Nunzia ed Ermanno sono due sognatori pragmatici, aperti alle suggestioni più fantasiose, ma anche implacabilmente determinati nel realizzarle. Per esempio qualche anno fa un amico raccontò loro una strana storia: nel lontano 1937, e poi ancora nel 1946, sulle strade di Campione d’Italia avevano corso piloti leggendari, tra cui Tazio Nuvolari. Il Circuito di Campione, con i suoi 1116 metri – poco più di un chilometro – era stato definito il «più piccolo del mondo»: due tornanti, quattro curve veloci, due brevi rettilinei, un tunnel. Dopo quel colloquio casuale i due hanno avuto un solo pensiero: riportare in vita il lillipuziano circuito. Ci sono riusciti lo scorso anno e ai primi di settembre 2026 le auto d’epoca torneranno a rombare davanti al palazzo comunale, lungo la riva del lago e accanto al Casinò.
Ascoltando la loro storia mi si è dischiuso davanti agli occhi il mondo degli appassionati di vetture vintage. Cominciamo a dire che in generale un’auto è considerata storica quando ha almeno trent’anni, è ben conservata e non viene usata come mezzo di trasporto abituale. In Europa potrebbero essere intorno ai due milioni (su un parco circolante di quasi trecento milioni di autovetture); e in Svizzera le «veterane» si stimano in poco più di cinquantamila. Proprio perché le vetture storiche non sono più usate per gli spostamenti quotidiani, i loro proprietari sono sempre in cerca di un’occasione per mettersi alla guida. E le possibilità non mancano; basti pensare alla Mille Miglia, la leggendaria gara stradale da Brescia a Roma e ritorno.
Si svolse nella sua forma originale dal 1927 al 1957, fu sospesa per vent’anni dopo un drammatico incidente, oggi è stata riproposta come gara di regolarità per auto classiche. Ogni edizione risveglia un immaginario inestinguibile: Alfa Romeo, Bugatti, Mercedes, Ferrari, i gentleman driver, i cronometri. I modelli d’epoca sono esposti agli occhi di un pubblico sempre numeroso e attraversando il territorio – le strade appenniniche, i piccoli borghi, le piazze affollate – lo trasformano in un palcoscenico.
Qualcosa di simile avviene nel circuito di Le Mans o lungo il tracciato della Targa Florio in Sicilia. La logica dei concorsi d’eleganza, come quello di Villa d’Este, sul vicino Lago di Como, è completamente diversa. Qui l’auto non viene giudicata per la velocità , ma per la bellezza, la rarità , l’originalità , la qualità del restauro, la carrozzeria. Il concorso d’eleganza sottolinea come l’automobile storica sia arte applicata, design industriale, testimonianza del gusto di un’epoca; insomma patrimonio culturale. A Goodwood, grande tenuta nel West Sussex, si va ancora oltre, ricostruendo un’epoca attraverso una messa in scena collettiva: il pubblico si mescola alle vetture indossando abiti d’epoca in un’atmosfera retrò.
Naturalmente tutte queste iniziative generano forti flussi turistici e cifre sorprendenti, delle quali tuttavia non ci si rende ancora conto. Per cominciare, gli spettatori accorrono sempre numerosi; inoltre i partecipanti sono di solito piuttosto agiati e quando hanno la possibilità di soddisfare pienamente la loro passione, non badano a spese. In tanta luce non manca qualche ombra. I proprietari di auto storiche sono quasi sempre maschi di mezza età o anziani e senza il coinvolgimento delle donne e soprattutto delle nuove generazioni il futuro appare incerto. Molti giovani adulti però stanno scoprendo le youngtimer, ovvero vetture prodotte tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, non ancora abbastanza vecchie per essere considerate storiche, e dunque relativamente poco costose, ma già interessanti per collezionisti e appassionati: sportive, berline di lusso, coupé o altri modelli iconici.
Riemergendo da questo viaggio nel tempo, dove tutto per me era nuovo o quasi, ho messo a fuoco uno strano paradosso. Proprio mentre la presenza delle auto nelle nostre città è sempre più messa in discussione, soprattutto per il fastidio del traffico e l’impatto ambientale, tanto da immaginare per la prima volta un futuro senza macchine, le vetture storiche conoscono una seconda giovinezza; forse perché ci riportano a un tempo quando l’automobile era un simbolo di libertà , avventura, modernità . Nostalgia canaglia.