Siccità e guerre: l’inflazione rialza la testa

by azione azione
23 Settembre 2026

Il 2026 è stato finora caratterizzato da una lunga siccità che ha penalizzato le produzioni agricole. Per le patate, ad esempio, si stima un raccolto di sole 333’000 tonnellate quest’anno, il più basso da quando esiste la statistica del raccolto. Rispetto alla media annua svizzera, la perdita è di circa il 20%. Le perdite nelle messi del mais saranno ancora maggiori: si parla di diminuzioni dal 25 al 60%. Per la frutta la situazione è un po’ diversa. Mentre per le mele si prevede una perdita di produzione di circa il 20% (rispetto alla media degli ultimi 5 anni), per le pere si registrerà un aumento. Anche nella produzione di ortaggi si registrerà una perdita che, però, sarà limitata al 5%.

La riduzione della produzione agricola non è che uno dei fattori di rincaro generati dalla siccità. Ancora poco si sa, per esempio, su quanto la siccità di quest’anno farà aumentare i prezzi dell’energia e di altri prodotti importati via Reno. Già oggi, però, l’indice svizzero dei prezzi al consumo risente delle tensioni geopolitiche, in particolare della guerra tra Iran e Stati Uniti e del blocco parziale dello stretto di Hormuz. Dopo una progressiva diminuzione tra settembre 2024 e maggio 2025, quando l’inflazione è scesa fino al – 0,1%, il tasso è risalito allo 0,2% in luglio, per poi tornare allo 0,0% nel novembre 2025. Da lì ha ripreso a crescere, passando dallo 0,1% di febbraio allo 0,6% di aprile 2026, nel pieno delle ostilità tra Washington e Teheran. Dopo una fase di stasi tra maggio e luglio, con un calo allo 0,4%, l’inflazione è risalita allo 0,8% in agosto, anche per effetto della siccità. Insomma, l’aumento dei prezzi in atto dal mese di febbraio di quest’anno può essere attribuito per una metà alle guerre, in particolare alla guerra degli Stati Uniti con l’Iran, e per l’altra alla siccità. Occorre però anche rilevare che l’effetto negativo della siccità sull’indice dei prezzi al consumo ancora non si è esaurito ed è probabile che sia in settembre sia in ottobre si farà ancora sentire con ulteriori aumenti.

Attualmente le previsioni congiunturali danno, per il 2026, un tasso di inflazione ancora pari allo 0,6%. È però probabile che la prossima revisione delle stesse farà salire il rincaro per l’anno in corso fino all’1%. L’inflazione sta dunque rialzando la testa. Per gli specialisti della congiuntura non si tratta però di una crescita importante. Essi cominciano a preoccuparsi solo quando l’inflazione supera il 2%. Per le famiglie, invece, anche un aumento dell’1% dei prezzi può essere inquietante specie se non è accompagnato da un aumento almeno pari degli stipendi e dei salari. Tanto più che per il prossimo futuro si attendono revisioni verso l’alto delle tariffe dei servizi pubblici e degli affitti. Le FFS hanno già annunciato per il 2027 un aumento medio dei prezzi dei loro biglietti e abbonamenti pari al 3,6%. Anche i biglietti e gli abbonamenti del bus diventeranno più cari. La Posta aumenterà il prezzo dei francobolli, a partire dal primo gennaio del prossimo anno, del 16%. A questi aumenti si aggiungeranno i soliti aumenti dei premi della cassa malati: ci si aspetta un incremento dal 3,7 al 5%. Anche gli affitti potrebbero crescere perché i tassi ipotecari stano salendo.

L’aumento relativo degli affitti, specie per le nuove costruzioni, potrebbe essere abbastanza tosto. Per fortuna si attende per il prossimo anno, a livello nazionale, un ribasso delle tariffe per la corrente elettrica pari in media al 4%. Le Aziende Industriali di Lugano, però, non vi si adegueranno, il che significa che i loro abbonati continueranno a pagare le medesime tariffe di oggi per il loro consumo di energia. Azienda Multiservizi di Bellinzona ha invece annunciato che ridurrà le sue tariffe di circa il 5%. I sindacati hanno di recente rivendicato un aumento dei salari dell’ordine dell’1,5%. Difficilmente lo otterranno. Di conseguenza è molto probabile che, per effetto degli aumenti di prezzi e tariffe appena elencati, nel 2027 potere di acquisto e consumi ristagneranno. Si tratta di una conclusione frustrante. Frustrante soprattutto perché è dovuta non a decisioni o errori dei nostri imprenditori e dei nostri lavoratori, ma a eventi esterni come le guerre e il cambiamento climatico sui quali i nostri agenti economici non possono influire, a breve termine in nessun modo, neanche restando neutrali. Solo i pensionati possono rallegrarsi un po’: a dicembre riceveranno per la prima volta la tredicesima AVS.