Tra dinosauri, draghi ed energie invisibili

by azione azione
16 Settembre 2026

Eleonora Alberti e Andrea Netzer propongono una lettura inedita del Monte San Giorgio, sospesa tra rigore storico, miti popolari e ricerca interiore

Da decenni il Monte San Giorgio viene raccontato come un tesoro paleontologico, un paradiso per gli escursionisti e uno dei paesaggi più preziosi della Svizzera italiana. Ma è possibile leggerlo anche in un altro modo? È la domanda che attraversa il nuovo libro di Eleonora Alberti e Andrea Netzer, una guida decisamente anomala che accosta alla storia, all’arte e alla geologia una dimensione più controversa e sfuggente: quella delle cosiddette energie del luogo.Da un lato troviamo il Monte San Giorgio riconosciuto dall’UNESCO, i fossili triassici, le chiese, le cave di Arzo, i sentieri e le testimonianze di secoli di presenza umana. Dall’altro emergono leggende di draghi e creature fantastiche, luoghi ritenuti energeticamente speciali, percorsi associati ai chakra e misurazioni espresse nella scala Bovis, strumenti interpretativi che appartengono però alla geobiologia e alla radiestesia, ambiti non riconosciuti dalla comunità scientifica e privi di conferme sperimentali condivise.Gli autori non cercano di dimostrare l’esistenza di queste energie né di metterle sullo stesso piano delle evidenze geologiche o storiche. Piuttosto, propongono un’esplorazione del territorio che intreccia dati, simboli, tradizioni, percezioni e immaginario collettivo. Il risultato è un viaggio che procede su due binari paralleli: quello della conoscenza documentata e quello dell’esperienza soggettiva. Un invito a camminare lentamente, a osservare e a interrogarsi sul motivo per cui alcuni luoghi, da sempre, sembrano parlare agli esseri umani più di altri. Ne discutiamo con Eleonora Alberti (EA) e Andrea Netzer (AN).

Il libro non è né una classica guida turistica né un saggio esclusivamente storico-artistico. Quando avete deciso di affiancare alla lettura culturale del territorio una dimensione energetica e spirituale?
EA
: Sin dall’inizio. La montagna incantata nasce proprio dal desiderio di proporre una lettura più ampia e stratificata del Monte San Giorgio. Da storica dell’arte osservo i luoghi attraverso le opere, le architetture e le testimonianze che hanno lasciato nel tempo. Ma il paesaggio non è soltanto ciò che si può documentare: è anche ciò che viene percepito, raccontato e vissuto dalle generazioni che lo hanno abitato. Il Monte San Giorgio, con i suoi fossili, le sue chiese, le leggende e le tradizioni popolari, ci è sembrato il luogo ideale per esercitare questo sguardo più ampio. Abbiamo quindi cercato di mettere in dialogo storia, arte, memoria, mito e dimensione spirituale, senza confonderne i diversi livelli e lasciando al lettore la libertà di costruire il proprio percorso di lettura.

Nel libro il paesaggio sembra diventare quasi uno specchio interiore. In che modo la contemplazione artistica di un luogo e la sua percezione energetica finiscono per coincidere?
EA
: Arte e paesaggio hanno una cosa in comune: chiedono di rallentare e di prestare attenzione. Quando osserviamo davvero un’opera o un luogo entriamo in relazione con essi e smettiamo di considerarli semplici oggetti da guardare. Una montagna, un bosco o una chiesa possono suscitare emozioni, ricordi e stati d’animo difficili da descrivere in termini oggettivi. Per questo la percezione energetica non vuole sostituire la lettura storico-artistica, ma affiancarla. Sono due modi diversi di avvicinarsi allo stesso luogo: uno si concentra sulle tracce concrete lasciate dalla storia, l’altro sull’esperienza personale e sulla capacità del paesaggio di entrare in risonanza con chi lo attraversa.

