Il private credit negli Stati Uniti sotto pressione

by azione azione
6 Maggio 2026

La consulenza della Banca Migros, cresciuto nell’ombra del sistema bancario tradizionale, il mercato dei prestiti privati mostra oggi i suoi punti di fragilità, tra illiquidità e limiti ai rimborsi

Recentemente sono aumentate le preoccupazioni in merito alle possibili conseguenze per la stabilità del sistema finanziario americano e persino mondiale in seguito ai recenti sviluppi nel settore del private credit. Con questo concetto si intende una classe di investimento originariamente destinata a investitori qualificati e istituzionale con grande liquidità a disposizione, nella quale delle entità senza licenza bancaria come dei fondi raccolgono il capitale degli investitori e lo prestano a delle società. Tutto ciò avviene al di fuori dei classici schemi regolatori ai quali le banche sono sottoposte e che impediscono l’erogazione di crediti in casi specifici. Per le aziende in ricerca di finanziamenti si tratta di un canale di finanziamento su misura diretto ed efficiente, che garantisce allo stesso tempo rapidità e riservatezza, mentre per gli investitori vi è l’opportunità di ottenere rendimenti corretti per il rischio interessanti e diversificati grazie all’esposizione a un portfolio di aziende selezionali del fondo per la loro qualità.

Il settore nell’ultimo decennio ha conosciuto una forte crescita concentrata soprattutto sul mercato americano. Essendo per natura decentralizzato, mancano stime ufficiali sulla dimensione effettiva del settore: nel 2024 il Fondo Monetario Internazionale ne attestava un valore di oltre 2000 miliardi di USD. La crescita è sostenuta da una forte domanda con l’industria che ha gradualmente permesso anche agli investitori retail di partecipare ai finanziamenti con capitali più limitati attratti dai rendimenti medi superiori di quelli offerti dal mercato azionario americano.

Il rendimento maggiore rispetto ad altre classi d’investimento ha un rovescio della medaglia. Il sistema è basato su un equilibrio fragile: si tratta di asset illiquidi con possibilità d’uscita periodiche. Finché il tasso di fallimento delle aziende finanziate dal fondo resta basso tutto va bene. Quando però il numero di aziende finanziate in difficoltà aumenta, o anche la prospettiva di un peggioramento congiunturale fa temere un aumento, gli investitori accorrono in massa dai gestori del fondo per chiedere un riscatto del proprio capitale. Ciò però può mettere in difficoltà sia il gestore del fondo che peggiorare la situazione delle aziende finanziate se obbligate a rimborsare i prestiti ricevuti, incentivando una spirale negativa. Per evitare ciò grossi fondi come Apollo Global Management, Blackstone e Blue Owl Capital negli scorsi mesi hanno limitato la possibilità di prelievo, lasciando alcuni investitori a mani vuote.

Questo ha contribuito ad alimentare i dubbi. Decisivi per la sostenibilità sono la diversificazione settoriale dei prestiti e la loro qualità. I fondi che hanno dovuto limitare i prelievi hanno finanziato in ampia misura aziende del settore software, il quale potrebbe subire negativamente l’adozione dell’intelligenza artificiale, rendendone i prodotti obsoleti. Revisioni al ribasso delle aspettative dei ricavi futuri e corsi azionario in calo non hanno lasciato indifferenti i creditori. A causa della poca trasparenza del settore, non è chiaro se si tratta di un fuoco di paglia, oppure di una bomba ad orologeria con conseguenze in espansione al settore bancario. La Federal Reserve in merito si è espressa chiaramente, indicando che anche in caso di una recessione severa non ritiene ci sia il potenziale per un rischio sistemico per il settore bancario.

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