Joe Todd-Stanton, Il piccolo Robot, Babalibri (Da 5 anni)
Sin dalla prima illustrazione, con quella benda sulla testolina di metallo, o di plastica, ci appare chiara la struggente, e paradossale, vulnerabilità del protagonista, un robot. Un piccolo robot giocattolo, ferito e malconcio. Androide, eppure vulnerabile come un essere umano, è il protagonista del libro del giovane e già pluripremiato autore britannico Joe Todd-Stanton: un piccolo robot rotto, che si sveglia in una discarica e intraprende un viaggio per ritrovare la sua casa. Ma la sua casa non sarà quella verso cui inizialmente si dirige, e sarà necessario un percorso più tortuoso, fatto di andate e di sconsolati ritorni al punto di partenza, per trovare la sua vera casa. Non a caso il titolo originale è The lost robot, perché è necessario perdersi, o sentirsi persi, per trovare la propria vera casa, che è là dove ci si sente al sicuro, e amati, nonostante (o grazie a) tutte le cose che ci fanno sentire diversi, e rotti. Perché «persino le cose più rotte possono sempre essere salvate», come leggiamo nell’ultima pagina, a cui il respiro luminoso dell’illustrazione dà un’intensa profondità .

Le immagini di Todd-Stanton hanno sempre la capacità di coniugare la dolcezza con una sorta di delicata ma vibrante drammaticità , e ciò emerge in modo particolare in questa narrazione, che procede attraverso i contesti di una discarica, e poi di una città vista nelle periferie e nelle case del centro, e poi di un paesaggio naturale vivificante. E di persone che vivono in città , o in campagna, o si inoltrano nella discarica in cerca di rifiuti da aggiustare. Sul tema della vulnerabilità dei robot, viene in mente anche Cosa è successo, piccolo Robot? (di Przemek Wechterowicz e Emilia Dziubak, Sinnos Edizioni), dove il robot, sconsolato perché ha perso una vite, viene aiutato da un castoro, che, a differenza degli altri animali, non si ferma sulla soglia della sua diversità . E naturalmente il romanzo Il robot selvatico di Peter Brown, storia commovente dell’interazione di questo robot (o meglio questa robot) con gli animali dell’isola su cui è capitata, dopo il naufragio della nave che la trasportava: un’interazione che le farà perdere via via le sue connotazioni di automa, facendola diventare meno performante e più ammaccata. Vulnerabile, e fragile, come ogni animale, umano o non umano che sia. E come il robottino di questo nuovo albo di Joe Todd-Stanton, che ci mostra come stia proprio nel prenderci cura l’un l’altro della vulnerabilità che tutti ci accomuna, il senso del nostro passaggio su questa Terra.
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Locomoctavia
In questo 2026, che celebra i 200 anni dalla nascita di Collodi, si fa un gran parlare di Pinocchio e molte sono le proposte editoriali in quest’ambito. Vorrei evidenziare la proposta di Locomoctavia Edizioni per la qualità che – come di consueto – la contraddistingue. Locomoctavia, fondata e diretta da Tanja e Daniele Fior, è una casa discografica di letteratura, come loro stessi la definiscono. I loro prodotti si potrebbero definire «audiolibri», perché propongono letture ad alta voce dei più bei libri di letteratura per l’infanzia. Ma «audiolibri» è una definizione semplicistica in questo caso. Prima di tutto perché, nel panorama vasto e vario di prodotti del genere, si distinguono per l’impeccabilità della lettura, espressiva eppure mai sopra le righe, misurata ed elegante, di Daniele Fior; poi anche perché essi integrano tre linguaggi artistici: oltre a quello teatrale, c’è il linguaggio dell’illustrazione (in questo caso la copertina è un silent book a leporello che raffigura «il giorno e la notte di Pinocchio»); e il linguaggio della musica, in quanto le colonne sonore sono originali, affidate ad eccellenti musicisti.

L’immersione nel mondo di Pinocchio è dunque un’esperienza a tutto tondo, dove naturalmente il fulcro è l’ascolto: il cofanetto contiene un cd e un codice Qr per l’eventuale download digitale, ma è sul cd che è posta l’attenzione, come sottolineò giustamente la giuria del Premio Andersen nel conferire a Locomoctavia, l’anno scorso, il premio come miglior progetto editoriale: «[…] per aver saputo proporre – in un mondo in cui l’ascolto è sempre più digitalizzato – l’alta qualità del disco, anche come strumento di condivisione, sottolineando il valore della registrazione e la cura della realizzazione[…]». Quest’opera ha ottenuto il prestigioso patrocinio culturale della Fondazione Nazionale Carlo Collodi.
