Cannes affollata di star, ma senza l’Italia

by azione azione
13 Maggio 2026

Alla 79esima edizione, un po’ di Svizzera e grandi nomi internazionali, da Barbra Streisand a Cate Blanchett

All’Italia non resta che aggrapparsi agli abiti d’autore indossati da Monica Bellucci (nel cast del film francese Histoires de la nuit) e ad altre presenze saltuarie nei vari concorsi. Ma nessuna opera della vicina Penisola è stata scelta dai selezionatori del concorso principale, ma neppure per quelli secondari. La 79esima edizione del Festival di Cannes ha dunque snobbato l’Italia. Un fatto più unico che raro perché negli ultimi dieci anni la presenza dei film tricolore sulla Croisette era stata costante. Qual è la ragione? Difficile dirlo. C’è chi – paragonandolo alla mancanza dell’Italia dai Mondiali di calcio – evidenzia una crisi del cinema italiano. Altri, invece, ai ritardi nell’erogazione dei fondi pubblici che hanno posticipato diverse produzioni, anche se il delegato generale del Festival, Thierry Frémaux, ha affermato in modo lapidario: «Non abbiamo visto film che meritassero di essere in competizione. Non è grave. Può succedere e i film torneranno».

E la Svizzera? Meglio dell’Italia. Non che il cinema nostrano sia in una fase di particolare spolvero, ma qualche produzione e coproduzione – anche se non nel concorso principale – sarà presente. Nel secondo concorso per importanza (Un certain regard) sarà presentato I’ll Be Gone in June della regista Katharina Rivilis (una coproduzione Germania/Svizzera). Inoltre, si potrà vedere Dua, diretto da Blerta Basholli (nella Settimana della critica), Virages di Céline Carridroit e Aline Suter (in concorso nella sezione Acid), la coproduzione Gabin di Maxence Voiseux (nella Quinzaine) e il cortometraggio nella Settimana della critica I Think you Should be Here di Anna-Marija Adomaitytė ed Elie Grappe.

Andando oltre il derby, occorre dire che il festival francese (in programma da ieri 12 maggio fino al 23 maggio) deve fare a meno anche delle grandi produzioni hollywoodiane. Non delle star, ma dei «filmoni» che di solito si presentano sulla Croisette prima di iniziare la programmazione nelle sale. Alcuni osservatori collegano l’assenza alla complicata situazione geopolitica che stiamo vivendo in questi mesi (le relazioni tra Francia e Usa non sono idilliache). Altri, invece, ricordano il braccio di ferro che il festival sta facendo con Netflix dal 2018, quando introdusse una regola che impone la distribuzione nelle sale cinematografiche francesi per i film in concorso, norma che Netflix non rispetta, preferendo lo streaming.

Esclusa per il mancato passaggio in sala, Netflix resta attrice di un braccio di ferro che incide sulla presenza dei grandi titoli

Le star comunque non mancheranno sul tappeto rosso più importante al mondo. A partire da un pezzo da novanta come Barbra Streisand che riceverà la prestigiosa Palma d’Oro onoraria alla fine della kermesse. Mentre all’inizio, cioè ieri 12 maggio, è toccato a Peter Jackson ritirarla. Il regista neozelandese è stato infatti premiato in occasione di un anniversario importante: 25 anni fa, il 13 maggio 2001, proprio sulla Croisette vennero svelate le prime immagini de Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, dando il via al successo mondiale della saga che portò a 17 Oscar e a 3 miliardi di dollari al botteghino. Due altre attrici internazionali come Cate Blanchett (già presidentessa di giuria nel 2019) e il premio Oscar Tilda Swinton saranno protagoniste di due attesi incontri con il pubblico.

Altre star, anche americane, saranno presenti con progetti personali. È il caso di John Travolta al suo debutto dietro la macchina da presa con Propeller One-Way Night Coach, un racconto autobiografico sulla sua passione per il volo. Così come il noir Diamond di Andy Garcia interpretato da Brendan Fraser, Dustin Hoffman, Bill Murray, Vicky Krieps e lo stesso Garcia. Destano curiosità due progetti: il primo è un documentario sull’ultima intervista a John Lennon di Steven Soderbergh. Il secondo – a firma Ron Howard – è sempre un documentario, ma sul fotografo Richard Avedon.

Non mancheranno poi altre presenze importanti da tutto il mondo: Penelope Cruz presenta La bola negra, mentre il marito Javier Bardem The Beloved. Tra le abituali della Croisette, anche Léa Seydoux e Virginie Efira che porteranno entrambe due film in concorso. Pure la superstar francese Marion Cotillard porterà due film, ma entrambi fuori concorso: Karma del marito Guillaume Canet e Roma Elastica di Bertrand Mandico. Non mancheranno neppure due icone del cinema transalpino, come Isabelle Huppert e Catherine Deneuve, e un’altra di quello statunitense, come Glenn Close. Si potrebbero citare anche Michael Fassbender, Rami Malek (il Freddie Mercury del film sui Queen), Gillian Anderson (la star di X-Files) o la modella e attrice Cara Delevingne, ma faremmo un torto a tanti altri. Il tutto per dire che la parte glamour, così importante per un festival come Cannes, non subirà l’assenza dei blockbuster.

E veniamo ai film del concorso. Senza l’Italia e tralasciando i film di casa che tradizionalmente sono sempre in buon numero, a dominare la scena sono la Spagna e il Giappone con tre produzioni ciascuno, con pezzi da novanta come Pedro Almodovar, Hirokazu Kore-eda e Ryusuke Hamaguchi oltre alla giovane promessa iberica Rodrigo Sorogoyen. Gli Stati Uniti non mancano con due produzioni indipendenti (sulla scia di Sean Baker) a firma Ira Sachs e soprattutto James Gray, un autore adorato in Francia, sostenuto da due star come Adam Driver e Scarlett Johansson.

Altri registi che a Cannes hanno già avuto successo sono il polacco Paweł Pawlikowski, l’iraniano Asghar Farhadi, il belga Lukas Dhont, il russo Andrej Zvjagincev e il rumeno Cristian Mungiu. Un concorso ricco, dunque, e molto variegato che da un lato presenta registi già acclamati e dall’altro potrebbe far conoscere nuovi autori. In questo senso, è più vicino – rispetto agli anni scorsi – a Locarno e alla sua fama di festival attento alla scoperta e ai nuovi percorsi cinematografici.

Toccherà alla giuria presieduta dal coreano Park Chan-wook, sabato 23 maggio, scegliere a chi attribuire la Palma d’oro e gli altri prestigiosi riconoscimenti tra le 22 pellicole del concorso principale. Il tutto, come d’abitudine, durante la cerimonia di chiusura della rassegna tra abiti da sera lunghi e smoking. Perché se è vero che il Festival di Cannes si rivolge ai cinefili e agli appassionati, è altresì vero che è anche un’occasione speciale per i più importanti stilisti e gioiellieri di tutto il mondo di farsi pubblicità. Non per nulla dal 1998 la Palma d’Oro è disegnata da Chopard, la maison di Ginevra che le lavora a mano una per una (per ogni premio si calcola che siano necessarie circa 70 ore di manodopera). A conferma di una presenza elvetica sulla Croisette che va oltre quella delle produzioni cinematografiche.