Tutti i misteri del cimitero di Warden Keene

by azione azione
14 Ottobre 2026

Due giochi da tavolo ambientati al camposanto ma, nonostante questo, tutt’altro che lugubri

«Mi piacerebbe risorgere dai morti almeno una volta ogni dieci anni» diceva l’82enne regista Luis Buñuel. «Uscito dalla tomba, andrei all’edicola più vicina a comprare alcuni giornali. Non chiederei altro. Pallido, con i miei giornali sotto il braccio, rasentando i muri delle case e cercando di non dare nell’occhio tornerei al cimitero, e lì m’informerei delle catastrofi più recenti che hanno colpito il mondo. Poi mi rimetterei a dormire soddisfatto nel rassicurante rifugio della mia tomba» (citato in Elias Canetti, Il libro contro la morte, Adeplhi, 2017). Era il 1982 e Buñuel morì un anno dopo. Chissà se oggi, fuori dal suo cimitero, troverebbe ancora un’edicola.

Da un lato un cammino quasi poetico, tra lapidiche raccontano storie, dall’altro un rubinoda trovare in una tomba

In questa rubrica che celebra i giochi da tavolo si difendono le cose che si possono toccare: le pedine, i dadi, le carte, così come i libri e i giornali di carta. È commovente, perciò, l’immagine di un morto che sfoglia un giornale, magari l’ultimo numero di «Azione», pallido e intento a scoprire come va il mondo. Male, probabilmente. Il mondo va quasi sempre male. Proprio per questo è bene impegnarsi per farlo andare meglio. Il che non significa per forza compiere grandi azioni, ma anche solo cercare la bellezza dove si trova.

C’è bellezza in un cimitero? Penso di sì. A parte la calma, gli alberi, il silenzio, un camposanto è anche un luogo propizio per le storie. Basti leggere l’Antologia di Spoon River, pubblicata da Edgar Lee Masters nel 1915. Sono 244 epitaffi poetici in cui appaiono persone sagge e folli, ricchi, poveracci, ubriachi. Ci sono un soldato, un medico, un artista, un giudice, un bambino non ancora nato e Lucinda Matlock, morta a 96 anni, che riassume la sua vita: «Filavo, tessevo, curavo la casa, vegliavo i malati, / coltivavo il giardino e, la festa, / andavo a spasso per i campi dove cantano le allodole, / e lungo lo Spoon raccogliendo tante conchiglie, / e tanti fiori e tante erbe medicinali – / gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate» (E. L. Masters, Antologia di Spoon River, Einaudi, 1947; 1967).

I morti parlano? Chissà… di certo parlano le lapidi. Da questa idea sono partiti Paolo Mori e Silvano Sorrentino per creare Les secrets de Warden Keene (Bombyx, 2026). Il gioco, da 1 a 4 giocatori, è per ora disponibile in inglese e francese (si trovano traduzioni su internet). È un cooperativo in cui i partecipanti vestono i panni del guardiano del camposanto di una cittadina dell’Illinois nel 1925. Il custode precedente si chiamava Warden Keene e ha lasciato un quaderno, nel cassetto della sua scrivania, sul quale abbondano i segreti. Gli indizi per rispondere alle domande si trovano nel cimitero di Spoon River.

La plancia rappresenta l’insieme delle lapidi. I giocatori devono ricostruire dei fatti a partire da piccoli segni: le date di nascita e di morte, i legami di parentela, gli epitaffi, le fotografie. Ma ci sono anche alcune lettere, un calendario lunare, le tracce di un tesoro sepolto. Insomma, per essere un cimitero la vita non vi manca, con tutte le sue contraddizioni e il suo fermento.

Les secrets de Warden Keene è un’esperienza ludica particolare: propone un percorso, mistero dopo mistero, stimolando i partecipanti a muoversi fra le tombe con sempre maggiore confidenza. Si può giocare una volta sola, perché poi si conoscono tutte le storie. Ma il cammino è intrigante, anche perché il sistema è ben calibrato: difficoltà crescente ma non insormontabile, un sistema di aiuti che aiuta a sbloccare i ragionamenti e le intuizioni. Si può esaurire in una serata, ma meglio ancora è risolverlo un po’ alla volta, finché i personaggi sepolti due metri sotto la terra di Spoon River ci sembreranno dei vecchi amici.

Per un’esperienza diversa ma con un’atmosfera simile, suggerisco un gioco di Marcus e Inka Brand, della serie Exit, che propone delle escape room da tavolo. Si tratta di Il Cimitero del Cavaliere, da uno a quattro partecipanti, per un livello di difficoltà medio. Nella tomba di Sir Reginald Wreston è nascosto un prezioso rubino. Il cimitero, con la sua atmosfera gotica, è un pretesto per risolvere una serie di quesiti logici, che portano a usare in maniera creativa il materiale che si trova nella scatola.

In entrambi i titoli ci si trova a giocare con i morti. Ma senza imbarazzo, anzi, il gioco di Mori e Sorrentino in particolare ha un’atmosfera assai poetica. Aggirandosi fra le tombe sorge davvero l’impressione che nel cimitero si celi una verità da scoprire. Non a caso gli autori, nel libretto, citano Richard Bone che nell’Antologia di Spoon River è lo scultore di lapidi: «Ma dopo che vissi fra la gente di qui, / mi accorsi di come coerenti alla vita / fossero gli epitaffi ordinati dopo la morte.»