Agricoltura svizzera tra mercato e clima

by azione azione
9 Settembre 2026

Se c’è un settore della nostra economia che ha fatto parlare di sé nel corso di questa estate è l’agricoltura. In giugno la lobby dei contadini è riuscita a far respingere in Consiglio nazionale l’accordo Mercosur, con il quale venivano liberalizzati gli scambi con Paesi sudamericani come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e il Paraguay. Tra luglio e agosto i contadini si sono poi fatti sentire perché volevano misure atte a compensare le perdite che stanno subendo e subiranno per il lungo periodo di siccità dovuto al cambiamento climatico.

Quelle misure compensative

L’accordo Mercosur-AELS (di cui fa parte anche la Svizzera) mira a creare una vasta zona di libero scambio tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay da un lato, e Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein dall’altro. In autunno il Consiglio degli Stati sarà chiamato a esprimersi sull’intesa. La bocciatura in Consiglio nazionale è stata resa possibile grazie a un’alleanza tra UDC, Verdi e Socialdemocratici. L’opposizione all’accordo non è di principio. L’idea di creare un ampio mercato libero da barriere doganali raccoglie infatti consensi. I critici temono però che l’intesa possa penalizzare l’agricoltura svizzera e chiedono misure compensative da parte del Consiglio federale: complessivamente 880 milioni di franchi da versare agli agricoltori nell’arco di otto anni. In Consiglio nazionale l’accordo Mercosur è stato respinto proprio perché questa proposta non è stata accettata. In sé, l’idea di compensare gli agricoltori esposti alla concorrenza del libero scambio è ragionevole. Il problema è l’entità dell’importo richiesto. Attualmente la Svizzera importa prodotti alimentari dal Sudamerica per un valore compreso tra 600 e 800 milioni di franchi all’anno. Se l’accordo entrasse in vigore, queste importazioni aumenterebbero verosimilmente in misura significativa. Gli 880 milioni richiesti possono quindi essere letti come una sorta di dazio indiretto sui prodotti agricoli provenienti dai Paesi sudamericani firmatari dell’accordo. Se, per esempio, le importazioni passassero da 800 milioni a poco più di un miliardo di franchi all’anno, i 110 milioni annui di compensazioni equivarrebbero a un prelievo superiore al 10%. Se l’aumento delle importazioni fosse inferiore, l’incidenza sarebbe ancora maggiore. A quel punto ci si può chiedere che fine farebbero i vantaggi del libero scambio. In quest’ottica, l’importo compensativo richiesto appare eccessivo.

Caldo eccezionale

Veniamo ora al cambiamento climatico. Il caldo eccezionale di fine primavera e dei mesi estivi di quest’anno si sta ripercuotendo in modo negativo sulla produzione agricola, sia sui risultati dell’allevamento che su quelli delle coltivazioni. I rappresentanti del settore agricolo non hanno perso tempo a segnalare le possibili perdite e a invocare misure di sostegno da parte dello Stato. Il destinatario di queste richieste, il consigliere federale Albert Rösti, ha fatto per un certo tempo orecchio da mercante sperando forse che qualche acquazzone di mezza estate mettesse fine alla siccità. Verso la fine di agosto, in una conferenza stampa, si è poi deciso a dire la sua. Intanto precisando sin dall’inizio che, in materia di cambiamento climatico, il Consiglio federale ha sempre preso le cose sul serio. Per quel riguarda le richieste di favorire la realizzazione di impianti di climatizzazione nelle scuole, negli ospedali e nelle case di riposo, Rösti ha spiegato che misure del genere non sono di competenza del Consiglio federale. Secondo lui, comunque, occorrerà definire, in un documento da preparare entro fine ottobre, anche quanto il Governo federale può fare per proteggere la salute dei cittadini minacciati da queste ondate di caldo.

Se sulle cose da intraprendere, in generale, Rösti è rimasto sulle sue, egli è apparso più aperto verso le rivendicazioni dei contadini. Così si è appreso che il Consiglio federale metterà a disposizione 54 milioni in un fondo destinato a concedere crediti ai contadini in crisi di liquidità. Contemporaneamente il nostro Governo ha deciso di ritornare sulla decisione, presa a suo tempo dal Parlamento nell’ambito del dibattito sulle possibilità di risparmio, di sopprimere i contributi di 17,5 milioni annuali per facilitare l’adattamento dei boschi al cambiamento climatico. Questi aiuti non sembrano particolarmente elevati se rapportati ai danni subiti dal settore agricolo: secondo l’Unione svizzera dei contadini, il caldo è costato agli agricoltori oltre 500 milioni di franchi.