Parlate di energie del luogo e di riferimenti come le unità Bovis. Di cosa si tratta?
AN
: La scala Bovis è un sistema utilizzato in alcuni ambiti radiestesici per valutare le cosiddette energie sottili dei luoghi. Va detto chiaramente che né la radiestesia né le unità Bovis sono riconosciute dalla scienza come strumenti di misurazione oggettiva. Nel libro le presentiamo quindi come parte di una tradizione culturale ed esperienziale, non come verità dimostrate. Ci interessa soprattutto il fatto che, in culture diverse e lontane tra loro, l’essere umano abbia sempre cercato linguaggi per descrivere il rapporto tra il proprio benessere e l’ambiente che lo circonda. Al di là delle interpretazioni, resta l’esperienza concreta di chi percepisce alcuni luoghi come particolarmente armonici, ispiranti o capaci di favorire raccoglimento e serenità.

Il Monte San Giorgio è famoso per i suoi fossili. Come si passa dalla paleontologia al mito?
EA
: Perché questa montagna ci mette davanti a una profondità temporale che supera la misura umana. I fossili raccontano una realtà documentabile e scientificamente straordinaria; il mito nasce invece quando l’uomo cerca di dare un significato a ciò che lo affascina e lo supera. Il drago, simbolo ricorrente sul Monte San Giorgio, rappresenta proprio questo passaggio dalla realtà materiale all’immaginario. Non è un caso che le montagne abbiano spesso generato racconti di creature misteriose, santi, eremiti o fenomeni prodigiosi. Sul Monte San Giorgio la presenza dei fossili e delle leggende crea un dialogo particolarmente suggestivo tra il mondo della conoscenza e quello della narrazione simbolica.

Quale itinerario consigliereste a chi vuole sperimentare questa doppia lettura del territorio?
AN
: Il percorso verso la vetta è probabilmente il più adatto. Più che raggiungere una meta, suggeriamo di concedersi soste lungo il cammino: davanti a una chiesa, in un punto panoramico o semplicemente in un tratto di bosco particolarmente silenzioso. Non serve alcuna preparazione particolare. Basta fermarsi, osservare e ascoltare. Lungo il percorso si incontrano infatti elementi naturali, storici e spirituali che raccontano le molte anime della montagna. In un’epoca di esperienze sempre più rapide e frammentate, la lentezza può diventare un modo per riscoprire il paesaggio e, forse, anche sé stessi.

Qual è stata la scoperta più inattesa durante la preparazione del libro?
EA
: Mi ha colpito la quantità di storie che si sovrappongono sul Monte San Giorgio. Accanto ai monumenti e ai documenti storici emergono leggende, devozioni, racconti popolari e memorie locali che continuano a vivere nella trasmissione orale. Alla fine la montagna appare come un grande palinsesto in cui geologia, arte, storia e immaginario continuano a dialogare. È stata proprio questa ricchezza di livelli, più che una singola scoperta, a farci vedere il territorio con occhi nuovi e a convincerci che meritasse di essere raccontato nella sua complessità.

Se dovesse riassumere in un’immagine il senso del vostro lavoro, sceglierebbe il dinosauro, il drago o San Giorgio?
EA
: Sceglierei il drago. Il dinosauro rappresenta il tempo profondo della Terra e ciò che la paleontologia ci permette di conoscere attraverso le tracce materiali. San Giorgio rappresenta invece la dimensione culturale, religiosa e simbolica costruita dall’uomo nel corso dei secoli. Il drago sta nel mezzo: appartiene all’immaginario e simboleggia ciò che l’uomo non comprende pienamente, la forza della natura, il mistero e la possibilità di trasformare la paura in consapevolezza. I tre simboli raccontano così tre modi diversi di guardare la stessa montagna. È questa pluralità di sguardi che abbiamo cercato di restituire nel libro, invitando il lettore a esplorare il Monte San Giorgio non soltanto come un luogo da visitare, ma come un luogo da interpretare.