Ricordo di un direttore d’orchestra e compositore che ha saputo lasciare il segno
Perfino quando i capelli a caschetto cominciarono a imbiancare, Michael Tilson Thomas (acronimizzato in MTT), il direttore d’orchestra e compositore americano scomparso il 22 aprile scorso all’età di 81 anni, conservava sempre qualcosa del peter-panesco folletto che da fanciullo avvicinava nella natia Los Angeles i mostri sacri Igor Stravinskij e Aaron Copland.
Come Bernstein, anche MTT aveva radici ebraiche, amava il dialogo con le generazioni più giovani e non temeva la complessitÃ
Michael aveva trovato la sua via dell’oro nella costa opposta, a Est, dove tra le serre di talenti del Festival di Tanglewood, fu preso sotto l’ala protettrice e ispiratrice di Leonard Bernstein, che lo insignì del Premio dedicato al suo Mentore, Serge Koussevitzky, padre padrone di Boston e fondatore di Tanglewood.
Bernstein, sempre aperto al dialogo e al sostegno delle generazioni più giovani, trovava riflessi in Tilson Thomas tanti aspetti della proprio percorso. Anzitutto la comune origine ebraica, i nonni di Michael, Bessie e Boris Thomasheskys, erano stelle del teatro yiddish; poi la non comune poliedricità come musicisti: Tilson Thomas era, come Bernstein e Lukas Foss, valente pianista, compositore eclettico di razza, direttore d’orchestra altrettanto convincente. La sua carriera direttoriale, partita da assistente a Boston, lo a portato nel luogo ideale, San Francisco, dopo esperienze importanti a Buffalo, Londra, Los Angeles, dove per trent’anni ha impresso il suo sigillo all’orchestra californiana.
Lo spirito di San Francisco, aperto a quanto avveniva in tutto il continente americano, si confaceva alla sua indole sperimentatrice. Essere un pupillo di Bernstein poteva diventare un abbraccio mortale, che MTT ha evitato non rinnegando il padrino: non solo ha amato gli stessi autori americani ammirati da Bernstein come Gershwin e Aaron Copland, il Mosè del modernismo americano, ma ha approfondito alcuni autori portati alla ribalta da Bernstein, come Charles Ives, il Lincoln del modernismo americano che viveva come oscuro assicuratore rintanato nel Connecticut dove sperimentava con vent’anni d’anticipo le tecniche compositive più complesse. MTT ha eseguito una serie di compositori americani, intransigenti e severi sperimentatori (gli American Mavericks) come Henry Cowell, Lou Harrison ed Edgar Varèse e più tardi ha seguito le voci più originali (Elvis Costello) e affascinanti, del minimalismo spirituale, Steve Reich (The Desert Music), John Williams, Mason Bates. Come Bernstein ha trasmesso il suo irrefrenabile spirito di american-yiddish ai classici del sinfonismo europeo (Mahler in testa), dedicandosi alla creazione della New World Symphony di Miami, che ha avviato alla professione orchestrale qualcosa come 1200 giovani musicisti.
Nella sua luminosa carriera MTT ha composto con lucida e distinta passione, dai primi lavori influenzati da Copland e Bernstein (Agnegram, Street Songs) ai bellissimi cicli di liriche per voce e orchestra (Meditazioni su Rilke, Dal Diario di Anna Frank, Poesie di Emily Dickinson, Whitman Songs).
La sua musica, così come la sua vita in musica, riflettono l’America più bella, quella che non ha bisogno di slogan e violenza e che ricorda sempre di essere figlia di emigranti e crogiolo di culture.
