Nell’incredibile e selvaggia Terra dei vallesani

by Claudia
11 Novembre 2024

Tschugger, la strepitosa serie tutta svizzera di David Constantin, dopo tre stagioni è diventata un film

David Constantin aveva un’idea (che è già qualcosa). Un’idea dai contorni megalomani, che avrebbe lasciato il segno nello storytelling elvetico, e che avrebbe vinto ogni scommessa. Il problema è che all’inizio ci credeva solamente lui, e noi spettatrici e spettatori rischiavamo di perderci la serie televisiva più divertente, irriverente e intelligente prodotta in Svizzera negli ultimi anni. Stiamo parlando di Tschugger (sbirro in vallesano): tre stagioni di demenzialità arguta ai massimi livelli, coronate ora da un film al cinema – presto visibile anche su Play Suisse.

Con la sua idea di girare una serie in Vallese (dove si parla uno degli Schwiizerdütsch, insieme all’appenzellese e al sangallese, più indigesti e difficili della Nazione), con attori sconosciuti, amici dello stesso Constantin, ma anche gente che semplicemente gli piaceva – come il consulente fiscale Laurent Chevrier, che si trasforma nel comandante di polizia Biffiger –, una sceneggiatura improbabile che mescola gli anni 90 con il 2020equalcosa e il desiderio di essere regista, attore protagonista e sceneggiatore, Constantin aveva inizialmente raccolto solo rifiuti. La SSR era già impegnata nella produzione di Wilder: non c’era bisogno di un’altra serie investigativa ambientata in montagna. Inoltre, chi era quel David Constantin, classe 1984, nato a Salgesch (VS), all’attivo – o passivo – una serie di studi (germanistica, scienze del cinema e dello sport e psicologia) mai terminati e una laurea in economia aziendale, un filmino girato durante il servizio militare in cui prendeva in giro Ueli Maurer, la mini serie Tschutter (calciatore; Ndr), spot pubblicitari e qualche corto?

Ma Constantin, con la stessa caparbietà del suo personaggio Bax, e forse con le sue ultime forze, riuscì, facendosi aiutare dove poteva, a raccogliere i soldi sufficienti per realizzare un trailer capace di dimostrare che sì, anche la sua sarebbe stata una serie poliziesca ambientata in un paesaggio montano, ma che no, non avrebbe avuto nulla, ma proprio nulla a che fare con Wilder.

Tutto il resto è storia. La storia di un successo senza precedenti per una serie in grado di stravolgere schemi e modalità, che ruota intorno alle vicende di Bax (sempre lui), poliziotto controverso in ogni momento ben disposto a infischiarsene della legalità, laddove in ballo c’è un bene a suo avviso più grande, affiancato dal collega e amico (anche nella vita vera) Pirmin (Dragan Vujic), faccia da Mister Bean e cuore d’oro.

Le peripezie dei due li porteranno a muoversi creando immancabilmente il caos in un Vallese a tratti lunare, che ricorda le distese di Fargo in chiave ironica, in un caleidoscopio di personaggi che da lontano assomigliano a quelli di Wes Anderson, ma a uno sguardo più attento si rivelano semplici maneggioni alla mercè dei propri desideri più bassi. Da quello dello strepitoso gruista Juni, imperdibile tuta anni 90 e baffetto, interessato solo a procurarsi e fumare erba, a quello della fascinosa rapper Valmira dalla vecchia Fiat Uno rossa, disposta a tutto pur di trovare un produttore, passando per l’aiutante Smetterling, volenteroso ex poliziotto con un simpatico difetto di pronuncia diventato hacker; senza tralasciare il viscido politico Fricker, grande villa, grande collezione di armi, grande solitudine. Tutti a bordo di modelli d’auto come non se ne vedevano da qualche decennio, vestiti talvolta come negli anni 80 e altre come nei 70, ma allo stesso tempo capaci di destreggiarsi tra droni e smartphone.

I dialoghi danno il ritmo (serratissimo) a una serie veloce e che non smette di stupire, con momenti da autentico far west, dove gli infiniti colpi di scena vanno a braccetto con momenti che ricordano vagamente Miami Vice o Una notte da leoni con tutti i suoi sequel. Constantin ama citare, non c’è dubbio, e questo Tschugger è anche un omaggio un poco americano, basta guardare la composizione multietnica del comando di polizia, o il cappellino indossato dal comandante (che, nuovo colpo di scena, reca la scritta UNIA). A rendere la serie inconfondibilmente svizzera, ci pensa di nuovo Constantin, che attinge a piene mani dal patrimonio nazionalpopolare di casa: per spiegare alcuni personaggi o situazioni, nella pellicola sono inseriti piccoli flashback in forma di diapositive, polaroid, o superotto. Vengono così citati presentatori, cantanti, ma anche sex shop online dal sapore local come Amorana, o la storia recente, quelle stesse vicende che hanno cioè segnato la giovinezza di Constantin, come il suicidio di massa degli adepti del Tempio solare negli anni 90. Ovviamente, sempre in Vallese.

Ecco così che, con il passare delle puntate, questo Cantone spesso visto come marginale, di accesso non immediato, vissuto come un fondovalle di passaggio, con le sue asperità, geografiche e linguistiche, ma anche caratteriali, assurge a sorta di no man’s land dove tutto è possibile, dove nonsense e follia regnano sovrani.

Bax-Constantin, folti baffi, occhiali a goccia e jeans attillati anni 70, senza alcun dubbio grande physique du rôle, uomo perseguitato da incomprensioni e sfortuna, non solo risolve un caso dopo l’altro inseguendo il proprio magnifico istinto, ma ci restituisce anche una Svizzera come non l’avevamo mai vista, divertente, surreale, così provinciale da farsi internazionale, addirittura permeata di tenerezza. E soprattutto, popolata da personaggi che, quasi indistintamente, sono (o sarebbero) dei perfetti sfigati, dei loser, non fosse per la penna del loro creatore, di nuovo quel Constantin arguto e ironico a un tempo, capace di renderli quasi iconici.

L’esperienza di Tschugger, purtroppo, nonostante un successo senza precedenti (si è arrivati al 30% di share), dopo il film potrebbe essere quasi terminata. Nulla di grave, verrebbe da dire: da David Constantin, al di là di ogni ragionevole dubbio, proprio per il fatto che è David Constantin, possiamo solo aspettare con fiducia nuove perle.