I socialisti invece candidano Anne Hidalgo, la sindaca della capitale. Due parigine insomma, anche se Hidalgo è nata in Andalusia ed è cresciuta a Lione. E Parigi non è molto amata nel resto della Francia. Hidalgo nei sondaggi è poco sopra il 3%; non a caso ha proposto agli altri candidati di sinistra di fare insieme le primarie della Gauche, ottenendo in risposta solo dei no. Poi c’è la faida nel campo dell’estrema destra, tra Marine Le Pen e sua nipote Marion Maréchal (Marine è la zia). Marine è nata nel 1968 ed è la terza figlia di Jean-Marie. Marion Maréchal, 32 anni, è figlia della secondogenita del fondatore, Yann. Il Front national, che ora si chiama Rassemblement, non è un partito. È un clan. Una famigliona dove ci si detesta. Il patriarca del resto l’ha teorizzato: «Il potere e la grandezza nascono dalla lotta. Gli europei si sono combattuti per decine di secoli e hanno costruito una civiltà che ha dominato il mondo intero. Ora hanno fatto la pace, sono divenuti imbelli e non contano più niente». I Le Pen sono per la guerra. Jean-Marie comunque l’ha persa ed è stato espulso.
Marion è cattolica. Marine è laica, ha divorziato due volte, difende l’aborto. Marion è vandeana. Marine è rivoluzionaria. Marion ha manifestato contro i matrimoni omosessuali. Marine ha portato al vertice del partito omosessuali dichiarati. Marion è conservatrice, ai limiti della reazione. Marine è movimentista, ai limiti della confusione. Non a caso, alle regionali del 2015 (all’indomani dell’attacco terroristico al Bataclan) Marion ha superato il 40% nella Regione Paca, Provenza-Alpi-Costa azzurra, culla dell’immigrazione magrebina, da anni feudo della destra per quanto divisa. Mentre Marine ha conquistato percentuali ancora più alte nel Nord-Pas de Calais (cui ora è stata aggregata la Piccardia), terra un tempo rossa di miniere e di industrie, ora desertificata e disperata.
Marine Le Pen rifiuta di definirsi un’estremista. Per lei la divisione non passa più tra la destra e la sinistra, ma tra le élites e il popolo, tra gli enarchi fautori del libero mercato, dell’Europa unita e della società multietnica e la Francia profonda, «Paese di razza bianca», sorvolata e spaventata dalla mondializzazione, dagli emigrati, dal terrorismo. Non a caso il Rassemblement è quasi al 50% tra gli operai e nelle banlieues popolari mentre nel centro di Parigi non arriva al 20. Accusare Marine e Marion di fascismo, come da sempre tende a fare la sinistra francese, non è solo un errore tattico, è un errore storico. Il Front national non è figlio della Francia filonazista e clericale di Vichy. Jean Marie Le Pen tentava – a 16 anni – di arruolarsi nelle file della Resistenza quando Mitterrand riceveva dalle mani del maresciallo Pétain la francisque, massima onorificenza del regime. Il Front è figlio dell’Algeria francese e dell’Oas, l’Organization de l’armée secrète che tentò di assassinare De Gaulle. È figlio delle sconfitte in Indocina (dove Jean-Marie combatté tra i paracadutisti), del crollo dell’impero coloniale, della frustrazione nazionalista; e i suoi nemici mortali, almeno fino ad ora, non sono mai stati i socialisti ma i gollisti in tutte le loro declinazioni. E ora proprio una gollista, appunto Valérie Pécresse, potrebbe essere la prima donna a diventare presidente della Francia.