Nei sontuosi castagneti del Ticino

by azione azione
13 Maggio 2026

La primavera ha rinverdito i nostri boschi. Finalmente, passeggiando lungo i sentieri, possiamo inoltrarci in queste enormi chiese fatte di foglie e di vento. Guardiamo in profondità, tra ombre e raggi di sole, e sbirciamo in alto, dove il cielo è tornato a ricucire le cime delle chiome. Da bambino mi piaceva stendermi a terra e osservare le nuvole che passavano, se mi trovavo in un prato, o le danze delle foglie, se ero in una selva. Mai rifatto da adulto?

Tra i boschi più splendenti di questo periodo ci sono certamente i castagneti. Il Canton Ticino e la Svizzera hanno una lunga tradizione di castanicoltura, e in poche regioni europee si assiste ad una concentrazione di enormi castanodonti, o grandi castagni monumentali, quanto nel Ticino. L’albur, l’albero per antonomasia in dialetto, è proprio il castagno. Molti boschi in Ticino e in Svizzera sono castagneti, e diversi alberi sono castagni ultrasecolari. Ve ne sono ad esempio in Valle di Muggio, nel Malcantone, in Val Bregaglia, in Val Verzasca, a Soazza, a Murg, a Lamone. Esiste d’altronde una misura di questa diffusione ossia la presenza di feste dedicate alla castagna, da quella di Ascona a quella di Greppen.

In Europa i primi castagni sono arrivati dal Vicino Oriente grazie ai Fenici, ma sono stati diffusi dai romani, coltivandoli in molte aree tra Francia, Germania e Inghilterra. La coltivazione dei castagneti si è sviluppata nel corso del Medioevo, anche grazie alla propagazione degli ordini religiosi che dovevano avere fonti alimentari prossime ai monasteri, sulle Alpi una di queste fonti è stato proprio il castagno. In Ticino la castanicoltura si è imposta dove i cereali faticavano a crescere, soprattutto per ricavarne farina, preziosa per innumerevoli ricette, e per le caldarroste, senza dimenticare il legname, ottimo per vari usi dai pali per recinti e pascoli ai mobili di casa, al legname da utilizzare per riscaldare. Le comunità montane del XIX secolo sono sopravvissute anche grazie alla coltivazione del castagno, non a caso definito l’«albero del pane».

In Canton Ticino esiste un Inventario dei castagni monumentali che ha portato ad un elenco di 310 esemplari, caratterizzati da tronchi con almeno 7 metri di circonferenza, come si dice, a petto d’uomo, ossia a 130 cm da terra. Molti castagni hanno un largo tronco che si biforca in due tronchi principali, altri invece sono a tronco unico, ma quasi tutti sono stati ampiamente capitozzati nelle branche superiori. Le età stimate variano dai tre ai sette secoli, con alcune eccezioni che potrebbero raggiungere la soglia simbolica dei mille anni; l’operazione di stima è resa più complicata dalla tendenza dei tronchi a cariarsi, svuotandosi dal di dentro, con carotaggi che in genere non superano i 40-50 cm di profondità, come relazionato da un documento dell’Istituto Federale di Ricerca WSL di Bellinzona (www.wsl.ch/it/services-produkte/).

I castagni secolari crescono nei pressi di edifici rurali, in prati, boschi o lungo sentieri, ad una altitudine che varia tra i 700 e i 900 metri. Circa il 60% di questi alberi annosi ha uno stato di salute precaria o compromessa, dovuta a diversi tipi di malattie, peggiorati dalle capitozzature e dal mezzo secolo almeno di abbandono del loro sfruttamento. Condizioni simili a quelle che caratterizzano i grandi castagni presenti in Italia, in area alpina e nell’Appennino (anzitutto Tosco-Emiliano), così come nell’Ardèche, nelle Cevenne e in Corsica, le aree più castagnate di Francia.

Stando all’Inventario ticinese gli esemplari più larghi raggiungono i 10-11 metri di circonferenza, uno di questi è il gigante del Grotto dell’Alpe di Brusino che ho avuto il piacere di visitare di persona: 10.66 cm, altezza 12 metri, mentre un suo compagno a pochi passi misura «soltanto» 864 cm, a un’altitudine 673-675 metri. Si tratta di due alberi bernoccoluti con copiose muschiature sui legni, oramai mantenuti come monumenti viventi, circondati da palizzate. A Chironico, in Leventina, un singolare castagno a forma di pera, misura 11.62 cm di circonferenza del tronco, ha un’altezza complessiva di 15 metri e radica a 779 mt di altitudine. A Lostallo, in Mesolcina, in località Cran, Pigneret e Rura si possono incontrare diversi monumentali, tra i quali spicca un esemplare apparentemente a un unico tronco, colonnare, con circonferenza del tronco pari a 10 metri e 79 cm, altitudine 450 metri. Tutti questi castagni sono splendidi: le gibbosità longitudinali e verticali, la colorazione dei legni, a seconda della stagione tra il marrone e il verde muschiato, chiome spesso ridotte ai minimi termini, e questa sproporzione tra le loro pance rigonfie e gli altri alberi presenti in bosco. Andiamoli a salutare.