Nonostante tutto riesce ad ammaliare (quasi) tutti

by azione azione
1 Luglio 2026

Il giorno dopo l’apertura della Coppa del Mondo di calcio, la «Gazzetta dello Sport» ha dedicato tutta la parte centrale della prima pagina alle dimissioni di Damien Comolli da Amministratore Delegato della Juventus. Il resto? Spazio a Kimi Antonelli, che con il suo nome da predestinato e i suoi quattro successi consecutivi in Formula 1, nella scala di popolarità fra gli sportivi della penisola è diventato il rivale di Jannik Sinner, assente dalla copertina poiché in infermeria. Infine, un riquadro per l’Olimpia Milano, che ha raggiunto Venezia nella finale scudetto di pallacanestro.

E la Coppa del Mondo? Una foto del messicano Jimenez mentre infila la rete del 2 a 0 al Sudafrica. E un titolo: Messico e nuvole che mi riporta più alla coppia Conte-Jannacci che non a quella formata da Messi e Ronaldo. Toh, mi son detto, bravi, hanno colto l’imbarazzante approccio al Mondiale e, in uno slancio deontologico, lo boicottano. O, per lo meno, provano ad attribuirgli un profilo basso. Che sbadato! Mi ero già scordato dello sgambetto fatto agli Azzurri dalla Bosnia, quella Bosnia che nel lussuosissimo catino di Los Angeles ha tentato invano di arginare la superiorità della nostra Nazionale.

Sono un ingenuo. Pensavo che un Mondiale disputato in Usa, Canada e Messico fosse di per sé motivo di scandalo. Il muro di Tijuana, l’America che ha mire sul Canada, il presidente della FIFA Gianni Infantino che attribuisce a Donald Trump uno squallido surrogato di Nobel per la pace, il caso Embolo, la rispedizione a casa dell’arbitro somalo Omar Artan, l’accesso negato al presidente della Federazione palestinese Jibril Rajoub e ad altri potenziali protagonisti, le difficoltà create alla delegazione iraniana (tra una promessa di pace e un’incursione aerea), la perquisizione con i cani da droga al team uzbeko diretto da Fabio Cannavaro… ecco, pensavo che tutto ciò fosse più che sufficiente per dichiarare lo sciopero del tifo.

In vacanza, in un contesto in cui non ho accesso alla TV, avendo inoltre appurato che la RAI non avrebbe trasmesso la partita inaugurale della nostra Nazionale contro il Qatar, mi ero messo il cuore in pace. Le circostanze mi consentivano di fare il duro. Poi, con l’avvicinarsi dell’evento, ho cominciato ad andare in fibrillazione. Le ho provate tutte pur di vedere i ragazzi di Murat alle prese con i ricchi Qatarioti. Ce l’ho fatta, su uno smartphone dallo schermo 12 x 6. E mi sono persino arrabbiato per l’esito assurdo di una sfida che la Svizzera avrebbe potuto e dovuto vincere agevolmente. È la magia del calcio, mi sono detto (concordo col collega Aldo Cazzullo, vedi pag.19). È la sua capacità di spegnere i cervelli e di accendere cuore e nervi.

Mi era già capitato quattro anni fa proprio in Qatar. Dopo pochi giorni di sciopero dello zelo, avevo ceduto al debutto rossocrociato contro il Camerun, e mi ero commosso per la mancata esultanza di Breel Embolo dopo la rete segnata al suo Paese d’origine. Da quel momento, fino alla spettacolare e funambolica finale vinta dall’Argentina di Leo Messi sulla Francia di Kylian Mbappé, era stato un travolgente crescendo di coinvolgimento emotivo.

Accadrà così anche per questa edizione diffusa. Lo scrivo con rammarico, con la consapevolezza che ciò che è accaduto ai margini della manifestazione è molto grave, ma anche con l’attenuante che mi è concessa dal fatto di non essere un giornalista d’inchiesta. Li ammiro moltissimo, questi colleghi che vanno a ravanare nelle pieghe di un evento con l’obiettivo di portarne allo scoperto tutte le derive. Ci avevo provato, molto timidamente, nel 2014 in occasione dei Giochi Olimpici di Sochi, che mi parevano torbidi sin dalla loro attribuzione da parte del CIO. Lo slancio era durato pochissimo. Il tempo di portare a casa la prima medaglia svizzera ed essere invischiato in quella melassa dalla quale è quasi impossibile liberarsi.

Mi consola, ma poco, che anche la «Gazzetta dello Sport» stia giorno dopo giorno cedendo alla logica perversa della Coppa del Mondo. Notizie e indiscrezioni di mercato non mancano sulla rosea, tuttavia sempre più affiorano foto, dichiarazioni, commenti, analisi e interviste ai protagonisti delle notti dei Mondiali. I bilanci si faranno la sera del 19 luglio. Solo allora sapremo chi se la riderà. E solo allora, una volta smaltita la sbornia di gol e di retorica, riaffioreranno i volti di chi, questa edizione della Coppa del Mondo, non ha neppure potuto godersela.