Selvapiana, dove la storia vive ancora

by azione azione
7 Ottobre 2026

Visita all’antico nucleo costruito su un terrazzo naturale sopra Ludiano che si raggiunge solo con una mulattiera, oggi tracciato storico di importanza regionale

46.430° N, 8.974° E. Sono queste le coordinate per raggiungere Selvapiana, un terrazzo naturale a 670 metri sopra Ludiano, in Valle di Blenio. Il nucleo è raggiungibile esclusivamente attraverso una mulattiera, oggi tracciato storico d’importanza regionale. Il nome deriva probabilmente dal latino Silva Plana, «bosco pianeggiante» ma potrebbe anche riferirsi alla selva castanile che per secoli ha caratterizzato il paesaggio e l’economia locale.

Nel Medioevo era frequente spostarsi verso la montagna per proteggere i raccolti dalle inondazioni. Non sembra essere questo il motivo della nascita di Selvapiana, dal momento che il paese di Ludiano si trova in una posizione sopraelevata. Il nucleo nacque quindi soprattutto dallo sfruttamento intensivo del territorio e dalla necessità di nuovi spazi per agricoltura e allevamento. Stabilire con precisione la nascita di Selvapiana è difficile, ma alcuni documenti ci vengono in aiuto. Tra questi vi è un atto di vendita stipulato a Corzoneso nel 1211, tradotto dal latino da don Giuseppe Gallizia, archivista della Curia e originario di Ludiano, nel quale compare per la prima volta il nome di Selvapiana.

Anche le tecniche costruttive aiutano a ricostruire la storia del nucleo. Osservando le pareti si possono ancora riconoscere conci di pietra disposti a incastro, un processo usato nei secoli successivi all’anno Mille, prima della rinascita urbana ed economica. I conci collegavano e rinforzavano le pareti nei punti più delicati. Era una tecnica particolarmente adatta alle caratteristiche case a torre nelle quali ogni piano aveva generalmente un solo locale. All’ultimo livello si trovava spesso il solaio, utilizzato per essiccare castagne, frutta e noci. Costruire in verticale permetteva di sfruttare meglio il terreno coltivabile e di distribuire il calore verso l’alto. Don Gallizia ha ipotizzato che una delle costruzioni più antiche risalga al 1300. Il carotaggio delle travi colloca inoltre alcuni edifici tra il 1550 e il 1700.

Tracce di una comunità

Selvapiana conserva numerose testimonianze storiche ancora visibili. Dario Cittadini, presidente dell’Associazione Amici di Selvapiana, ci accompagna tra i ruderi e ci mostra dettagli che aiutano a immaginare la vita di un tempo. Alcune aperture nelle murature testimoniano la presenza di antiche pigne mentre in zona Ladrigo si trova ancora un masso cuppellare in ottimo stato di conservazione, sul quale sono presenti 14 coppelle. Anche qui la datazione è incerta, ma si presume risalga al 1000-1100. Dario ha inoltre rinvenuto, vicino al ruscello circa duecento metri sotto Selvapiana, una pietra forata simile a una macina frantumata. Pur non essendo registrata a catasto, la pietra alimenta l’ipotesi di un antico mulino. Presupposto plausibile se si pensa che Selvapiana doveva essere un nucleo sostanzialmente autonomo, basato sull’agricoltura di sostentamento.

Le cantine particolarmente alte fanno inoltre pensare a un torchio, pensiero rafforzato dalla documentazione fotografica delle numerose vigne presenti nella zona.

Camminando tra le case si scorge la traccia di un antico dipinto, distaccato da una parete con la tecnica dello strappo e trasferito nella chiesa di San Giacomo. Si tratta della Madonna in trono e San Rocco. Le numerose croci sulle travi delle porte testimoniano quanto la fede fosse parte della vita comunitaria.

Nel Settecento e nell’Ottocento Selvapiana era tra le frazioni più popolose di Ludiano. Nel 1789 vi abitavano ancora 87 persone, ma nei decenni successivi iniziò un rapido declino. L’ultima nascita registrata attraverso un battesimo nella chiesa di San Giacomo risale al 1820. Con la strada carrozzabile e l’apertura di alcune scuole, la popolazione iniziò a scendere verso i centri della valle. I censimenti per individuare gli abili al servizio militare mostrano inoltre che molti abitanti erano emigrati all’estero. La diminuzione della forza lavoro, la scarsità d’acqua per l’irrigazione e la conseguente mancanza di foraggio resero difficile la permanenza a Selvapiana. Il nucleo non riusciva più a rispondere alle esigenze della popolazione. Oggi rimangono 25 edifici diroccati, 15 dei quali conservano ancora il tetto, e 51 sedimi individuabili. Ogni stabile è stato censito e fotografato dall’Associazione Amici di Selvapiana, costituita nel 2016 per far rivivere, recuperare e valorizzare il villaggio e il territorio circostante.

Un patrimonio da salvare

Il Cantone ha classificato Selvapiana quale nucleo degno di conservazione. Il lavoro dell’Associazione Amici di Selvapiana contrasta, attraverso interventi puntuali, il degrado di questo gioiello storico. In una prima fase, grazie a contributi cantonali, sostegno del Comune, quote sociali, sussidi pubblici e donazioni private, si è potuta sistemare la mulattiera e recuperare le selve castanili diradando il bosco e potando le piante. È stato rifatto il tetto in piode della chiesa, restaurati due dipinti e sistemato uno stabile, oggi punto d’appoggio per studenti, volontari e utilizzato quale deposito del materiale dell’Associazione. La seconda fase prevede un servizio igienico, il rifacimento dei muri a secco, e il recupero di terreni agricoli. Sono previsti anche la ricostruzione di un tetto crollato e la posa di una tratta di acquedotto.

Il futuro di Selvapiana dipende da chi vuole proteggere i segni del passato e restituire vita all’insediamento. Dario ci confida che trovare i finanziamenti necessari è sempre più difficile. A complicare il lavoro c’è anche la burocrazia. Le autorizzazioni possono richiedere procedure lunghe e complesse, a livello cantonale e federale. Il riconoscimento come nucleo degno di conservazione comporta vincoli importanti. Rendere ristrutturabile una costruzione degna di conservazione diventa così spesso un’impresa difficile. L’obiettivo è creare strutture di supporto che facilitino il lavoro di conservazione, come la costruzione di un servizio igienico.

Alla scoperta di Selvapiana

Chi desidera visitare il nucleo ha anche la possibilità di seguire Drina, mascotte della Salamandra Vagabonda. Il sentiero didattico rende la visita accattivante anche per le famiglie con bambini, grazie all’utilizzo dell’applicazione ludica e educativa dei Tesori della Valle di Blenio. I percorsi per raggiungere Selvapiana passano vicino a diverse cappelle monumentali, costruite tra il 1747 e il 1752 e inserite nella Via Crucis. Lungo il cammino si possono osservare i muri a secco, dietro i quali un tempo crescevano i castagni, e le «marmitte dei giganti», dette anche «culo del diavolo». Una passerella panoramica racconta la storia della buzza di Biasca e, sempre nelle vicinanze, si possono ancora osservare le tracce dei fili a sbalzo, utilizzati per il trasporto del fieno e della legna. Un viaggio nel tempo, tra abitazioni, selve castanili e testimonianze di una comunità vissuta per secoli in equilibrio con il territorio.

Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura di Selvapiana di Ludiano, dello storico Flavio Zappa, pubblicato da Edizioni Fontana.