Gentile professoressa,
sono una studentessa di 18 anni alle prese con un problema insolubile. Non ho mai avuto corteggiatori ma ora nello stesso momento si sono fatti avanti due pretendenti circa della stessa età: 23 e 24 anni. Tommaso è di famiglia benestante e destinato a fare il commercialista. Non è proprio bello ma è alto e sportivo, gira in Mercedes, è vestito alla moda e mi invita per aperitivi nei migliori locali, dove incontriamo i suoi amici e conoscenti. Con lui il dialogo è sciolto, divertente, spiritoso ma, a dire il vero, anche un po’ superficiale.
Al contrario Luca, che ha già terminato gli studi, porta con disinvoltura una zazzera incolta, un abbigliamento approssimativo, una vivacità coinvolgente. È un fotografo indipendente che propone immagini della realtà e degli avvenimenti cittadini alla stampa locale. È un viaggiatore del mondo, capace di entrare in contatto con le persone più diverse. Mi affascina per il suo stile, così fuori dagli schemi, e perché mi trasmette un senso di libertà. Per un verso o per l’altro mi piacciono tutti e due. So di dover scegliere ma non ci riesco. Più mi sforzo, più mi sento bloccata. Non so come gestire una decisione che non riesco a prendere. Forse perché, ora me ne rendo conto, sono sempre stata guidata da mia mamma che, in un modo o nell’altro, ha sempre influenzato le mie decisioni. Le confesso che non dormo la notte e mi confido solo con l’amica del cuore che, per quanto sia partecipe del mio turbamento, non può decidere per me, il problema è mio e devo risolverlo io . Ma come? Mi aiuti, la prego. / Mara
Cara Mara,
il tuo non è un problema insolubile, ma una domanda importante su come diventare autonoma nelle scelte affettive. Stai sperimentando simultaneamente due promesse di vita: una promessa di sicurezza sociale con Tommaso e una promessa di scoperta e relazione più intensa con Luca, entrambe sensate. Occorre capire quale di queste promesse risuona con ciò che desideri costruire ora e, soprattutto, quale ti aiuta a crescere.
Osserva la qualità del tempo trascorso: se, dopo un incontro, senti di aver perso te stessa, di aver recitato, è un segnale che la relazione non lascia spazio alla costruzione della tua identità, mentre se torni a casa con curiosità, energia e pensieri tuoi è un buon segno.
Le serate mondane mostrano lo stile, la quotidianità rivela il valore. Chiediti con chi puoi parlare dei tuoi progetti e chi ascolta senza bisogno di compiacerti: la continuità emotiva e l’affidabilità sono fondamentali nella fiducia affettiva.
Quanto a tua madre, Erikson ci ricorda che scegliere è prendere possesso del proprio Sé, sottrarsi ai desideri altrui. Comunque non sentirti obbligata a una decisione definitiva. A diciotto anni molte relazioni servono innanzitutto a capire sé stessi, a sperimentare la propria identità, a definire i propri gusti. La libertà affettiva si costruisce con piccoli atti di autonomia quotidiana e ogni scelta, anche imperfetta, insegna qualcosa.
Le relazioni non sono gare di perfezione ma pratiche dove si impara a conoscere l’altro e se stessi. Potresti infatti decidere di non scegliere né l’uno né l’altro corteggiatore ma attendere una nuova, inedita, possibilità, una terza persona che incarni il sogno d’amore. L’innamoramento si contraddistigue da altri sentimenti perché si prova per un oggetto unico, incomparabile, insostituibile. Sarà poi il tempo a relativizzare lo slancio iniziale ma viverlo ci fa sentire capaci di scrivere, per quanto possibile, la nostra storia. In ogni caso tieni conto che le scelte non sono mai gratuite: comportano la perdita di altre possibilità, di differenti percorsi esistenziali. Tuttavia una vita senza scelte equivale a una morte a piccole dosi.
Con fiducia nelle tue capacità attuali ti invio affettuosi auguri per il futuro.