Dai, travestiamoci da Bayern Monaco!

by azione azione
20 Maggio 2026

Detto, fatto. Il Football Club Thun ha seguito il suggerimento di Mister Mauro Lustrinelli, dominando la Super League proprio come fanno abitualmente il Bayern Monaco e il Paris Saint-Germain. È un evento insolito nel calcio moderno. Storico. L’ultima «piccola» ad aver conquistato il titolo nazionale fu il San Gallo nella stagione 1999-2000. Da allora abbiamo vissuto 25 trionfi sull’asse Balilea (12) – Berna (6) – Zurigo (6) di cui 2 sulla sponda Grasshopper.

La stagione che si è appena conclusa, fornisce un altro elemento per ipotizzare un mondo capovolto. Ai primi posti della classifica troviamo quattro club di provincia: Thun, Lugano, San Gallo e Sion. Basilea e Young Boys hanno toppato. Le due zurighesi annaspano al terzultimo e al penultimo posto. Inoltre all’atto conclusivo della Coppa Svizzera il San Gallo affronterà lo Stade Lausanne, squadra di centro classifica in Challenge League.

In questi giorni, il mondo del calcio si chiede se questo quadro sia da salutare con gioia e ottimismo. Quello dell’hockey su ghiaccio pare aver accolto con soddisfazione il 1° titolo del Fribourg-Gottéron. Allargare lo spettro delle società che possono coltivare ambizioni di successo non può che essere stimolante per tutto il movimento. Quest’anno, la Stockhorn Arena di Thun ha spesso fatto registrare il tutto esaurito (10’398 posti) con una media attorno ai 10mila. Inimmaginabile per una neopromossa.

Dal punto di vista tecnico il discorso si fa più complesso. Anzitutto va sottolineato che la vocazione del nostro campionato non muta. Tutti i nostri club lavorano nel tentativo di produrre qualche talento da piazzare in Europa. In questo esercizio, le Grandi si ritrovano sempre in una posizione vantaggiosa. Chi parte da Basilea, Berna o Zurigo ha più opportunità di approdare in uno dei cinque Campionati più prestigiosi e più ricchi d’Europa, con conseguente beneficio finanziario dei giocatori e delle società stesse che incassano il denaro che consente loro di perpetrare l’egemonia in patria. Xhaka, Akanji, Sommer, Kobel, Elvedi, Okafor, e molti altri testimoniano questa tendenza. Freuler, dal Lucerna al Bologna passando per Bergamo, e Hajdari, dal Lugano all’Hoffenheim in Bundesliga, sono le eccezioni.

Un altro aspetto da non sottovalutare sarà la difficoltà che sempre di più le squadre svizzere incontreranno in Europa. Impoverite, alle prese con costanti problemi di qualità e di quantità, potranno forse compiere un dignitoso percorso in una delle due Coppe secondarie, come è capitato al Lugano nella stagione 2024-2025, quando superò la fase a gironi e fu estromesso ai rigori dagli sloveni del Celje al termine di una doppia sfida che i bianconeri avrebbero potuto vincere.

I tempi in cui Grasshopper e Basilea approdavano ai gironi di Champions League e ci facevano sognare a colori, ce li possiamo scordare. Il nostro campionato, con i mezzi e le strutture attuali, non può più permettersi di produrre squadre in grado di fare concorrenza neppure a quelle di Paesi a noi inferiori, come Norvegia, Danimarca, Ucraina. C’è però un dolce e gradevole rovescio della medaglia. Povertà in casa significa ricchezza all’estero. I nostri emigranti maturano nei grandi campionati quel bagaglio di esperienza che da un paio di decenni ci consente di far parte dell’élite mondiale. Dal 2004 a oggi i rossocrociati hanno fallito solo l’accesso agli Europei del 2012 in Polonia e Ucraina.

In conclusione mi sento di dover esprimere un rammarico e una soddisfazione. Il trionfo del Thun mi fa pensare che le altre «piccole» abbiano gettato un’occasione forse unica, nell’anno in cui le grandi hanno sonnecchiato. Ad esempio il Lugano, fuori presto dall’Europa e dalla Coppa Svizzera, ha compromesso l’aggancio al Thun quando una serie di pareggi contro le cosiddette deboli lo ha irrimediabilmente allontanato dal vertice. Se il letargo di Orsi, Cavallette e Renani dovesse protrarsi, sarà imprescindibile che i ragazzi guidati da Mattia Croci-Torti, nel nuovo stadio, viaggino a mille dalla prima all’ultima sfida.

D’altro canto può solo far piacere il fatto che la grande protagonista del campionato e una delle comprimarie, siano dirette da un allenatore ticinese. È una graditissima anomalia, dato che da anni il nostro movimento non riesce a produrre giovani talenti in grado di calcare i palcoscenici della Super League per poi spiccare il volo verso campionati più prestigiosi. Gli ultimi sono stati Valon Behrami, partito nel 2003 verso la serie A, e Mario Gavranović, che nel nel 2010 era approdato in Bundesliga con la maglia dello Schalke 04. Quasi preistoria.