Quando Marine Le Pen è rientrata in corsa per le presidenziali francesi del prossimo anno, le cose per Jordan Bardella, suo delfino alla guida del partito sovranista Rassemblement national, sono cominciate a precipitare. Non solo perché fino a quel momento il giovane eurodeputato trentenne, forte di un grande seguito su TikTok e interprete di una declinazione poco moderata del messaggio nazionalista, coltivava la speranza di potersi candidare all’Eliseo in un anno elettorale che sembrava giocare a suo favore. Ma anche perché sono emerse le prime frizioni interne. O meglio, si è cominciato a sussurrare che Le Pen, che pure quel giovanotto lo aveva selezionato e formato, in alcuni casi protetto, non volesse più un compagno elettorale così noto, ingombrante, giovane, e il primo a non avere il cognome di casa indissolubilmente legato alla destra estrema francese. Cosa si sia spezzato tra i due non si sa, forse Bardella aveva sperato in modo troppo esplicito che il tribunale che ha fermato Le Pen confermasse la condanna e l’ineleggibilità, e lei se l’è legata al dito; forse Marine Le Pen non vuole ombre, non vuole eredi, non vuole qualcuno che le possa rubare la scena in questo anno elettorale in cui il macronismo non c’è più a farle da argine. Forse la forza divoratrice che è il motore della politica francese si è semplicemente messa in moto. In ogni caso, a Bardella sta andando tutto male.
Le recenti accuse di antisemitismo hanno irrigidito i rapporti tra Bardella e il resto del partito, perché si è aperta una caccia interna a chi potrebbe aver consegnato al sito d’inchiesta «Mediapart» tante conversazioni dell’allora 17.enne militante del Front national. Le parole risalgono al 2013 e, se molti commentatori oggi si dicono inorriditi ma non sorpresi, hanno un po’ ragione e un po’ torto. Inorriditi, certo: quei messaggi sono inquietanti. Sorprendersi, però, ha poco senso. Bardella era poco più che un adolescente e il Front national era allora molto più estremo e antisemita di oggi. Lo sa anche Marine Le Pen che in quell’occasione lo ha difeso. Semmai, è ciò che sta accadendo oggi nel Rassemblement national a raccontare la crescente distanza tra Le Pen e quello che fino a ieri sembrava il suo futuro primo ministro all’Eliseo. Tanto che c’è già un termine per descriverla: «debardellizzazione».
O la nipote oppure me
Parte della questione ha a che fare con la famiglia dell’estremismo di destra francese: Bardella non ne fa parte, una volta era anche una sua forza. Marine ha deciso di riavvicinarsi a Marion Maréchal, la nipote che nel 2022 aveva scelto il polemista Éric Zemmour, leader di Réconquête, contro la zia, eurodeputata e presidente del partito Identité-Libertés, che ha pubblicato quest’anno un libro dal titolo perfetto: Si tu te sens Le Pen e che dopo la morte del nonno e fondatore del Front national Jean-Marie Le Pen ha piano piano riallacciato i rapporti con la famiglia. Si dice che Marine voglia riposizionarla nel suo entourage, e questo è un dispetto nei confronti di Bardella che nel 2024 aveva contrastato la presenza dei «marionisti» nelle liste per le elezioni legislative. Ad agosto, ha scritto il quotidiano di sinistra «Libération», Bardella avrebbe lanciato il suo ultimatum a Le Pen: o la nipote o me. Non si sa che cosa abbia risposto, ma Le Pen si è premurata di rimettere nei gangli principali del partito i suoi vecchi fedelissimi, come a cancellare il passaggio di Bardella.
Poi c’è la questione «Libération»: il quotidiano ha pubblicato storie sulla passione di Bardella per il lusso, per il sangue blu della fidanzata principessa, per il mondo delle élite che il suo partito (e a parole pure lui) detesta e considera responsabile del declino globale. «È attirato da tutto ciò che brilla», ha titolato «Libération» all’inizio di settembre descrivendo «la trasformazione jet-set» del giovane presidente del partito che sogna l’Eliseo. E poiché si è spezzato il patto tra Marine Le Pen e Bardella e c’è un riposizionamento delle squadre dentro al partito proprio come accade in vista degli scontri epocali, ora è aperta anche la caccia alla possibile talpa del Rassemblement national che spiffera brutture su Bardella a «Libération». Di recente è stato lanciato il sito di estrema destra «L’Infiltré» che ha promesso di rivelare l’identità della talpa che parla a «Libération». Poi è arrivato lo scoop di «Mediapart» e il sito ha deciso di attendere. Forse per tenersi la scena, o forse perché la corsa ad affossare Bardella è diventata piuttosto affollata.