Bucato, detersivi, indecisioni cromatiche e multitasking

by Claudia
7 Luglio 2025

Cosa si intende per «roba colorata»? Voglio dire: il bianco è bianco e il nero è nero, ma tutto il resto? Questa tovaglia verde buccia di fava la metto fra la roba colorata o fra la roba bianca? E questo pigiama turchese? Dopo un’ora di tentennamenti, di togli e metti, passo alla fase due, il caricamento del detersivo. Le istruzioni non si prestano a dubbi: per la bianca metti il detersivo in polvere, ma non quello con i granelli azzurri grossi, quello è per le tende e il copriletto, tu devi usare quello con i granelli medi. Attenzione, perché c’è anche quello con i granelli piccoli, per i tessuti delicati. Per la lavatrice di roba scura invece devi usare il detersivo liquido ecologico, ce ne sono due nello sportello sotto il lavandino, uno per i piatti e l’altro per il bucato, i contenitori non hanno etichetta ma non ti puoi sbagliare perché sono entrambi verdi ma quello per il bucato ha una sfumatura leggermente più sul nocciola. E ricorda l’ammorbidente uguale per tutti da versare nella vaschetta giusta. Fase tre, imposta il programma. Il più semplice è per la roba scura: gira la manopola di destra fino alla tacca dei 60 gradi e poi, non appena ti rendi conto che la lavatrice ha preso nota iniziando a vibrare, torna rapidamente indietro alla tacca di 30 gradi; così lei, per non sbagliarsi, farà un programma intermedio. Sommando i lati positivi sia dei 60 che dei 30 gradi. Eseguo. Non succede niente. Tutto tace. È vero: ho commesso un piccolo errore, ho messo il detersivo nella vaschetta dell’ammorbidente e viceversa, ma è un’inezia. Incoraggio la macchina: «Parti! Cosa aspetti a partire?». Lei mi fissa con quello sguardo perplesso che hanno le lavatrici quando non comprendono gli ordini. Le manca la parola, l’avesse mi domanderebbe: «Chi sei? Dovrei forse conoscerti?». Abbandono l’ultimo residuo di dignità e mi metto in ginocchio davanti all’oblò.

Temevo che sarebbe andata a finire così, prima di dare inizio alle operazioni avevo chiesto a ChatGPT il nome della santa protettrice delle lavatrici. Risposta: «Sulle macchine per il lavoro domestico, lavastoviglie, lavatrici, frullatori, microonde la Chiesa ancora non si è ancora pronunciata. Abbiamo a disposizione due figure per le quali si potrebbe chiedere di allargare le rispettive competenze. C’è Santa Veronica che, poiché ha asciugato il volto di Gesù con un panno, è collegata simbolicamente alle pulizie. L’altra è Santa Zita (1212-1272): per la verità lei è patrona delle domestiche ma con un piccolo passo avanti diventa protettrice onoraria della lavatrice. Lei sarebbe contenta». ChatGPT è ruffiana, vuole venire incontro ai tuoi desideri. È stata progettata non per dirti la verità, ma per fornirti la risposta che desideri. Mi domanda: «La vuoi una preghiera per la nostra Santa?». Non aspetta neanche la mia risposta. Eccola: «Santa Zita, volgi il tuo sguardo misericordioso su di me, che combatto contro montagne di bucato e calzini spaiati. Illumina i misteri della lavatrice: che i bianchi restino bianchi, i neri non stingano, e i cicli rapidi non tradiscano la mia fiducia. Proteggi i miei capi delicati, fa’ che il detersivo non finisca mai, e che la lavatrice non decida di trapassare proprio il giorno prima di un matrimonio. Ti affido il calzino solitario, che vaga smarrito nell’oblò o nel limbo tra cestello e realtà. Dona forza al mio spirito quando scopro che ho lavato il maglione di lana a 60 gradi».

La recito tutta e poi mi rivolgo alla lavatrice. Le spiego che per una circostanza imprevista devo farmi carico dei lavori domestici, le chiedo scusa, imploro la sua comprensione, faccio appello alla sua solidarietà. Lei tace ancora per qualche minuto e poi s’incammina brontolando, sembra che mormori: va bene, ma che sia l’ultima volta.

Prima di questa full immersion nel lavoro domestico, per me la casalinga tipo era una ciabattona seduta sul balcone a fumare, ferma a ogni crocicchio a spettegolare con le comari, in fila dal tabaccaio per un gratta e vinci pagato facendo la cresta sui soldi per la spesa. Pochi giorni di prova hanno generato in me il massimo rispetto per queste eroine del multitasking; lo afferma uno che riesce a fare (male) una sola cosa per volta e senza doversi allontanare per mille altre incombenze, fare i letti, bagnare le piante, rispondere al cellulare, leggere i messaggi, stendere il bucato, preparare la tavola, cucinare qualcosa senza farlo bruciare…