’epoca torneranno a rombare davanti al palazzo comunale, lungo la riva del lago e accanto al Casinò.

Ascoltando la loro storia mi si è dischiuso davanti agli occhi il mondo degli appassionati di vetture vintage. Cominciamo a dire che in generale un’auto è considerata storica quando ha almeno trent’anni, è ben conservata e non viene usata come mezzo di trasporto abituale. In Europa potrebbero essere intorno ai due milioni (su un parco circolante di quasi trecento milioni di autovetture); e in Svizzera le «veterane» si stimano in poco più di cinquantamila. Proprio perché le vetture storiche non sono più usate per gli spostamenti quotidiani, i loro proprietari sono sempre in cerca di un’occasione per mettersi alla guida. E le possibilità non mancano; basti pensare alla Mille Miglia, la leggendaria gara stradale da Brescia a Roma e ritorno.

Si svolse nella sua forma originale dal 1927 al 1957, fu sospesa per vent’anni dopo un drammatico incidente, oggi è stata riproposta come gara di regolarità per auto classiche. Ogni edizione risveglia un immaginario inestinguibile: Alfa Romeo, Bugatti, Mercedes, Ferrari, i gentleman driver, i cronometri. I modelli d’epoca sono esposti agli occhi di un pubblico sempre numeroso e attraversando il territorio – le strade appenniniche, i piccoli borghi, le piazze affollate – lo trasformano in un palcoscenico.

Qualcosa di simile avviene nel circuito di Le Mans o lungo il tracciato della Targa Florio in Sicilia. La logica dei concorsi d’eleganza, come quello di Villa d’Este, sul vicino Lago di Como, è completamente diversa. Qui l’auto non viene giudicata per la velocità, ma per la bellezza, la rarità, l’originalità, la qualità del restauro, la carrozzeria. Il concorso d’eleganza sottolinea come l’automobile storica sia arte applicata, design industriale, testimonianza del gusto di un’epoca; insomma patrimonio culturale. A Goodwood, grande tenuta nel West Sussex, si va ancora oltre, ricostruendo un’epoca attraverso una messa in scena collettiva: il pubblico si mescola alle vetture indossando abiti d’epoca in un’atmosfera retrò.

Naturalmente tutte queste iniziative generano forti flussi turistici e cifre sorprendenti, delle quali tuttavia non ci si rende ancora conto. Per cominciare, gli spettatori accorrono sempre numerosi; inoltre i partecipanti sono di solito piuttosto agiati e quando hanno la possibilità di soddisfare pienamente la loro passione, non badano a spese. In tanta luce non manca qualche ombra. I proprietari di auto storiche sono quasi sempre maschi di mezza età o anziani e senza il coinvolgimento delle donne e soprattutto delle nuove generazioni il futuro appare incerto. Molti giovani adulti però stanno scoprendo le youngtimer, ovvero vetture prodotte tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, non ancora abbastanza vecchie per essere considerate storiche, e dunque relativamente poco costose, ma già interessanti per collezionisti e appassionati: sportive, berline di lusso, coupé o altri modelli iconici.

Riemergendo da questo viaggio nel tempo, dove tutto per me era nuovo o quasi, ho messo a fuoco uno strano paradosso. Proprio mentre la presenza delle auto nelle nostre città è sempre più messa in discussione, soprattutto per il fastidio del traffico e l’impatto ambientale, tanto da immaginare per la prima volta un futuro senza macchine, le vetture storiche conoscono una seconda giovinezza; forse perché ci riportano a un tempo quando l’automobile era un simbolo di libertà, avventura, modernità. Nostalgia canaglia.